L’Osservatorio sull’abitare, uno strumento di partecipazione dal basso da valorizzare

Il preliminare dell'Osservatorio, «spazio di confronto e discussione sui temi connessi alla casa e all'abitare» (citando l'assessora Cotto), ha avuto luogo martedì 22 Ottobre. Finalmente, vien da dire a chi lo ha sollecitato (chi scrive): dopo tanti annunci, eccoci al dunque. Perché i problemi sociali ed ambientali della città non sono affatto risolti, semmai aggravati dalle crisi economiche che continuano a ripetersi e che segneranno i prossimi anni. Perché le emergenze che durano da dieci anni, come quella abitativa, non sono più tali e mettono in dubbio l’efficacia delle azioni di contrasto fin qui condotte...

Perché, come si è letto in trasparenza nel testo di convocazione del preliminare, la “cittadinanza attiva” (cittadini, associazioni e movimenti di base), che il contatto con quei problemi non l'ha perduto, viene finalmente riconosciuta come un attore in campo, capace di moltiplicare le risorse morali, lo slancio propositivo e di analisi che finora è mancato, oppure è rimasto confinato, sia pure meritoriamente, in iniziative filantropiche (vedi casa Ozanam).

Tutto bene dunque ? Ce lo auguriamo, perché alcuni attori istituzionali erano presenti martedì per atto dovuto, ma non si sono espressi (Atc, Asl). Altri, assolutamente necessari per avviare un confronto sui temi della rigenerazione urbana, erano assenti (dirigenti e funzionari dell’Urbanistica), oppure sono rimasti silenti (costruttori, organizzazioni professionali, rappresentanti a vario titolo della proprietà immobiliare). Come era ristretta a poche associazioni, la convocazione della “cittadinanza attiva”. I sindacati degli inquilini (Cgil, Cisl, Uil), che pure erano presenti, si sono associati nel rimandare ad altra occasione le loro valutazioni.

Sia chiaro, è stato un preliminare, anche nelle intenzioni dei promotori. Difficoltà, dubbi e disincanto per lo strumento scelto, l'Osservatorio, erano in parte scontati. Ora, il primo passo, è stato fatto e il secondo, annunciato per fine novembre, riteniamo debba essere fondamentale per indirizzare una visione quanto mai necessaria.

Però, una delle condizioni affinché quella di novembre non sia una chiamata a vuoto, deve essere prioritariamente soddisfatta, soprattutto da parte degli attori istituzionali. Chi è arrivato martedì in sala Platone, ha portato con sé uno sguardo sulla città e una agenda di problemi. Possiamo scommettere che nessuno era sovrapponibile, né gli sguardi sulle trasformazioni che la città ha subito e forse qualcuno ha assecondato, neppure l’agenda dei problemi che quelle trasformazioni hanno prodotto. Su tutte, la povertà e la disuguaglianza nonché l’uso sconsiderato del territorio.

Non era martedì il momento di mettere il luce le differenze e il loro merito. Però, affinché la chiamata di fine novembre non sia rituale, tutti devono sentire il dovere di farlo, a cominciare dagli attori istituzionali. Diversamente un “confronto e una discussione” non potrebbero aver luogo. E meno che mai una specialistica divisione dell’Osservatorio in “gruppi di lavoro”, come quella proposta dalla assessora Cotto. Possiamo definirle “note di inchiesta”. Tante “note di inchiesta”, brevi, concise, giusto per segnalare pubblicamente l’interesse di chi partecipa all’Osservatorio, possono fare la differenza tra una intenzione vera e dunque meritevole di ascolto e un poco utile percorso.

Un percorso che, in ogni caso, è avviato. Centinaia di situazioni emergenziali stanno, ora, ad osservare questo “Osservatorio” e il senso e l’urgenza di quanto sapremo costruire, tutti insieme, ci auguriamo rappresenti la volontà dell’intera città.

Per il Coordinamento Asti-Est, Movimento Stop al Consumo di Territorio Astigiano, Forum Salviamo il Paesaggio, Non una di meno e varia “cittadinanza attiva”:
Sottile, Mortarino, Clemente, Viarengo, Piccinini, Savoca, Cantarella, Negro.

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