L’ex deposito carburanti della Montezemolo è diventato un tristo campo di battaglia

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Da quando l’ex deposito carburanti della Caserma Montezemolo è diventato patrimonio della nostra città, l’amministrazione ha annunciato la nascita del secondo polo cittadino.

Gli architetti di Cuneo si dichiaravano gratificati perché la Montezemolo era stata scelta come oggetto di un concorso europeo sulla rigenerazione di luoghi abbandonati e chi ha visto gli elaborati dei sei progettisti segnalati in fase di concorso, ha sognato di poter passeggiare nel verde e andare in bicicletta dal parco Stura al parco Gesso, in tutta sicurezza.

I quattro quartieri cittadini che gravitano sulla zona, si sono augurati un utilizzo giornaliero con attività artigianali e servizi per tutta la città e una funzione culturale-turistica mirata al collegamento con le nostre vallate.

I giovani che hanno risposto ai questionari degli studenti liceali, hanno pensato di trovarvi luoghi accessibili per lo studio e lo svago.

Le associazioni ambientaliste si sono offerte di lavorare alla valutazione del verde che nell’ex deposito carburanti è cresciuto negli anni spontaneo e protetto, consapevoli che oltre quel muro, ci sono alberi preziosi per qualità ma, soprattutto, nell’ età giusta per dare all’ aria cittadina quel beneficio che piante più giovani non possono dare.

Tutto questo ieri, perché oggi di tutto quel parlare, proporre, dichiarare non è rimasto nulla e l’ex deposito carburanti della Montezemolo è diventato un tristo campo di battaglia.

Parliamo della contesa fra il sindaco e l’assessore alla rigenerazione urbana che si disputano quello spazio verde a suon di piastre da 10000 m² per eventi e avveniristici auditorium da 1500 persone, senza badare ad un rapporto costi-benefici e senza prendere in considerazione le criticità di tali scelte segnalate dallo studio preliminare da loro stessi commissionato. Una battaglia che ha come vittime il verde che verrà salvato se non interferirà con i piani del vittorioso, ma anche i principi ispiratori dell’Europan, le considerazioni dei quartieri e i questionari dei liceali.

Alla fine, a chiudere la contesa, a proclamare il vincente, arriva la decisione della giunta comunale con una delibera di poche parole: si farà la mega piastra abbattendo il fabbricato più grande, il muro di cinta su corso Francia verrà arretrato e uno dei fabbricati resterà all’esterno del muro.

Nessuna parola, nella delibera di giunta, sul destino dell’edificio più piccolo, verso via Bodina, nessun accenno concreto sulle funzioni da assegnare all’edificio su corso Francia, nessun accenno al destino del verde.

Tutto lasciato al buon cuore dei progettisti ed alle prossime battaglie comunali.

La montagna amministrativa ha partorito uno smarrito topolino.

ASSOCIAZIONE DI PIAZZA IN PIAZZA

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