Asti e i Bogia nen



di Anna Oliva, Dirigente Confartigianato Asti.


I “bogia nen” hanno nuovamente colpito ! Lunedì 28 aprile, in Asti, sono scesi in piazza i commercianti, gli artigiani, gli imprenditori (diciamo i lavoratori in proprio) per sottoporre all'attenzione dei concittadini e dei politici le oggettive, incontestabili, asfissianti difficoltà economiche quotidiane. Non sto ad elencarle, ormai si è già detto di tutto, anche dei  suicidi. Erano pochi i manifestanti, la maggioranza silenziosa se ne è stata a casa. Pochi perché solo “bogia nen” chiusi nella loro riservatezza ? ...

O forse no, visto che le motivazioni della dimostrazione sono sentite ed esistenti ? Allora occorre valutare il risultato delle presenze numericamente modesto e ritenere che i nostri iscritti possano essere sfiduciati, non credano nella efficacia della piazza o pensino le associazioni solo come luoghi dove, pagando il costo di una tessera, si possono ottenere servizi singoli a costi inferiori.

C’è, probabilmente, l’abitudine dell’ imprenditore a risolvere personalmente i problemi, a lui nessuno porta il lavoro da fare, per lui non ci sono stipendi fissi pagati da altri, l’autonomo vive da sempre uno status mentale che fa riferimento alle forze personali.
Questo e altro, il fatto è che noi dirigenti di associazioni dobbiamo interrogarci sul perchè delle assenze e non risolvere il tutto con la sola frase: “ma che ci posso fare, io ho avvisato tutti”.

Sediamoci intorno ad un tavolo con umiltà, lasciata fuori dalla porta ogni presunzione personale e cerchiamo di capire i nostri bugia nen: anche loro hanno una chiave di lettura, dobbiamo trovarla nel  loro interesse perché l’espressione “l’unione fa la forza” è semplice, arci-conosciuta ma sempre valida nella sua espressione più vera.
Il nostro compito è proprio trovare quella chiave.

Commenti  

+1 #1 Emilio Varni 2014-05-07 10:44
Gentile Sig.ra Oliva, la sua è un'ottima riflessione ma mi permetta di constatare come ovvia per chi a scendere in Piazza per i propri diritti va poche volte oppure mai.

Le piazze oggi rigurgitano di proteste e di denunce ma indignarsi e arrabbiarsi non basta piu'. Vorrei davvero poter unire la voce di chi perde il lavoro e di chi paga le tasse e non riceve servizi che servono non solo a lui/lei ma a tutta la collettività.

L'artigiano cosi' come l'operaio o il medico vivono del proprio lavoro: è possibile trovare un denominatore comune?

Questa crisi che sta impoverendo tutti, potrebbe arricchirci facendoci trovare il senso della comunità, della solidarietà verso il prossimo ma dipende da noi stessi e non da altri.

Raccolgo il suo invito e sono pronto a sedermi al tavolo con
la speranza di poter essere utile alla mia comunità anche soltanto ascoltando.

Cordialità.
Emilio Varni.
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