Asti: una manciata di riso per la nostra città



di Maurizio Lamatina.


Tanto tempo fa, in una città, che poi è la stessa città in cui vivo io, viveva una bambina come tutte le altre. Andava a scuola, giocava con le amichette, insomma, viveva come tutte le altre bambine di quella città. Un giorno la maestra di quella città dove viveva la bambina come tutte le altre, raccontò in classe la storia di un mercante che, partito da Venezia, aveva fatto un lungo viaggio ed era arrivato fino in Cina, dove aveva scoperto le meraviglie di quella civiltà che aveva poi raccontato in un libro ...

Marco Polo, così si chiamava il mercante di Venezia, raccontò dell’Imperatore che viveva nella città proibita; della grande muraglia lunga all’infinito; degli splendidi abiti di seta pura che indossavano le donne; della strana scrittura che sembrava disegnata e delle sterminate piantagioni di riso ed altro ancora.
Da quel giorno la bambina come tutte le altre, non fu più come tutte le altre.
Cominciò a voler mangiare solo riso; salutava tutti facendo un inchino, ed alle bambole con cui giocava disegnava gli occhi a mandorla e dava loro nomi strani come Fiore di Loto ed altri ancora.

Col tempo, però, questa sua passione scemò, e la bambina, ormai diventata ragazza, tornò ad essere come tutte le altre.
Diventata adulta, la ragazza come tutte le altre venne chiamata ad occuparsi di affari importanti per la città dove viveva.
Uno di questi riguardava la proposta di creare un luogo, una specie di mercato, dove tutti i cittadini potevano recarsi per gustare i cibi ed i prodotti che arrivavano dalla Cina.
Non le sembrò vero di poter ricambiare dopo tanto tempo le cortesie che l’Imperatore della Cina aveva concesso a Marco Polo, e di poter tornare a far rivivere i sogni e le fantasie di quando era bambina.

Così disse che il mercato era di pubblico interesse.
Non tutti, per la verità, nella città furono d’accordo, e si discusse molto. Alcuni dicevano che non vi era alcun pubblico interesse ma che il mercato sarebbe stato dannoso per i prodotti locali, altri per la città,
ed altri ancora per il lavoro dei cittadini di quella città.
Ma lei fu irremovibile! Si alzò ed indicò tutti i critici come nemici della Cina.
Così la ragazza come tutte le altre riuscì a trasformare il suo sogno in realtà.

Dimenticavo!
Sarà forse un caso, ma le iniziali del nome della ragazza come tutte le altre, sono le stesse del mercante partito da Venezia ...

Favolette a parte, la storia ci consegna una realtà che mette in evidenza come nella nostra città manchino del tutto un serio programma di sviluppo ed una pianificazione del commercio, coerenti con le reali esigenze del territorio e compatibili con le sue vocazioni, e come, in nome di un presunto modernismo ed in tempi di globalizzazione, per una “manciata di riso”, si rimane indifferenti alla lenta ed inesorabile agonia delle attività commerciali cittadine, costrette a chiudere i battenti, cessando così di essere anche un presidio di socialità.

Commenti  

0 #1 graziella boat 2013-10-16 09:07
Le stesse obiezioni di Maurizio le ho formulate, insieme a Dapavo ed altri nella Commissione consigliare preposta, in qualità di cittadini componenti la Commissione stessa. Ma le nostre obiezioni e proposte sono cadute nel vuoto, anche perché pare che i 15/20 posti di lavoro promessi (sic!!) potrebbero risolvere la disoccupazione nella mostra città. Ma questa è la nostra classe politica, abbastanza simile nel piccolo, a quella nazionale. Poveri noi.....
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