Codarem-Comitato di Difesa dalle Radiazioni Elettromagnetiche mette radici ad Asti

A cura di Ketty Increta, referente astigiana del Codarem.

Siamo disposti a barattare la nostra salute per lo 0,3 per cento di Pil per avere delle connessioni più veloci? Sembrerebbe di no, anche perché a fronte di spese elefantiache, 25 miliardi di Euro in tutt’Italia con la previsione di incrementare il pil solo per lo 0,3 ci sarebbero rischi incalcolabili per la salute umana.
Lo standard “5G” si basa su microonde, dette anche onde millimetriche, a radio frequenze più elevate dei precedenti standard tecnologici, che comportano in sintesi maggiore energia trasferita ai mezzi in cui le Radio Frequenze vengono assorbite, in particolare nei tessuti umani, e minore penetrazione nelle strutture solide, per cui vi è la necessità di un maggior numero di ripetitori, a parità di potenza, per garantire il medesimo servizio...

Sia il Ministero della Salute, che l’INAIL, che l’I.S.S. hanno confermato per iscritto nel corso degli ultimi mesi di non possedere alcun parere/studio scientifico che certifichi e attesti la salubrità dello standard 5G per la salute umana, e altresì hanno confermato che non è stata loro formulata richiesta di parere sanitario in merito; le radiofrequenze generate da e verso le antenne 5G vanno a sommarsi a quelle della tecnologia mobile attuale (2G, 3G, 4G, LTE).

Queste ultime già presenti sul territorio cittadino per via della presenza di stazioni radio base e dei terminali mobili in uso ai cittadini; - la maggior parte della letteratura scientifica ha riscontrato effetti biologici dannosi per la salute umana ed animale sia di tipo tumorale che di patologie neuro degenerative, nonché rischi per la flora e per la fauna, anche a valori di campo elettromagnetico estremamente più bassi degli attualmente consentiti come massimi (6 V/m) (standard minimi che la Comunità europea vorrebbero ridotti allo 0,6 V/m ma che i player telefonici chiedono d’innalzare a oltre 60 V/m).

Durante la quarantena Covid, ci sono giunte numerose segnalazioni da parte dei cittadini, anche di Asti e provincia, di “strani” lavori di manutenzione sulle linee telefoniche di rete mobile e internet e di discutibili (anche per l’impatto per il decoro urbanistico) nuovi impianti di antenne, non particolarmente graditi alla popolazione che giustamente, già provata per la quarantena Covid, si preoccupa per la propria salute.

Per questo motivo abbiamo costituito anche ad ad Asti e provincia il Comitato di Difesa Dalle Radiazioni Elettromagnetiche (Codarem)

Cosa chiediamo ai sindaci e ai consigli comunali di Asti e di tutti i paesi della provincia? In ossequio alla Costituzione Italiana e precisamente agli articoli 1, 2, 3, 21, 32 e 33 in attesa che vengano effettuati da enti indipendenti studi approfonditi che escludano la possibilità di rischi per la salute, di deliberare secondo il principio di precauzione per la tutela della salute, ovvero che nessun impianto non sicuro venga installato nel proprio comune.

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