Greta a Torino. I Fridays for Future se la prendono (anche) con il giornalismo ambientale

Venerdì 13 dicembre Greta Thunberg è apparsa per la prima volta a Torino. Pochi giorni prima aveva annunciato che il capoluogo piemontese era sulla strada del ritorno e che si sarebbe così unita alle manifestazioni per il clima che il gruppo torinese dei Friday For Future organizza ogni venerdì...

Davanti a lei 5 mila persone, dicono i dati. Il suo discorso integrale lo potete leggere su molte testate. Ad esempio su Lifegate: https://www.lifegate.it/persone/news/discorso-greta-thunberg-torino

Greta è apparsa stanca, delusa dalla Cop25, ma decisa. Il suo è stato un appello alla speranza, un invito all’azione, dal momento che mancano pochi giorni all’inizio dell’ultimo decennio utile per fare qualcosa in termini di adattamento al clima che cambia.

In questo articolo però non parliamo di Greta. Perché, come sostenuto dagli attivisti del Fridays For Future, il movimento non deve nascondersi dietro ai personalismi (in ogni caso basta ascoltare i discorsi di Greta per rendersi conto di quanto questi siano privi di personalismi). In questo articolo diamo invece voce al discorso pronunciato da un’attivista (non cito il nome perché non si è presentata, dando dimostrazione della mancanza di personalismo di cui sopra), attivista che se l’è presa con il sistema mediatico, colpevole di ignorare la crisi climatica in corso declassandola – quando va bene – a capricci del meteo o con epiteti del tipo “meteo impazzito”.

Ora vorrei rivolgere un appello a tutti i giornalisti.

Da quando è iniziata la storia del nostro movimento, in tutto il mondo abbiamo iniziato a fare manifestazioni di massa che hanno avuto un impatto incredibile. Ma queste hanno ricevuto scarsissima attenzione da parte vostra.

Oggi invece siete tutte e tutti qua, smaniosi di racimolare un’intervista, una dichiarazione o una foto sfocata di Greta, solo perché è stata dichiarata la persona dell’anno.

Nel nostro movimento ci sono decine di attivisti e attiviste, che si impegnano ogni giorno, lavorando con passione, per fermare la distruzione di questo pianeta e delle nostre società. Tutti e tutte competenti e pieni di idee. Ma le loro parole non vi interessano: noi, per voi, siamo solo i “ragazzi di Greta”.

Perché siete frutto di questa società che valorizza solo l’immagine e la fama invece che i contenuti.

Il 23 novembre eravamo sotto la sede di uno dei vostri giornali. E questa è la lettera che vi abbiamo rivolto. Le nostre richieste sono rimaste inascoltate. E oggi ve le ripetiamo:

Care redazioni, cari giornalisti e giornaliste, siamo qua oggi per dirvi che state facendo un pessimo lavoro. Questo non è il momento di concentrarsi su ciò che si può e non si può dire. Questo è il momento di parlare chiaramente: ed è per questo che ve lo gridiamo senza mezzi termini. Voi non state facendo il vostro lavoro.

Compito del giornalismo in questa crisi è fondamentale quanto chiaro: dire la verità! Dovete dire la verità! Conoscere la verità è un diritto delle persone. Raccontare la verità è dovere dei media.

Come possiamo pensare di raggiungere i nostri obiettivi, necessari per la sopravvivenza di tutti gli ecosistemi e le specie viventi – compresa la nostra – se la maggior parte delle persone neppure sa che ci troviamo nel bel mezzo di un’emergenza.

Nelle ultime settimane, abbiamo assistito a fenomeni meteorologici devastanti, estremamente vicini nel tempo e nello spazio. Le principali testate italiane, però, titolavano “Allarme maltempo”, “Torino-Savona: crolla un ponte per il maltempo”.

Ebbene, questo non è maltempo: è EMERGENZA CLIMATICA!

E’ necessario parlare di crisi climatica come se si parlasse di una crisi economica o di una crisi di governo, di una guerra o di un’economia.

Quando ero bambina non sentivo parlare d’altro di crisi economica: ne ho sentito parlare così tanto che pensavo che nient’altro nel mondo dei grandi potesse avere senso. A questa grande crisi economica non sapevo nemmeno dare un volto. Le notizie erano dappertutto.

Come è possibile che la crisi climatica non riceva altrettanta attenzione? Come può essere che una crisi che mina le basi stesse della democrazia e della vita su questo pianeta venga ignorata e declassificata come maltempo?

Dite che nulla nella vita è bianco o nero. Ma questa è una bugia. Una pericolosissima bugia. O parliamo della crisi climatica con l’urgenza necessaria o non lo facciamo. O informiamo le persone della crisi in cui ci troviamo o non lo facciamo. E voi non lo state facendo.

Vogliamo la crisi climatica in prima pagina e la vogliamo ADESSO!

 

Articolo tratto da ENVI.INFO: https://www.envi.info/blog/2019/12/18/greta-a-torino-i-fridays-for-future-se-la-prendono-anche-con-il-giornalismo-ambientale/

Commenti  

0 #1 gianfranco monaca 2020-01-15 04:17
il movimento monastico europeo del v secolo (san Benedetto) è nato dall'urgenza di motivare un modello di vita alternativo a quello del Basso Impero ormai al tramonto. In questo passaggio epocale bisogna elaborare un nuovo modello di vita monastica secolarizzata (decrescere per crescere, o crescere decresendo) da cui nascerà un nuovo tipo umano. Certo non sarà senza traumi. I cataclismi sono reali, ma non li percepiamo a causa della loro lentezza (la "deriva dei continenti" è tuttora in corso anche se non ce ne accorgiamo).
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