Come si abolisce il dissenso

di Sergio Motolese.

Nei regimi dittatoriali ancora presenti in gran numero nel mondo, il dissidente, ovvero chi non segue la “norma”, viene perseguito in vari modi: eliminazione fisica, gulag, carcere, campi di “rieducazione”, il discredito morale attraverso prove false, ecc.
Nelle democrazie, o almeno in quelle ritenute tali, si sta sempre più affermando un altro modo di affrontare il dissenso...

Ne aveva già parlato Evgeny Morozov a proposito della tecnologia, ma il concetto vale in generale e ancor più oggi, come vedremo:

“...Rischiamo di ritrovarci con una politica svuotata di tutto ciò che la rende desiderabile, con esseri umani ormai privi della più elementare capacità di elaborare giudizi morali, con istituzioni culturali scialbe (se non moribonde) che non corrono rischi e si preoccupano solo del risultato finanziario, ma soprattutto – cosa ancor più spaventosa – in un ambiente sociale perfettamente controllato che renderebbe il dissenso non solo impossibile, bensì addirittura impensabile.” (Internet non salverà il mondo, Mondadori, pag 9).

L'attualità degli ultimi sei mesi nel nostro paese è una dimostrazione lampante di queste parole. Ogni voce, soprattutto se espressa da medici, scienziati, filosofi, ecc, che tenta di esprimere ragioni che non collimano con l'unica “verità” ufficiale, non viene mai confutata con argomenti scientifici, o almeno logici, ma derisa, criminalizzata, silenziata.

Voglio concentrarmi solo, tra i tanti, sul mezzo che ritengo il più vergognoso e ripugnante: marchiare, bollare la persona che dissente con una parola, un nome che evoca nell'immaginario qualcosa di spaventoso: negazionista, termine usato per chi nega l'olocausto.
Così, ad esempio, chi porta argomenti in favore della libertà di scelta terapeutica, viene bollato no-vax, quando è evidente che nessuno può essere ideologicamente contrario ai vaccini né ad altri farmaci; si può però scegliere quando usarli e se usarli; altra cosa è imporli a tutti per legge negando (loro sì) le controindicazioni e i danni dimostrati.

Con lo stesso sistema si bollano i no-covid, i no-mask, ecc. E' un modo che dovrebbe far vergognare qualunque operatore dell'informazione degno di questo nome, a fronte delle centinaia di giornalisti uccisi ogni anno o che rischiano ogni giorno nei regimi dittatoriali. E' la rinuncia all'uso di ciò che caratterizza l'essere umano: il pensiero, la capacità pensante.
Certo, le parole non sono pistole, il metodo è più “pulito”, ma l'evoluzione è chiara, e qualunque dittatura inizia con l'uso di parole menzognere. Ricordiamo Orwell 84 e l'ufficio che controllava, aboliva, sostituiva le parole.

Mentre scrivo, viene nuovamente prorogata la cosiddetta emergenza, questa volta senza i morti, e accomunando i cosiddetti “infetti”, rilevati con tamponi poco attendibili, ai malati con sintomi. Il termine “asintomatico” viene usato al posto di “portatori sani” sempre usato per tutti i bacilli e i virus. Si è rispolverato il termine “congiunti”, e via dicendo.
Partendo da queste premesse si schierano poi addirittura i militari per le strade, per fare rispettare provvedimenti immotivati e quasi certamente incostituzionali.

Il negazionismo esiste, eccome; è quello che nega la dignità umana, quello che nega alla persona la scelta libera e vuole rinchiuderla in un “gregge”, appunto, un'anima di gruppo in cui l'uomo sia sempre meno umano e sempre più simile ad una macchina che produce, consuma, ubbidisce e non pensa.

Chi crede che l'essere umano meriti qualcosa di meglio è chiamato ad esercitare non solo il libero pensare ma anche azioni creative che, senza cadere nella violenza, trovino la strada per risvegliare chi ancora crede, come cantava De Andrè, che esistano  “poteri buoni”.

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