La memoria e la lungimiranza

di Vittoria Brancaccio, Presidente nazionale di Agriturist/Confagricoltura.
ImageSono molti e di notevole spessore i segnali che il mondo agricolo, locale e nazionale, stanno inviando alla nostra proposta per lo “Stop al Consumo di Territorio”. In ordine sparso, ci piace ricordare l’adesione di Giorgio Ferrero (past President della Coldiretti piemontese), che sarà con noi negli incontri/assemblee di Asti e di Alba, dell’Asci piemontese (Associazione di Solidarietà alla campagna italiana), dell’ARI nazionale (Associazione Rurale Italiana) e di decine di agricoltori di ogni angolo d’Italia.
E ci piace offrire ai nostri lettori questo splendido contributo della presidentessa degli operatori agrituristici italiani aderenti a Confagricoltura: dunque la terra odora ancora di futuro …

L’uomo è diventato “sapiens” quando, trovatosi per caso fuori dalla fitta boscaglia equatoriale e per la prima volta nella sconfinata vastità della savana, ha avuto la necessità vitale di assumere la posizione eretta e di scrutare orizzonti più vasti. In questo sguardo “al di là della siepe”, costretto ad alzare lo sguardo al cielo, a introiettare il significato di orizzonte, a leggere l’evoluzione del tempo meteorologico e ad orientarsi con le stelle, si è allontanato dalla dimensione più istintiva per raggiungere livelli crescenti di sviluppo intellettuale e competenze manuali. Per arrivare all’estrema raffinatezza delle arti e alle emozioni che gli “infiniti silenzi” dei nostri paesaggi interiori suscitano nell’uomo moderno e che, uniti alla capacità di sognare e di formulare pensiero astratto, hanno determinato l’evoluzione della nostra società ...

Il salto dall’animale all’uomo è stato, dunque, compiuto grazie alla capacità di guardare lontano.
E la lungimiranza è stata per secoli la caratteristica degli agricoltori.
Capacità che nei tempi di crisi, e nel nostro mondo in affanno, viene accantonata per risolvere le emergenze più impellenti.
Il nostro Governo, in una intervista alla giornalista Barbara Spinelli de “La Stampa” dichiara , a proposito della richiesta italiana di poter agire in deroga dagli obiettivi di Lisbona 2010, che è “assurdo parlare di clima quando c’è la crisi, come se uno con la polmonite pensasse a rifarsi la messa in piega”.
Ed è la stessa visione “pragmatica” che porta ad affermare che la crisi è solo psicologica ed è anticonsumista.

Anche l’opposizione, storicamente, sembra continuare ad inseguire il concetto (contemporaneamente marxista e keynesiano) della inesauribilità delle risorse e della capacità dei sistemi economici di autoregolamentarsi.
Oltretutto c’è la sensazione irrealistica che ci sia ancora un sufficiente tempo a disposizione per porre rimedio alla questione ambientale, sia essa quella climatica o quella dell‘abnorme consumo di suolo agricolo nel nostro paese, come illustrato dal direttore di Agriturist sul primo numero del nuovo Mondo Agricolo.
La richiesta di attenzione di Agriturist al problema, da parte della Presidenza del Consiglio e dei Ministri competenti, è a tutt’oggi rimasta senza risposta.
Ma tempo non ce ne è più, se è vero che già oggi gli effetti sul clima, da autorevoli fonti, vengono ritenuti allarmanti e nel nostro paese scompaiono circa 600 ha di terreno agrario al giorno.

Agriturist ha scelto come tema prioritario quello che ha considerato più impellente per la tutela degli interessi economici e del contesto stesso all‘interno del quale operano le nostre aziende: la costante e devastante erosione dei suoli agricoli e il conseguente degrado delle aree circostanti.
E’ un tema non neutrale e che è destinato a suscitare, anche al nostro interno, legittime resistenze ma anche appassionate adesioni, come stiamo costantemente riscontrando.
E’un problema sul quale  altri Paesi hanno rapidamente legiferato e sul quale, con una opera paziente, cominciano ad ottenere dei  risultati.
Mentre la Provincia di Vicenza ha perso in meno di dieci anni diciottomila ettari di suolo agricolo e  l’impronta ecologica di un vicentino, cioè lo spazio urbanizzato pro capite, è di 3,9 ettari, contro una disponibilità di suolo biologicamente attivo per persona di un terzo di ettaro; e in Campania la piana fertilissima tra le provincie di Napoli e Caserta è oramai diventata un “non luogo”, dove insediamenti commerciali e attività criminali si alternano: ”bellezza perduta, utilità perduta, ricchezza perduta” come scrive Antonio di Gennaro in un interessante libretto dal titolo emblematico ”la Terra lasciata” ,nel quale racconta la discesa dell’Ager felix verso il degrado ed espone un ambizioso e difficile progetto di recupero.

