Il Senegal senza libertà e la nostra democrazia

di Paolo X Viarengo.

Ousmane Sonko, leader del partito di opposizione senegalese Pastef è stato incarcerato con l'accusa di stupro. Il parlamento, dominato dalla cricca legata all'attuale presidente Macky Sall, ha votato per togliere l'immunità che gli spettava in qualità di deputato. Ora, Sonko è in carcere con l'accusa di aver stuprato una ragazza i cui referti medici parlano chiaro, come i militanti del Pastef: non aveva avuto rapporti sessuali nelle ventiquattrore precedenti. Ora, è in carcere assieme a molti altri suoi compagni di partito...

Per i motivi più svariati. Dall'aver manifestato in piazza un pensiero diverso da quello del presidente. Dall'aver chiesto in Parlamento che fine avessero fatto i fondi europei, miliardi di euro, destinati a combattere la piaga dell'emigrazione. Assieme alle donne senegalesi che sono scese in piazza con i loro uomini: per chiedere giustizia. Libertà. Democrazia. Eppure la nascita dell'ennesimo regime africano non interessa a nessuno. Eppure l'ennesimo stupro, questo reale, di un popolo e di una democrazia nell'Africa profonda, interessa a pochi.

Interessa a chi vi sta dietro senz'altro, piuttosto che a chi vi sta davanti e lo vede, ignorandolo. Nessun reportage. Nessuna notizia. Tutto sotto silenzio. Pochi video di incidenti. Pochi video di gente portata via dalla polizia e giudicata da giudici complici di Macky Sall. Ai media internazionali non interessa. Non interessa la morte di un popolo ad opera, ancora una volta, della nostra avidità. Indifferenza. Complicità. Non interessa che una donna sia stata arrestata e subito rilasciata perchè le sue compagne hanno porto, a loro volta, i propri polsi alla polizia: "se portate via lei, portate via noi".

Non interessano gli atti di eroismo. Non interessano le prevaricazioni. Non interessano le incarcerazioni ingiuste o le torture. Non interessa che, ancora una volta, in Africa, noi si continui a fomentare ingiustizie per il nostro tornaconto.
Noi.
Sì, noi.
Io. Te. Il mio vicino di casa. Perchè crediamo di vivere in un mondo globalizzato e continuamo ad ergerci sopra uno scranno per  insegnare la cultura e la democrazia agli altri.

Noi. italiani. Francesi. Europei. Mentre, invece, la nostra cultura la mettiamo almeno, al secondo posto. Sicuramente dietro al nostro stile di vita sbagliato. Sicuramente dietro al nostro portafoglio. Sempre, da sempre e per sempre.
Poco è cambiato da quando compravamo gli schiavi nati in quel continenti: ora li facciamo venire qui e, senza identità e diritti, continuiamo a trattarli come allora. Poco è cambiato da quando li invadevamo con fucili e mitragliatrici per crearci degli imperi coloniali e rubare loro le risorse: ora, che siamo civili ed acculturati, abbiamo sostituito i fucili con gli assegni della corruzione, e le mitragliatrici con le carte bollate e i trattati della vergogna.

Come quello che ha sancito la moneta senegalese e di molti paesi dell'Africa occidentale: le Franc de colonie d'Afrique. Siglato Franc Cfa. Convertito solo con franchi francesi, ora euro. Con commissioni che sfiorano il 50%. Gestito ed emesso dalla Banque du France che ne stabilisce la quantità da immettere a fronte di riserve auree senegalesi. Custodite e contabilizzate come francesi e non africane. Non c'e' più bisogno di fucili e mitragliatrici. Basta la Total che dia buoni carburanti a tutti i deputati senegalesi: Sonko, per la cronaca, non li aveva presi ed aveva invitato tutti a usare la locale compagnia petrolifera Tubaual. Basta l'Auchan che stritola con una strategia di dumping selvaggio ogni possibile iniziativa privata di commercio. Basta non trovare più i soldi per aiutare i tanti giovani che non vogliono cercare il loro futuro nella terra dei ladri ma in quella dei padri. Perchè non vogliono venire da noi. Vogliono vivere là. Da loro. In democrazia. In libertà. In pace. Non vogliono rischiare la vita su un barcone per morire di fame, stenti ed umiliazioni in un campo profughi gestito da chi ha depredato la loro terra.

Ma non è possibile. Perchè è stato calcolato che senza le risorse che vengono rubate, sì rubate non c'e' altro termine, la Francia non sarebbe tra le prime potenze mondiali, ma scenderebbe al 15^ posto. La stessa Francia che chiude i confini e ci riporta, di notte, a Bardonecchia dei disperati in cerca fortuna che avevano sconfinato. Oppure, li blocca a Ventimiglia. Ma non blocca le loro risorse aurifere dirette alla Banque de France. Non blocca il loro palissandro, legno pregiato. Non blocca il loro petrolio o gas sottratto dalla Total. Non blocca i tentativi di regime autoritario: costa meno comprare un uomo solo, che tanti. Meglio uno solo al comando.

E così, nel silenzio, nell'indifferenza e nella complicità stiamo assistendo alla lotta di molti giovani senegalesi per il loro futuro: ancora una volta schiavi o finalmente liberi? Una lotta che troppi popoli africani hanno perso, in balia di guerre striscianti fomentate da multinazionali che ne traggono profitto. Non sono solo francesi, per carità: americane, inglesi, russe, cinesi e, perchè no, anche italiane. Perchè la nostra ricchezza, il nostro mondo, il nostro stile di vita è sporco del sangue e dei sogni infranti di donne e uomini come noi. E macchiato dal sangue che quegli imperi coloniali, che ora esecriamo, ma che continuiamo a creare diversi ma uguali, hanno fatto scorrere nel continente africano.  Basati sulla sopraffazione e sulle ruberie. Eppure sono passati secoli. Lotte, guerre, battaglie di pensiero e di diritti non sono serviti che a percorrere per intero il cerchio e ritornare al punto di partenza. E ricominciare la lotta. Questa volta in Senegal: paese, fino a qualche giorno fa, libero e democratico ed ora sull'orlo del baratro. Assediato dagli avvoltoi in attesa di banchettare sulla ricca carcassa del nobile animale morto.

Ma questa volta non finirà come le altre volte. I giovani senegalesi si riprenderanno il futuro e i loro sogni. Aiutati dagli europei che si riprenderanno la loro dignità, persa tempo fa, tra il distributore di benzina e la banca. Quegli stessi europei che si ricorderanno di essere gli abitanti del continente della libertà. Fondato su diritti strappati con i denti al sangue e alla pazzia della seconda guerra mondiale.

Si ricorderanno chi sono. E non apriranno i confini. E non aiuteranno nessuno a casa loro. Semplicemente, smetteranno di derubare i popoli. E, questo basterà. Finira così questa volta?

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