Lettera a cuore aperto al Vescovo di Asti

di Alessandro Mortarino.

Caro Padre Francesco,
era da diverse settimane che attendevamo un Suo intervento per chiarire i contorni dell'intricata questione dell'Oasi dell'Immacolata e ci ha quindi fatto piacere la Sua decisione di indire una conferenza stampa ...

Purtroppo Altritasti non è stata invitata a questo incontro, ma non gliene facciamo una colpa: in fondo sono "soltanto" 10 anni che dalle colonne on line del nostro giornale ci preoccupiamo di favorire dialogo e dibattito indirizzati al cambiamento sociale e sappiamo di essere ancora minorenni e di doverci conquistare il nostro "posto al sole".
Se fossimo stati invitati, avremmo certamente presenziato per ascoltare direttamente le Sue analisi e cogliere anche le Sue intuibili sofferenze. Magari ci saremmo permessi di rivolgerLe una domanda o di esprimere un concetto utile ad approfondire un tema e di conseguenza il dialogo.
Invece ci troviamo costretti a rivolgerLe un messaggio a distanza, basato sulla percezione di quanto altri hanno raccontato e col dubbio che non tutto ciò che Ella ha espresso nell'occasione sia stato messo in giusto risalto; quindi con la preoccupazione di tornare su temi già esauriti.

Padre Francesco, crediamo che Ella conosca la reverenza che nutriamo nei Suoi confronti.

Ma crediamo che conosca, anche, l'ammirazione che proviamo per un altro Francesco, il nostro Papa, che in questi anni ripetutamente - e spesso tra le critiche dei suoi stessi fedeli - ci ha ammoniti a restituire all'economia il ruolo che le compete, cioè quello di essere scienza importante ma non elemento primario di tutte le scelte sociali.
E' un messaggio, per noi, essenziale. Che procede esattamente nella direzione che guida da sempre il nostro percorso di vita.
Questo non significa che possiamo o dobbiamo ignorare l'economia (e la finanza), che ci tocca da vicino ogni giorno, ma semplicemente che dobbiamo assumere una posizione nitida e decisa per contribuire ad affermare la necessaria supremazia dei bisogni delle comunità, senza subordinarla agli appetiti del denaro, del profitto, della rendita.

Papa Francesco fa questo esempio: "Gli aerei inquinano l’atmosfera, ma con una piccola parte dei soldi del biglietto pianteranno alberi, per compensare parte del danno creato. Le società dell’azzardo finanziano campagne per curare i giocatori patologici che esse creano. E il giorno in cui le imprese di armi finanzieranno ospedali per curare i bambini mutilati dalle loro bombe, il sistema avrà raggiunto il suo culmine. Questa è l’ipocrisia!".
E conclude: “bisogna allora puntare a cambiare le regole del gioco del sistema economico-sociale, non basta comportarsi come buoni samaritani".

Ecco, questo è il punto. E questo punto crediamo debba essere al centro dell'attenzione in ogni istante delle nostre scelte.
Noi, nel nostro piccolo, lo stiamo facendo ma il nostro esempio è la classica goccia che sta nel becco del colibrì in volo sopra al bosco incendiato e, dunque, abbiamo bisogno che la Chiesa - tutta - ci aiuti e non cada essa stessa nella trappola mortale del "abbiamo bisogno di risorse", che rende lecito tutto e il suo contrario.

La situazione dell'Oasi dell'Immacolata disegna proprio questi contorni. La Curia astigiana (poco importa, a nostro avviso, se il proprietario formale sia il Vescovo o il Seminario) ha un problema economico-finanziario insorto nel 2011 a causa dell'acquisizione del complesso di santa Caterina dall’Ordine Mauriziano di Torino, dell'aiuto offerto a varie parrocchie in difficoltà economiche, del fallimento dello Ial che affittava parte del Seminario e, soprattutto, per colpa di un’operazione tuttora non risolta. Di cui, però, Ella non ci racconta nulla di più, lasciandoci intuire che la Chiesa ha sbagliato qualche investimento (forse la Chiesa dovrebbe evitare di fare investimenti ? ...).