E’ un terreno sul quale è importante far sentire la voce di quelli che storicamente sono stati i costruttori del paesaggio agrario italiano, quella “forma – come scrive Emilio Sereni - che l’uomo, nel corso e ai fini delle sue attività produttive agricole, coscientemente e sistematicamente imprime al paesaggio naturale”. Ed è importantissimo costruire insieme una posizione condivisa: la posizione degli agricoltori.
L’antropizzato paesaggio agrario è  un contesto economico, se è vero che è il primo attrattore turistico del nostro paese, insieme con le sue produzioni pregiate e le sue architetture recuperate.
La sua tutela richiede a noi agricoltori la capacità di uscire fuori dal nostro “particolare” e di proiettare le nostre attività nel 2050, di pensare al futuro almeno dei nostri nipoti. E anche di compiere lo sforzo di uscire da una logica settoriale e di affrontare problemi come quello del rapporto urbanistico tra città e campagna, del ragionare sulle opportunità economiche offerte dai vincoli della condizionalità, nello studiare e proporre soluzioni che consentano una sostenibilità delle nostre attività: è importante che queste innovazioni partano da noi, altrimenti potremmo essere costretti a subirle.

Tutto ciò richiede la capacità di guardare nello stesso tempo alla nostra storia e al nostro futuro, ad esercitare con la maestria che ci è propria memoria e lungimiranza ...


Qualche spunto ulteriore:
INGHILTERRA
1944: città distrutte e paese in rovina; nazionalizzazione dei diritti edificatori, contrasto dello “sprawl” (ovvero il dilagare delle abitazioni al di fuori della cinta urbana, nella green belt, cioè la campagna intorno alle città), con imposizione di un “green belt” attorno alla  città di Londra, spostando verso insediamenti urbani di costruzione governativa la popolazione in eccesso che chiedeva di entrare a Londra.
L’edilizia sociale in UK è il 35% contro il 4% dell’Italia.
In UK il 90% della popolazione vive nelle città.
2001: Legge Blair sul consumo di suolo. Urban task force a Londra, che pur incrementando in dieci anni la sua popolazione di un milione di unità, non tocca un solo metro quadro della green belt. Obbligo di edificare il 70% del nuovo sul “brown field” cioè sul già edificato.
In altre zone dell‘Inghilterra ci sono aree più problematiche.
Concetto di incremento di densità abitativa all’interno dei nuclei già urbanizzati: non si deve scendere al di sotto delle 40 unità ad ettaro, sono cinquemila gli abitanti che giustificano una fermata di bus a 8 minuti da casa e 5 gli ettari ad alta densità che rendono economica una stazione del metro. Una villetta isolata in campagna si calcola costi alla collettività cinquantamila euro in tasse invisibili: distruzione del paesaggio, periferia di “non luoghi”, riscaldamento globale.


GERMANIA
1999: Legge Merkel sul consumo di suolo; si passa in pochi anni da un consumo di 120 ettari al giorno a 30 ettari al giorno.


Bibliografia  essenziale:
Pallavicino, Violante : Terzo occhio n° 4 del 2007 : “La campagna di sir Rogers”.
Tello, Enric : Global Environment “ Venticinque idee e qualche proposta per una nuova cultura del territorio” (una riflessione dalla Catalogna).
Sereni, Emilio :”Storia del paesaggio agrario italiano”.
Rossi Doria, Manlio: Scritti sul Mezzogiorno. “L’osso e la polpa della agricoltura meridionale”.
Di Gennaro, Antonio:”La Terra lasciata “ 2008.
Lironi, Sergio 9/1/09:”Governo del territorio, paesaggio e sostenibilità ambienatale nel Veneto”.
Kennedy, Robert F,18/3/68 . Discorso all ‘università del Kansas : “Ciò che il PIL misura e ciò che non misura”.
Spinelli, Barbara, 14.12. 2008 - La Stampa: ”L’accordo europeo, il clima, la crisi”.
Tozzi, Manlio, 21.5.2008  - La Stampa: ”I rifiuti sotto il tappeto”.

Commenti  

0 #1 Vittoria Brancaccio 2020-10-16 12:12
scritto nel 2008
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