ASTI: Alla scoperta dei piccoli produttori locali ed equo-solidali

Calendario
Altritasti
Data
Sab 12 Dic 2020 09:00 - 19:30

Descrizione

Dopo un intenso periodo dedicato ai piccoli produttori locali con una serie di giornate dedicate, a dicembre la cooperativa Della Rava e della Fava torna a promuovere i presidi biologici Slow Food: sabato 5 e 12 dicembre, al NaturaSì di piazza Torino, si potrà conoscere da vicino 'La pesca nel sacchetto' ed il 'fagiolo zolfino'.

Nella Bottega di via Cavour proseguono le giornate dedicate alle filiere altromercato che contribuiscono alla realizzazione dei prodotti natalizi: sabato 5 dicembre sarà protagonista l'organizzazione Prokritee del Bangladesh produttrice della carta seta utilizzata per confezionamento dei panettoni.

Sabato 12 dicembre per 'Aspettando Natale' alla Bottega Rava e Fava di via Cavour 83 in Asti sarà ospite la Cooperativa sociale LaAli di Costigliole d'Asti che presenterà la propria produzione artigianale di biscotti.
Le nocciole  prodotte  da questa cooperativa diventano  l'ingrediente principale della propria produzione dolciaria: fiori di nocciola, i turcet alla costigliolese o con farina di mais e gocce di  cioccolato, i quadrotti con cannella ed il croccantino di nocciole tostate e polvere di cacao.
Dal motto: "Ripartiamo dalla terra', la cooperativa sociale Le Ali ha saputo creare in questi anni una produzione di qualità autenticamente artigianale. Sono biscotti fatti a mano in tutte le fasi della produzione, compreso il confezionamento.
La mission principale è quella di creare occasioni di lavoro dignitoso soprattutto per persone con fragilità ed il laboratorio artigianale è una risposta concreta a questo bisogno.
Le confezioni di questi biscotti sono un'ottima proposta per i regali e da inserire nelle ceste natalizie.
LeAli fa parte attiva del progetto 'Solidale Locale' avviato sul nostro territorio dalla Cooperativa Della Rava e Della Fava.

Sabato 12 novembre nel NaturaSì di piazza Porta Torino 14 in Asti proseguono gli appuntamemti dedicati ai presidi slow food biologici, con una giornata dedicata al fagiolo zolfino.
Detto anche fagiolo del cento (perché seminato il centesimo giorno dell’anno) o fagiolo burrino, lo zolfino è piccolo, globoso, giallo con una macchia oculare più chiara. Si coltiva da sempre tra l’Arno e il Pratomagno, in provincia di Arezzo: a 250, 300 metri ma anche più in alto, fino a 600 metri. Ama i terreni poveri e non sopravvive in pianura, perché il suo apparato radicale – estremamente superficiale – non tollera il minimo ristagno d’acqua. Si semina generalmente in aprile, spesso sulle terrazze sotto gli olivi, in modo che l’acqua scivoli via, tra le pietre dei muretti a secco.
Nonostante la buccia sottile, i fagioli zolfini reggono la cottura molto bene (tre, quattro ore e oltre). Quando sono cotti, sono densi e cremosi e si sciolgono in bocca come burro. Si gustano lessi, conditi con un filo di extravergine (meglio se forte, intenso, fruttato) e adagiati su fette di pane toscano abbrustolito.
Nelle famiglie usava – e usa ancora – cuocerli per una notte intera nel fiasco o in un tegame sistemato nel forno a legna, dopo aver sfornato il pane. Gli avanzi, il giorno dopo, sono perfetti per la ribollita.
L'Associazione Produttori Fagiolo Zolfino raduna 11 agricoltori che seguono il metodo biologico ed un rigoroso disciplinare di produzione.

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