Non ti auguriamo la morte



di Primo Levi.

Questa poesia di Primo Levi (Torino, 31 luglio 1919 – Torino, 11 aprile 1987) reca la data 20 Luglio 1960, a distanza di tre mesi dall’annuncio da parte degli israeliani della cattura di Adolf Eichmann, uno dei maggiori responsabili operativi dello sterminio degli ebrei nella Germania nazista. Ce l'ha indicata Claudia Mazzucato, Professore aggregato di diritto penale all'Università Cattolica di Milano, durante l'incontro ad Asti su "Carcere e Territorio in dialogo", come esempio applicabile al concetto di "Giustizia riparativa"  ...

La vittima Levi si rivolge all'aguzzino, ma non si appella alla legge del taglione quanto alla ricerca di risposte, di dialogo, di confronto.


Corre libero il vento per le nostre pianure
eterno pulsa il mare vivo alle nostre spiagge.
L’uomo feconda la terra, la terra gli dà fiori e frutti:
vive in travaglio e in gioia, spera e teme, procrea dolci figli.

… E tu sei giunto, nostro prezioso nemico,
tu creatura deserta, uomo cerchiato di morte.
Che saprai dire ora, davanti al nostro consesso?
Giurerai per un dio? Quale dio?
Salterai nel sepolcro allegramente?
O ti dorrai come in ultimo l’uomo operoso si duole,
cui fu la vita breve per l’arte sua troppo lunga,
dell’opera tua trista non compiuta,
dei tredici milioni ancora vivi?

O figlio della morte, non ti auguriamo la morte.
Possa tu vivere a lungo quanto nessuno mai visse:
possa tu vivere insonne cinque milioni di notti,
e visitarti ogni notte la doglia di ognuno che vide
rinserrarsi la porta che tolse la via del ritorno,
intorno a sé farsi buio, l’aria gremirsi di morte.


Primo Levi

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