Noi sappiamo solo crescere, ma la crescita ...

Conversazione con Luca Mercalli di Alessandro Mortarino
ImageVenerdì 8 Febbraio (ore 19,00), il noto meteorologo Luca Mercalli è stato ospite del primo appuntamento di “Viaggio al centro della Terra”, al Diavolo Rosso.

In attesa di incontrarlo e conversare amabilmente con lui di tempo e tempi, abbiamo voluto riproporre ai lettori di AltritAsti una rapida chiacchierata avvenuta in Val di Susa lo scorso anno: un buon “assaggio” in attesa di verificare le "novità" con il nostro Mercalli in chiave astigiana ...

Una delle pietre miliari del percorso della nuova Impresa competitiva, secondo la visione di molti indagatori degli scenari futuri, è quella della “QualEticità”: un neologismo che non vuole essere il banale tentativo di chiamare in altro modo ciò che tutti conoscono, ma un cambio repentino dell’osservazione del presente per essere protagonisti del nostro divenire …

Qualità più Etica, dunque. Non due strati che si sovrappongono, bensì un’omogenea amalgama. Dove Qualità è esattamente ciò che sappiamo (valore intrinseco dei prodotti e delle organizzazioni: scordiamoci le “buffe” semplici sue formalizzazioni burocratiche …).
Mentre Etica significa rispetto delle genti e degli ambienti, significa consapevolezze sul proprio ruolo sociale di Imprenditori e Manager, che non possono (più) accontentarsi di vivere per perseguire l’obiettivo del “fare utili” ma debbono collegare la performance economica al miglioramento delle condizioni dei propri simili.
Come posso ritenermi felice se, tutto attorno a me, non vedo altro che gente che soffre?” diceva Gandhi. Ecco, forse il significato del termine-concetto “Etica” sta racchiuso in questa perfetta sintesi. Proviamo, allora, ad osservarlo con gli occhi non dell’altruismo disincantato e puro, ma con quelli, un po’ più materiali, del primo referente di un’ Impresa: il Cliente …

Luca Mercalli è un climatologo, presiede la Società Meteorologica Italiana, dirige la rivista Nimbus, è membro del comitato scientifico di ASPO Italia (l’Associazione internazionale che studia il cosiddetto “picco del petrolio”, ovvero la disponibilità futura della principale risorsa energetica) ma anche un noto volto televisivo: è quel “ragazzo col papillon” che racconta le previsioni atmosferiche dallo studio di Fabio Fazio.
Ci racconta questo: nel suo libro “Memorie di Adriano”, Marguerite Yourcenar narra del culmine della parabola dell'Impero Romano, facendoci conoscere il momento in cui l'imperatore Traiano, impegnato nella conquista del territorio dei Parti, si rende conto dell'impossibilità della sua impresa. Davanti ai deserti e ai grandi fiumi dell'Oriente, si accorge che le sue legioni, pur addestrate e agguerrite, si perderebbero senza speranza nell'immensità di quei territori e decide di interrompere la guerra. Quello è il momento di massima espansione e, allo stesso tempo, l'inizio della fine di una macchina immensa che conquistava territori e incamerava le risorse conquistate per ri-produrre altre legioni. L'impero non sapeva fare altro e continuò a farlo fino a che fu in grado di farlo. Ma, senza più territori da conquistare, l'impero era diventato un guscio vuoto che viveva al di sopra dei propri mezzi: era “insostenibile” e si sarebbe lentamente disgregato fino a svanire tre secoli dopo. Oggi, questo pare essere il punto di arrivo del nostro modello economico e sociale. Siamo arrivati, sembrerebbe, al punto in cui la conquista dei territori naturali ha raggiunto il suo limite massimo; abbiamo fatto tutto quello che sapevamo fare, lo facciamo sempre meglio, eppure nulla funziona più come prima. Costruiamo strade sempre più larghe e auto più potenti, ma i viaggi sono sempre più lunghi e difficili. Costruiamo sempre più case, ma non possiamo più permettercele e i senzatetto crescono a dismisura. Costruiamo sempre più fabbriche, ma c'è sempre meno lavoro. Ci dicono che dobbiamo lavorare di più, consumare di più, costruire di più. È quello che abbiamo sempre fatto, la sola cosa che sappiamo fare. Continuiamo così, credendo che tutto si aggiusterà. E, invece, niente si aggiusta e ci accorgiamo di essere anche noi un guscio vuoto, che stiamo vivendo al di sopra dei nostri mezzi, destinati a disgregarci e sparire. Al momento, si può ritenere che l'attività umana contribuisca "significativamente" ai cambiamenti climatici: è la risposta delle simulazioni effettuate sugli ultimi 150 anni "con" e "senza" aumento di gas serra di origine antropica. In termini generali, il problema è che la composizione chimica dell'atmosfera è stata pesantemente alterata e la concentrazione di gas serra è la più alta mai registrata da 420.000 anni, secondo i dati provenienti dai carotaggi dei ghiacci antartici. Quando si somministra lentamente un veleno, prima o poi i sintomi si fanno palesi. E il protocollo di Kyoto, come ben sappiamo, non è ancora entrato nella sua forma attuativa e non risolverà i grandi mali. Mentre le fondamentali (oggi) risorse energetiche non rinnovabili, stanno volgendo verso l’esaurimento.