Per questo occorrono risorse. Per questo si cercano soluzioni: due anni fa i terreni della Consolata, oggi l'Oasi.
Operazioni comprensibili e normali per un'azienda, un privato, un soggetto radicato "nel mercato". Ma vale la stessa logica per la Chiesa ? Possiamo considerare normale che il Seminario abbia stipulato un compromesso di vendita subordinato all’accoglienza del progetto Coop da parte dell’autorità comunale, facendosi subliminalmente garante dell'operazione ?

L'Oasi costa al Seminario, in termini di tasse annuali e di manutenzioni necessarie. Quella struttura, vuota da anni, sarebbe l'ideale per un qualunque progetto sociale se solo si decidesse di donarla (come la fede ci suggerisce) anzichè usarla come leva finanziaria.
E, forse, bisognerebbe definire il ruolo da assumere: un ruolo sociale puro oppure un ruolo sociale indotto. Papa Francesco credo che non avrebbe dubbi e farebbe di tutto per non cedere alla tentazione di trasformare un'area come quella dell'Oasi in un ennesimo "nonluogo" dedicato al consumo. In una città che ha già un surplus di templi della Grande Distribuzione Organizzata che sono, in fondo, luoghi di lavoro domenicale e di turni spersonalizzanti che poco si adattano ai dettami della Chiesa.

Insomma, Padre Francesco, noi ci aspettiamo un esempio. Forte e coraggioso. Che eviti ciò che sta purtroppo accadendo e cioè un'assurda contrapposizione tra chi sta con il Vescovo e chi è contro il Vescovo, tra chi sta con i lavoratori della Coop e chi è contro i lavoratori della Coop.

Nessuno è con o contro.

Ma in molti hanno compreso qual è la posta in gioco: non far prevalere l'economia alla logica della vita.

Non è questione di 7 oppure 70 piante, non di ambientalismi, non di guance da porgere. Ma di visione.
"Chi governa allora? Il denaro. Come governa? Con la frusta della paura, della disuguaglianza, della violenza economica, sociale, culturale e militare che genera sempre più violenza in una spirale discendente che sembra non finire mai", sono parole di Papa Francesco che aggiunge, a proposito della gestione delle strutture e dei beni economici della Chiesa: "in una visione evangelica, evitate di appesantirvi in una pastorale di conservazione, che ostacola l’apertura alla perenne novità dello Spirito; mantenete soltanto ciò che può servire per l’esperienza di fede e di carità del popolo di Dio».

Se oggi la Chiesa astigiana ha problemi economici da risolvere, Padre Francesco, non ascolti i consigli di qualche consigliere ma si rivolga apertamente ai suoi fedeli e chieda loro di rendersi partecipi alla risoluzione di situazioni temporanee.

Senza conferenze stampa, ma tra i fedeli.

Questa è la comunità.
Tutto il resto è il male della nostra società, che vogliamo e dobbiamo cambiare ...
Un cammino certamente faticoso. Ma se l'obiettivo "alto" ci è chiaro, allora è un cammino che possiamo percorrere in tanti e tutti assieme.

Commenti  

0 #1 gianfranco Monaca 2017-08-02 06:45
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La Nuova Provincia sintetizza il discorso del vescovo:

«Come Diocesi non intendiamo costruire un supermercato, ma solo procedere ad una vendita di cui abbiamo estremo bisogno. Nel caso in cui l’autorità competente bloccasse l’operazione, accetteremo la decisione senza recriminazioni, salvo naturalmente il diritto di vendere comunque alla società interessata. Se poi la vendita non andasse in porto, non prenderemo in considerazione nessun’altra proposta di acquisto. E, quando avremo i fondi a disposizione, useremo in proprio la struttura».

Non si capisce bene:”E, quando avremo i fondi a disposizione, useremo in proprio la struttura». Cosa significa usare in proprio la struttura? Sarebbe bene specificare: “mantenendo invariata la destinazione sociale e pastorale della struttura secondo le intenzioni dei donatori e secondo le indicazioni e lo spirito della trasparenza voluti dal Concilio e dai più recenti documenti pontifici”
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0 #2 Paolo Crivelli 2017-08-02 09:16
molto bella questa riflessione che proponi Alessandro , è piena di saggezza, grazie
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0 #3 Aurelio 2017-08-13 06:39
Cambiare, cambiare rotta! ....non sempre è facile ma, ne abbiamo un tremendo bisogno... se non "svoltiamo" siamo fritti!!
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