Senza confini ...

di AstiW.M.Asti n° 2
ImageAdesso ti racconto una storia.
La storia di una piccola donna e di un piccolo uomo che conducevano una piccola esistenza fatta di piccole gioie.
Abitavano in una piccola casa in cima ad una piccola collina: una piccola frazione di un già piccolo paese.
Il paese aveva un nome e così la frazione, la collina, la casa, l'uomo e la donna. Loro, però, avevano deciso di non attribuire alcun nome a nulla di quanto appartenesse a quel particolare angolo di mondo
Temevano, in questo modo, di “sporcare” l'essenza del loro vivere, trasformando in riconosciuta ed appiattente abitudine l'emozione vera di ciascun contatto.
Fisico e mentale ...

Questa strana abitudine non era, probabilmente, nata con loro. Non era una “malattia” contratta laggiù e prima, durante gli oltre sei lustri di vita in città. Ma da lì, certamente, aveva tratto origine: in quel mondo freddo e veloce in cui persone ed oggetti non avevano significato, erano nomi e stereotipi. Non passioni, non emozioni, non segnali riconoscibili.

Quando arrivarono nella piccola casa sulla piccola collina fecero un'altra scoperta determinante. Quel luogo, quella porzione di terra, non soltanto possedeva un nome ma addirittura disegnava un preciso confine. Tra il sinuoso Monferrato e la magica Langa, tra la provincia di Asti e quella di Cuneo (ma, meglio, sarebbe dire di Alba; provincia che non c'è oppure, forse, che prima o poi diventerà).
Ed era un gioco divertente e, a volte, intrigante uscire di casa dal lato lavanderia per odorare la fragranza delle Langhe bagnate dalla rugiada oppure dal lato cucina per mescolare l'aroma della frittata alle ortiche con l'esplosiva vivacità del Monferrato perennemente in fiore.
Era un gioco camminare per ore e disegnare geometrici concentrici attorno alla piccola casa, in cerca di quel confine; voluto da solerti burocrati, regolato, attribuito in ogni documento e cartina geografica eppure non visibile, non riconoscibile, non registrabile dai loro piccoli sguardi, piccole mani, piccoli piedi.

In mezzo ai filari dritti e solenni, la terra dura sollevava volute di polvere sudata al loro passaggio. Ma nulla che potesse ricordare un confine emergeva alle loro attente ricognizioni.
I confini sono barriere effimere e tristi, sono scherzi cattivi, pretesti, angherie, complicazioni semplificate.
Ma senza successo.
Per questo motivo, anche, la piccola donna ed il piccolo uomo decisero di cancellare nomi ed attribuzioni dalla loro piccola esistenza. Accontentandosi di dover inventare ogni volta un nuovo modo di riconoscere e riconoscersi, dando dignità sempre nuove ad ogni istante del loro esistere.

Qualcuno ebbe, un giorno, di che sorriderne. La stranezza dei due, dissero, è una via di fuga dalla realtà.
Ma loro non erano degli eremiti, si sentivano a loro agio con gli altri e li “cercavano”. Semplicemente evitavano di chiamarli col loro nome per non commettere l'errore di pensarli, poi e per sempre, come il Gianni, il Paolo, il Pinotu, la Maria ... ma come quell'uomo, quella donna, quella bambina che ...
Logico che i dialoghi diventassero difficoltosi.
“Ho visto quel ragazzo che dopo aver divorziato da quel suo amore giovanile, ora va in vacanza spesso in paesi esotici – tre/quattro volte l'anno – sempre da solo e quando torna a casa racconta dettagliatamente del viaggio appena esaurito e di quello che già sta preparando”.
“Il nostro animale peloso ha abbaiato tutta la notte a quella falce luminosa. Si sentirà solo ?”.
“Insetti piccoli, bianchi-neri-verdi, stanno assaggiando la clorofilla dei nostri frutti carnosi rossi-gialli-viola. Converrà allontanarli ?”.

Gli altri non capivano.
Loro capivano. E si capivano. Non è, forse, la nostra vita un'infinita serie di momenti normali ?
E se ogni momento normale noi lo dovessimo vivere sempre uguale ...
Quale deludente condanna. Sarebbe. La nostra esistenza.
Non significa accontentarsi.
Significa accettare, in assoluta coscienza, che la vita non è altro che un normale ripetersi di momenti eguali e mai identici. Da riconoscere. Da godere.
Da vivere.
Nella natura, certamente. Immersi tra quei filari, piante, fiori, orti, gatti, galline.
Piccole donne e piccoli uomini si diventa.
E' questa la grande vittoria.
Di piccole donne e di piccoli uomini.

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