E, in effetti, il problema principale, evidenziato dal mondo politico internazionale, è proprio quello del “come e dove” reperire nuova energia per soddisfare il bisogno delle nostre civiltà. Ma, forse, il nocciolo vero della questione è un altro: come ridurre i nostri consumi senza patirne …

Questo è il punto. Tutte le ricerche scientifiche degli ultimi anni convergono sul fatto che il nostro Pianeta non è più in grado di sostenere questo sistema ad alto tasso energivoro: l’Ambiente è in serio pericolo. Dunque, l’esigenza non è quella di sostituire le ormai ridotte fonti fossili con nuovi propellenti più “ecologici”, quanto quello di modificare il nostro comportamento (individuale e collettivo) e costruire un nuovo paradigma e nuovi modelli di vita.
Non è uno sfizio da “ambientalisti” talebani. Sono i ghiacciai in costante e pericoloso scioglimento a chiedercelo. E’ l’aria cancerogena delle nostre città. E’ l’esponenziale crescita dei nostri rifiuti, le giacenze ingombranti delle produzioni nucleari, la progressione dei terreni desertificati, la riduzione delle portate dei nostri fiumi … Insomma: la nostra salute e quelle delle prossime generazioni.
Vale la pena provarci ad imboccare uno stile di vita più rispettoso o vogliamo continuare a far prevalere l’economia, il profitto, l’egoismo dell’oggi ?



IL PETROLIO E IL NOSTRO MODELLO DI SVILUPPO
• Il 40% di tutta l’energia primaria mondiale viene dal petrolio
• Il 90% di tutta l’energia usata per i trasporti viene dal petrolio
• Il 65% del petrolio viene usato per fare carburanti
• (Del restante, si fa energia elettrica, riscaldamento degli edifici, asfalti, materie plastiche, fertilizzanti, prodotti chimici e medicinali)
• Un italiano consuma mediamente 5 litri di petrolio al giorno, 1 barile al mese (spendendo circa 36 euro al mese, a prezzi 2005)
• Nel mondo si consumano 25 miliardi di barili di petrolio “convenzionale” all’anno (spesa mondiale: circa 1400 miliardi di dollari, ovvero 1000 miliardi di Euro)
• Le scoperte di nuovi giacimenti hanno raggiunto il loro massimo storico verso la metà degli anni sessanta e, da allora, sono in declino. E’ dal 1985 che si consuma più petrolio di quanto non se ne scopra
• Il totale estraibile di petrolio convenzionale è intorno ai 2.000 miliardi di barili
• Fino ad oggi, abbiamo estratto circa 1000 miliardi di barili
• Stiamo consumando circa 25 miliardi di barili all’anno
• Dunque, ci rimangono 40 anni
• Inizialmente, è facile trovare i pozzi più grandi, un po’ come nella battaglia navale: si colpiscono più facilmente le navi più grandi
• Via via che i pozzi grandi si esauriscono, bisogna cercare e sfruttare pozzi piccoli. E questo costa più caro
• A un certo punto, i costi diventano talmente alti che la produzione comincia a diminuire.
(Fonte: ASPO - Associazione per lo studio del Picco del Petrolio)

Scommessa: le Imprese vincenti, che avremo modo di conoscere fra 10 anni, saranno tutte di nuova recente costituzione o, tra esse, troveremo anche realtà che, oggi, si stanno ponendo la domanda: “come posso coniugare business ed etica” ? Ai posteri l’ardua sentenza, prima che Traiano …

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Registrazione: Tribunale di Asti n. 7/2011 del 28.10.2011 - Direttore Responsabile: Alessandro Mortarino