Asti cambia: dai cittadini un segnale colorato per clima e mobilità sostenibile

di Alessandro Mortarino.

Se la città di Asti fosse un semaforo, dallo scorso venerdì (e per tutti i prossimi venerdì) avrebbe quattro colori: i tre abituali più l'arancione. E' questo il colore che un gruppo di cittadini ha deciso di utilizzare per avviare una nonviolenta manifestazione "dal basso" che ha l'obiettivo di rendere palese il desiderio di intervenire nell'annoso problema dell'inquinamento atmosferico, sollecitare gli amministratori locali ad adottare provvedimenti urgenti, richiamare tutti noi a uno stile di comportamenti rispettosi della salute. Insomma, un cambio di prospettiva collettivo...

Che cosa significa "dal basso" e quale significato ha, o potrebbe avere, il colore arancione?
Occorre che vi racconti una semplice storia. Semplice come tutte le azioni che nascono da un malessere e dalla voglia di porre rimedio ad uno "status quo" passivo, dall'abitudine del "siamo tutti consapevoli che bisogna cambiare, ma la direzione è ormai questa e nulla possiamo farci", dal timore che da soli ben poco si possa fare.

La storia di quattro trentenni che, qualche settimana fa, hanno iniziato a studiare i dati della grave situazione atmosferica della città di Asti. Da molti anni le centraline dell'ARPA registrano puntualmente il superamento dei limiti giornalieri di Pm 10 (pari a 50 microgrammi/m3) che fanno di Asti uno dei capoluoghi più inquinati d'Italia. Nei primi tre mesi dell'anno in corso gli sforamenti permessi dalle norme nazionali (il numero massimo di sforamenti consentito per anno civile è pari a 35 giorni) sono già avvenuti ben 39 volte.
L'inquinamento atmosferico, in Europa, provoca 790.000 morti all'anno. In Italia, lo scorso anno, si stimano 84.300 decessi, record (negativo) continentale.
Un terzo dei decessi annuali registrati per ictus, cancro ai polmoni e malattie cardiache è dovuto all’inquinamento atmosferico.

Asti è, dunque, al centro di questo fenomeno. Grave. Un'autentica emergenza.
Che, però, non trova energiche risposte da parte delle amministrazioni pubbliche e pare vissuto come un pericolo-ombra da parte delle persone che con il rischio (ripetiamo: grave) convivono quotidianamente.

I quattro giovani e le loro famiglie sono preoccupati e tra loro non lo negano. Ma sono ancora giovani e si convincono che "far finta di nulla" sia la peggiore delle scelte. Discutono, ragionano, costruiscono ipotesi. Poi chiamano a raccolta tutte le persone e le associazioni sensibili che conoscono e dicono: "diamo un segnale. Ora. Subito".

Un semplice segnale, appunto.

Niente cortei, niente convegni, niente atti "contro". Occorre, invece, un segnale e una proposta. Che prende subito forma: il venerdì Asti cambia.
I cittadini indossano qualcosa di arancione (una sciarpa, una maglia, un fazzoletto) e camminano o pedalano per la città. Qualcuno reca con sè un cartello "dov'è la pista ciclabile?", "a che ora arriva il mio treno locale?", "cammino in corso Dante e mi sento l'asma arrivare"...
Qualcun altro ferma le persone che incontra e chiede se preferiscono passeggiare per la città o perdere tempo in code automobilistiche o a cercare parcheggi, oppure se conoscono i dati dell'inquinamento atmosferico della città e del pericolo sulla salute dei loro figli e di loro stessi.

Arancione. Che nel secondo Chakra simboleggia la comprensione, la saggezza, l’equilibrio. Un colore che viene spesso associato alla salute del nostro corpo: agisce sulla nostra vitalità, libera da sintomi depressivi aumentando la capacità di reagire alle avversità della vita, simboleggia la fertilità.

Tra loro c'è Dennis, antropologa colombiana, che ha vissuto anni fa l’esperienza di una megalopoli come Bogotà, popolata di automobili, di traffico caotico, di inquinamento assoluto. Grazie alla relazione tra un sindaco illuminato, Antanas Mockus, e i giovani studenti della città, nel corso di pochi anni a Bogotà si formò un movimento partecipato di cittadini che, in bicicletta o a piedi, riuscì a riprendere possesso della città e trasformarla in un luogo vivibile.

Bogotà era una metropoli frenetica, indisciplinata, violenta.
Asti è una piccola cittadina, facilmente gestibile attraverso una mobilità davvero sostenibile, se minimamente progettata e condivisa.

Che cosa ci vuole?
L'esempio.

Un esempio arancione inizia ora a muoversi per Asti. E se il colore da semplice macchia diventerà paesaggio, qualcosa potrebbe cambiare.

Venerdì 28 giugno, alle ore 18 nei locali de "Il Posto buono" di Asti (via San Marco 18) si terrà il terzo incontro organizzativo: i quattro ragazzi sono già 40 persone.
E da venerdì saranno 400...

Commenti  

0 #1 Giancarlo 2019-06-12 08:52
I limiti di legge, 50 microgrammi x mq, sono superati da quando esistono le centraline del ARPA 80-90 volte per il PM 10 e peggio per il PM 2,5. Il PM 2,5 è considerato molto più pericoloso, viene assorbito dall'organismo in ogni sua parte. Ma il problema è ancora più grave OMS dichiara che i limiti per l'uomo sono 20 microgrammi per mq per il PM 10 e 10 microgrammi per il PM 2,5. É vero che Asti ha superamenti inferiori a Torino ma in Asti le industrie inquinanti sono chiuse da decenni, gli abitanti sono un quindicesimo rispetto a To, il 97% delle caldaie sono a gas, perciò le causa principale è il traffico. Le ricerche dimostrano che Asti oltre il 50% del traffico è parassita. Traffico parassita sono auto che circolano con il solo autista, senza carichi ingombranti o pesanti proveniente da residenze a meno di un km. Sovente rifacendo il più volte il percorso intorno ai parcheggi. Serve l'impegno collettivo e delle amministrazioni per realizzare efficaci provvedimenti.
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