Dal coronavirus all’agroecologia contadina

A cura di ARI-Associazione Rurale Italiana.

Lancio del nuovo documento contadino di analisi sulla pandemia.
Siamo contadini e contadine coinvolti/e anche noi nella pandemia Covid 19, esprimiamo qui il nostro punto di vista, con l’intenzione di dialogare con le realtà sociali e le esperienze che condividono queste visioni. Partendo dal necessario sguardo sui caratteri biologici dei coronavirus ed osservando alcune significative correlazioni sulla diffusione epidemica del Sars-Cov 2 nel territorio italiano, abbiamo inteso approfondire gli aspetti maggiormente in relazione con la dimensione agroecologica che comprende anche salute, economia, e società...

I virus non vivono da soli, come mai prima d'ora, la pandemia di questo coronavirus ci rivela la natura sistemica del nostro mondo: la salute umana, animale ed ecologica sono strettamente collegate. Questo è particolarmente evidente nel caso di queste zoonosi, cioè le trasmissioni virali incrociate tra la specie umana e altri animali.

Allevamenti ed epidemie virali.
La dimensione e organizzazione degli allevamenti geneticamente selezionati ed uniformi che si sono sviluppati ormai da oltre un secolo, favoriscono la riduzione o scomparsa di eventuali capacità di resistenze immunitarie utili nel rallentare la trasmissione virale. È nelle immense aziende zootecniche che vi è una maggiore possibilità che si verifichino le mutazioni infettanti per gli esseri umani.
Le conseguenze ecologiche sulla salute umana Le malattie infettive non operano nel vuoto ma insorgono e si sviluppano in stretta relazione con l'ambiente naturale e sociale. Devastazione di ecosistemi, inquinamento e cambiamento climatico fanno convergere, con pesanti effetti, crisi ecologica e crisi sanitaria. Mentre nell’ecologia del corpo una dieta a base di alimenti ultraelaborati, povera di nutrienti, ricca di sostanze agrochimiche, indeboliscono il sistema immunitario. Emerge così una connessione tra agroecologia-alimentazione-salute-difese immunitarie.

La risposta tecnocratica liberista è in un nuovo patto tra Scienza-Industria-Istituzioni in cui Sanità e agricoltura possono esistere solo grazie a soluzioni tecnologiche prodotte dalle imprese Biotech e acquistate sul mercato. Satelliti, droni, nuovo materiale genetico “per arrivare sull’agricoltore con tutti i mezzi”, per mezzo di processi competitivi ed attrattivi per la remunerazione del capitale degli Investitori.
Logiche mercificanti che spesso investono anche le Istituzioni internazionali, dalla UE all’OMS alle Conferenze sul clima.

La Biopolitica ed il capitalismo della sorveglianza.
Le Istituzioni statuali, in occasione di questa pandemia, hanno messo in atto politiche sociali considerate impossibili fino a poche ore prima. Sospendendo la società, isolando e confinando la popolazione nelle sue case, proibendo perfino ogni contatto fisico attraverso il dispiego di un vero apparato autoritario di controllo, negando ogni libero confronto scientifico, nell’incapacità culturale e politica di saper educare civicamente i propri cittadini.
Favorendo di fatto l’ulteriore dominio delle grandi Corporation sia durante il confinamento casalingo con l'intrattenimento digitale e la consegna delle merci, che successivamente con le app di tracciamento dei movimenti personali e la raccolta di dati sanitari.

Necessità di nuovi approcci scientifici, poiché non condividiamo le ideologie del coronavirus come semplice “emergenza sanitaria” o all’opposto quella che accusa un generico "essere umano” come responsabile della crisi ambientale, poiché negano o mistificano le reali dinamiche e responsabilità politiche e sociali. Occorre lavorare insieme, scienziati, cittadini e contadini, per una scienza della complessità dei sistemi fisici-chimici-biologici-cognitivi-sociali, integrata con il sistema delle conoscenze accumulate dalle esperienze collettive di settori e ambiti economici, sociali e nelle relazioni con i viventi negli ecosistemi.

Per un orizzonte agroecologico.
L'agroecologia, come è intesa dai movimenti sociali, è complementare e indissociabile dalla Sovranità alimentare, essa pratica il diritto dei popoli ad una alimentazione sana, nel rispetto delle culture, ottenuta con metodi sostenibili e rispettosi dell'ambiente, così come il diritto di poter decidere il proprio sistema alimentare e produttivo. Questo pone coloro che producono, distribuiscono e consumano alimenti nel cuore dei sistemi e delle politiche alimentari e al di sopra delle esigenze dei mercati e delle imprese. Essa difende gli interessi e l’integrazione delle generazioni future. Per tutto questo, diventa indispensabile rafforzare, solidarietà, vivere bene, mangiare bene, autonomia alimentare, cura dell'acqua, del suolo, dei semi da produrre e sostenendo l’agricoltura familiare e contadina; costruendo dai territori l'incontro di produttori in alleanze rurali e cittadine. Riconosciamoci queste capacità collettive.
Dipendiamo l’uno dall’altra.

Commenti  

0 #1 danilo 2020-06-18 21:40
Bei concetti, ma che linguaggio faticoso... difficile che entri nei pensieri e nei cuori.
Forse Lorenzo Milani potrebbe suggerire qualcosa?
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0 #2 Laura Pezzato 2020-06-19 07:32
Condivido e apprezzo, l'importanza della qualità dei cicli produttivi in agricoltura è alla base di una prassi politica seria riguardo la tutela dell'ambiente e la prevenzione in mataria sanitaria, sia animale che umana. I contadini, che non sono bifolchi, devono incominciare a oraganizzarsi per far fronte comune contro lo sfruttamento irrazionale della terra e, come ben è stato detto nell'articolo, contro le strategie che le imprese Biotech cercheranno di mettere in campo ed anzi rafforzare, campando come scusa anche le minaccie pandemiche, per salvaguardare e rafforzare una volta di più i loro interessi. Bene dunque ad associazioni come ARI con l'augurio che il loro operato trovi sempre più consensi e diventi sempre più incisivo riguardo le scelte politiche e nuovi modelli di produzione in agricoltura
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