Case occupate e spazi per usi pubblici

di Carlo Sottile, Coordinamento Asti Est.
ImageAd Asti, un gruppo di una ventina di ragazzi ha “occupato” un ex edificio pubblico (il Ferrhotel, dormitorio di ferrovieri in sosta) lasciato all'incuria da 13 anni da una proprietà assenteista o fin troppo attenta agli indici di cubatura ammessi dal piano regolatore in quell'area (via Capuana 13) e si ripromette di farne un uso pubblico per attività espressive e ludiche.
I ragazzi hanno un progetto che intendono realizzare senza tutela alcuna, di enti o partiti, dunque con una piena e personale assunzione di responsabilità e chiedono attenzione a quel progetto e solidarietà alla loro azione.
A loro personalmente e a tutto il loro collettivo va la nostra solidarietà.

L'Associazione “Coordinamento Asti Est” considera una “buona azione civica” riappropriarsi per usi sociali di un edificio con quelle caratteristiche e con quella storia e giudica assolutamente non essenziale la “violazione del diritto di proprietà” che ne consegue.
I ragazzi hanno messo, volontariamente o involontariamente, il dito su una piaga cittadina, vale a dire la negazione del diritto all'abitare che colpisce i ceti popolari con redditi modesti o precari. Un problema sociale che si manifesta nel disinteresse dei più, nel lasciar fare delle istituzioni cittadine e nella irresponsabilità di chi è disposto a sacrificare alla rendita immobiliare qualunque esigenza del vivere civile.

Basta fare un giro nelle periferie di questa città per osservare un incomprensibile moltiplicarsi dei cantieri edili, una offerta di abitazioni evidentemente speculativa che non ha nulla a che fare con il bisogno abitativo di centinaia di famiglie (sono 600 solo quelle nella inesauribile graduatoria dell'ATC) anzi, nega quel bisogno con canoni irraggiungibili per chi ha redditi di 800-1000 euro/mese.
La dismissione e la vendita, a prezzi fuori mercato (dunque la svendita) di abitazioni di edilizia residenziale pubblica ha già una lunga storia nella nostra città e ha trovato ben pochi oppositori. La svendita dei 110 alloggi dell'Inpdap, per esempio, che è diventato un evento pubblico solo perché la nostra associazione vi ha condotto una “occupazione”. Questa svendita ha segnato la rinuncia delle amministrazioni pubbliche ad una politica della casa e la consegna al mercato del diritto all'abitare, con gli effetti socialmente regressivi che sono sotto gli occhi di tutti.

Fino ad oggi gli unici “pubblici ufficiali” che hanno fatto visita al gruppo di ragazzi che “occupano” sono stati gli agenti della Digos che hanno, ovviamente, postato l'annuncio di un possibile sgombero, l'annuncio di una “azione violenta” contro un prezioso progetto di socializzazione, contro un “investimento in beni relazionali” che andrebbe invece valorizzato.
La nostra associazione sarà al fianco dei ragazzi ma non sarebbe male che qualcuno tra gli enti pubblici e la proprietà si facesse avanti per discuterne civilmente.
Un edificio come quello si può tranquillamente requisire, un edificio strutturalmente integro come quello si può con poca spesa ristrutturare e consegnare ad un uso “pubblico”.

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