Le osservazioni di Pro Natura e Legambiente sul biodigestore della provincia di Cuneo

Le scriventi Associazioni Legambiente Circolo di Cuneo e Pro Natura Cuneo, esaminati i documenti relativi al progetto di cui all’oggetto, osservano quanto segue...

Il progetto in questione di fatto elimina l’attuale impianto produzione di Compost, che verrebbe, si legge nella relazione, comunque prodotto in maggiore quantità a valle dell’impianto di digestione anaerobica (DA) utilizzando il digestato miscelato con una congrua quantità di scarti lignocellulosici.

Tale incremento di produzione è legato ovviamente al fatto che l’impianto previsto di DA  tratterà quantitativi decisamente superiori di FORSU rispetto a quelli attuali.

         Anche su questa base viene giustificata la validità del processo proposto, omettendo però di precisare che la stessa quantità di FORSU in ingresso, se compostata direttamente, produrrebbe più compost di qualità (le rese secondo dati reperiti in letteratura sarebbero rispettivamente, a partire da 100 Kg di FORSU, di 25-35 Kg di compost dal trattamento anaerobico e 35-40 dal compostaggio diretto). Senza contare le maggiori criticità legate ad un processo più complesso rispetto al semplice compostaggio, ad es. la gestione corretta della frazione liquida e gassosa (sottoprodotti) del DA., il controllo della potenziale carica batterica patogena (clostridi) nel digestato. La ragione principale della diversa resa sta nel fatto che parte del Carbonio nel processo di DA va ovviamente a produrre biometano; il bilancio di massa del progetto omette queste importanti precisazioni (anzi tende a dimostrare erroneamente che il compostaggio diretto produrrebbe più emissioni di CO2!). Importanti secondo noi in quanto oggi è di capitale importanza, alla luce dei cambiamenti climatici e delle azioni tese a contrastarli, considerare la funzione del suolo quale fondamentale serbatoio di Carbonio, in grado quindi di sottrarre CO2 all’atmosfera nell’ambito del ciclo del Carbonio; e un buon compost di qualità (migliore secondo noi se prodotto in modo corretto direttamente da FORSU) sarebbe molto importante nel ripristinare la sostanza organica del suolo, oggi invece sempre più deficitario in tal senso a causa di sovra ed errato sfruttamento. Vero è che il biometano prodotto andrebbe a sostituire quello di origine fossile, ma questa positività non compensa il depauperamento del suolo come detto.

 

         Ci si chiede se le maggiori quantità di FORSU (35 000 t/anno al digestore e 10 000 t/anno aggiuntive per la fase di compostaggio) previste in ingresso possano essere effettivamente reperite in ambito provinciale con la sola raccolta differenziata, stante l’attuale deficit; tassativamente andrà comunque evitata la penalizzazione dell’autocompostaggio, che anzi dovrebbe essere ulteriormente incentivato, come peraltro indicato anche nel Piano regionale rifiuti. L’incentivazione di tale pratica su piccola scala (domestico/condominiale/di quartiere) è molto importante al fine di ridurre la quantità totale della frazione organica da trattare in grandi impianti; del resto il compostaggio domestico rientra appieno nelle politiche di prevenzione, in testa alla scala di priorità nella gestione dei rifiuti, che considera il recupero di materia prima di quello energetico: concetto ribadito chiaramente anche nel Piano Regionale: “avvio a recupero energetico solo delle frazioni di rifiuto per le quali non è tecnicamente ed economicamente possibile il recupero di materia”.

Ad oggi, va ancora ricordato, non è stata incentivata/sviluppata a sufficienza la pratica del compostaggio di comunità, peraltro prevista sempre dalle buone pratiche di gestione rifiuti.

         Né è stata valutata/praticata la possibilità di decentrare la produzione di compost in impianti di dimensioni minori in grado di gestire meglio e con modalità meno energivore il processo di digestione aerobica, distribuiti sul territorio  e lontani da centri abitati, con ciò riducendo il problema delle emissioni maleodoranti dall’attuale impianto centralizzato (una delle motivazioni ufficiali addotte a favore della proposta attuale), nonché le percorrenze dei mezzi di raccolta della frazione organica e di recupero/distribuzione compost.

O ancora la possibilità, peraltro non così scontata, ma comunque da perseguire, della effettiva riduzione della produzione di FORSU anche con l’eliminazione o quanto meno la riduzione dei notevoli sprechi alimentari.

 

         Insomma, sarebbe stata necessaria a nostro avviso un’analisi molto più dettagliata dei costi/benefici in termini ambientali (LCA, impronta di Carbonio, …)

Predominano invece le considerazioni di carattere economico (leggasi incentivi), che come si sa non sempre sono in linea con quelle di carattere ambientale. E va risottolineata ancora la dicotomia fra gli obiettivi della gestione dei rifiuti che mette da un lato correttamente al primo posto il recupero di materia ma dall’altro incentiva di fatto la produzione di energia (a scapito proprio della materia).

 

Altra considerazione secondo noi non corretta: l’affermazione che si ridurrà il traffico di automezzi, in quanto verranno eliminate le linee di selezione carta e plastica (aree D ed E); ma queste linee dovranno pur essere ricollocate altrove e con esse il relativo traffico; il risultato finale sarà in realtà un incremento complessivo del traffico.

In conclusione si chiede di:

- rivedere l’analisi costi/benefici in termini ambientali alla luce anche delle possibili alternative

- valutare meglio la disponibilità della materia prima in ingresso al DA, anche al fine di non penalizzare la pratica dell’autocompostaggio (che va anzi incentivata) ed evitare assolutamente il ricorso all’approvvigionamento di FORSU da territori extraprovincia e di altre tipologie di rifiuti organici (cosa che peraltro inficerebbe il beneficio dei maggiori incentivi legati al trattamento della FORSU)

- valutare attentamente la qualità dell’ammendante compostato prodotto e la sua possibile corretta valorizzazione anche commerciale

- non precludere la possibilità futura di utilizzo del biometano nell’ambito di comunità energetiche locali (iniziative che stanno decollando proprio sul territorio piemontese grazie ad una recente norma in materia).

- qualora si ritenga essenziale dar corso alla realizzazione del progetto, come presentato, con materiale proveniente da tutto il territorio provinciale, forse sarebbe opportuno cercare una localizzazione per l’impianto più centrale, onde ridurre i chilometri richiesti per i mezzi di trasporto.

 

Legambiente Circolo di Cuneo

il presidente Bruno Piacenza

Pro Natura Cuneo

Il presidente Domenico Sanino

 

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