Ma l'inquinamento dell'aria di Asti non è un'emergenza?

Come ogni anno le rilevazioni delle centraline dell'ARPA ci forniscono dati allarmanti sui livelli di inquinamento atmosferico in città. Prendendo in esame la sola centralina Baussano, risulta già superato abbondantemente il tetto massimo dei 35 sforamenti ammesso dalle leggi statali per il PM10 (polveri sottili): al 23 febbraio ne sono stati registrati ben 38. E l'anno è ancora lungo! Il circolo Gaia di Legambiente Asti segnala che, a fronte di questi dati, risulta evidente che i provvedimenti temporanei e in zone limitate si sono dimostrati inefficaci.
Nei giorni 14, 15 e 16 gennaio si sono addirittura superati i 100 microgrammi per metro cubo (il limite di legge è 50), sfiorandoli il 24 e 28 gennaio. E' il doppio dei livelli consentiti, indice di sicuri gravi danni alla salute...

Legambiente ritiene che questa situazione critica sia principalmente causata dal traffico urbano: in città risiedono oltre 61 mila abitanti, mentre oltre 15 mila abitano nelle frazioni, non sono presenti industrie particolarmente inquinanti (altiforni, fornaci e inceneritori), il 97% dei sistemi di riscaldamento degli edifici è di recente generazione, a metano, e non producono in modo diretto particolato.
E' dunque il traffico il principale protagonista della "mal'aria" di Asti e in particolare quello "parassita", caratteristica (negativa) della mobilità cittadina che Legambiente stima pari al 50% circa del totale dei veicoli giornalieri: si tratta di mezzi che fanno poche centinaia di metri senza trasportare altre persone e/o oggetti pesanti. Una situazione che induce a ritenere che provvedimenti restrittivi non influirebbero sulle necessità delle attività economiche e permetterebbero la riduzione dell'inquinamento, previa un'azione "didattica" che convinca gli astigiani a non usare l’auto affiancandola a una concreta limitazione del traffico nelle zone residenziali e in centro.

Legambiente ricorda che a causa dell’inquinamento sono oltre 80 mila i decessi prematuri annuali in Italia (fonte AEA), decine di migliaia i ricoveri, e milioni le giornate di lavoro e di scuola perse.
Attivare provvedimenti efficaci è utile anche per migliorare l’economia e risparmiare risorse.

Oltre alle limitazioni al traffico è necessario provvedere anche ad agevolare i pedoni e i ciclisti con percorsi dedicati. Infine, è bene ricordarsi che da milioni di anni esistono in natura gli alberi, che sono in grado di mitigare gli inquinanti, migliorare l’ambiente, favorire il decoro urbano e abbellire il paesaggio: è necessario incrementare il verde pubblico con almeno 10 mila alberi, invita Legambiente, anche per mitigare i cambiamenti climatici.
Le indagini di ARPA in Asti hanno dimostrato che nei quartieri dove gli alberi sono diffusi, si registra un minore livello di inquinamento, di inquinamento acustico e temperature inferiori in estate. Sono molte le città italiane che stanno incrementando il verde pubblico e regolando anche quello privato. «Si abbattano edifici inutilizzati da anni e li si sostituiscano con ampi giardini» conclude Legambiente.

Commenti  

0 #1 Mario 2020-03-11 09:40
La causa principale dell’inquinamento è lo smog delle auto, però ritengo che tutte le stufe e camini che bruciano legna incrementano lo smog. Qualche giorno fa, dato che vicino a casa mia ci sono case che hanno questa abitudine, utilizzano stufe e camini quotidianamente, ho chiamato il comune per sapere se era permesso. Mi è stato risposto che, poiché in quella settimana i valori erano buoni, si poteva utilizzare i camini. Mi chiedo, con i valori che ho letto nell’articolo, se il comune di Asti è in contatto con i problemi dell’inquinamento della città o dove vive o quali interessi tutela, non tutela certo la salute dei cittadini.
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