Chiediamo scusa

di Minerali Clandestini Alba.

Chiediamo scusa ai tanti Lamin, Mamadou, Ibrahim e a tutti gli altri ragazzi che mercoledì 14 settembre sono stati scippati dei loro pochi averi che usavano per cucinarsi la cena sotto il ponte Vassallo alle Basse Sant’Anna...

Una città che si gira dall’altra parte per non vedere queste persone, indispensabili per la raccolta di frutta e verdura e in tante altre attività industriali, è una città che non ha futuro. Chiedono poco, molto poco; noi indigeni non ci accontenteremmo mai di queste briciole. Vogliono un lavoro pagato almeno al minimo sindacale, una busta paga che conteggi tutte le giornate lavorate, una casa per vivere che non gli costi buona parte dello stipendio, vogliono un posto nel quale potersi incontrare convivialmente cucinandosi i cibi tipici delle loro terre di provenienza, che loro amano tanto ma che non hanno dato loro un futuro.

Noi gli concediamo un lavoro sottopagato, un posto in riva a un fiume, sotto un ponte, per incontrarsi o un posto letto all’hotel Movicentro. Ma poi... a Cuneo si vedono all’orizzonte le prossime elezioni amministrative! Un autocandidato sindaco, nella speranza di strappare voti a chi strilla e alimenta le paure, spesso ingiustificate della gente, si mette a soffiare poderosamente sul fuoco, poco importa se utilizzando gli stessi argomenti e non curandosi delle conseguenze: in politica mica si può andare tanto per il sottile! Alcuni residenti sinceramente preoccupati del degrado nei loro quartieri chiedono l’intervento del sindaco e delle forze dell’ordine. Alcuni giornali parlano di spaccio di droga, di pericolo di stupri, di degrado ambientale, come se fossero reati specifici dei migranti.

E allora il sindaco si muove. Le forze dell’ordine agiscono. Prima si sgomberano i giacigli al Movicentro, poi si dà la notizia che hanno trovato due persone con hashish e marijuana (ma le droghe pesanti continuano a circolare e non si capisce cosa non consenta di colpire con maggiore efficacia questo commercio). In ultimo il 14 settembre la Polizia Municipale di Cuneo porta via casseruole, piatti, cibo (per altro ben custodito fuori della vista dei passanti) e adesso forse penseranno soddisfatti: “li abbiamo sistemati, per un po’ non si faranno vedere”.

Noi li abbiamo visti giocare a calcio, salire in montagna, cucinare anche per noi squisite pietanze. Abbiamo sofferto con loro per le difficoltà reciproche di comprensione linguistica, abbiamo persino apprezzato le garanzie sanitarie, sindacali e socio-assistenziali che il nostro paese gli può offrire, se solo qualcuno li aiuta a districarsi nella complessa organizzazione delle istituzioni italiane. Ma ora possiamo solo chieder loro scusa se mercoledì 14, tornando dal lavoro nei campi quando ormai imbruniva, non sono riusciti a mangiare, a stare insieme per un attimo prima di andare a dormire alla Croce Rossa, ai dormitori Caritas o agli alloggi che sono riusciti ad affittarsi, magari pagando anche la tangente a qualche caporale. Noi sappiamo che tanti cuneesi non sono contenti di come vengono costrette a vivere queste persone.

E questi cuneesi non amano il degrado, non sono fans delle droghe, non tollerano che le donne vengano importunate. A loro chiediamo di far sentire la propria voce perché l’amministrazione comunale offra a questi lavoratori un posto per incontrarsi, trovi alloggi a prezzi calmierati (Cuneo è piena di alloggi sfitti), li accompagni nelle pratiche potenziando i servizi. Ai candidati alla carica di sindaco e alla politica chiediamo di affrontare seriamente il problema, garantendo a tutti i cittadini (indigeni o migranti) una città vivibile.

A tutti i cittadini chiediamo che ogni volta che assaporano una mela, cuociono una patata, utilizzano una bici, pensino a come vivono i tanti migranti che hanno contribuito al ciclo lavorativo.

E anche che votino candidati che hanno compreso che non si possono volere solo braccia che lavorano, staccate dal cuore, dalla mente e dal resto del corpo. Forse così il degrado potrà diminuire, la paura regredire e la felicità di tutti aumentare.

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