L’Obelisco nero

di Paolo X Viarengo.

La vicenda, purtroppo, è nota a tutti. Il 30 Aprile scorso, ad Asti, nel curvone di Via Pietro Micca è stato installato l’ennesimo ripetitore per telecomunicazioni. L’installatore questa volta è Iliad. Ha trovato posto nella palestra, di proprietà comunale, di fronte al distributore di benzina. In mezzo ai palazzi...


Ce n’era effettivamente bisogno perché, nonostante ci siano già due ripetitori in zona, una in cima al parco di Monterainero ed uno nel piazzale della vecchia caserma, i problemi di comunicazione non mancano. Ad esempio, ai residenti dei palazzi lì vicino, non è stata data comunicazione preventiva, come viene denunciato nei due esposti presentati tramite i loro amministratori ed i loro legali.
Anche qualche consigliere di minoranza ha creduto che la comunicazione fosse carente ed ha fatto un interpellanza al comune di Asti per vederci chiaro. Per capire, oltre alla mancata comunicazione preventiva ai residenti, che ne avevano tutto il diritto, anche se fosse stato rispettato il limite della distanza di 70 metri che la legge impone tra ripetitori e civili abitazioni. Oppure, per capire dove fosse l’emergenza di iniziare dei lavori con cantieri ancora chiusi per lockdown quando i permessi risalgono al 2018 e, prima, non  si era sentita tutta questa necessità.

Praticamente, prima del 4 maggio, data di riapertura, si sono fatti il Ponte di Genova, gli Ospedali Covid e il nostro antennone di via Pietro Micca. Medesima importanza? Dopo varie peripezie, attese, email, telefonate, cambi di persone, richieste di liste di domande, siamo riusciti a contattare, grazie all’intervento del direttore dei lavori del sito, Ing. Silvio Bauducco, direttamente l’Iliad. Ma, solo un abboccamento, in vista di una chiamata più ampia. Forse lunedì. Forse martedì. Forse. Dagli Uffici Stampa del colosso delle TLC, in via informale, ci hanno spiegato che tutte le precauzioni sono state sicuramente rispettate e che i cittadini possono stare tranquilli per la loro salute. I lavori sono iniziati in pieno lockdown in quanto trattasi di un settore considerato di prima necessità: come il pane o il pronto soccorso, per intenderci.  
Senza non si può vivere, quindi, secondo la Legge Italiana.

Gli abbiamo chiesto quanto sarebbe servito ai cittadini astigiani questo ripetitore, quanto ci avrebbe guadagnato il Comune, che sono i cittadini di Asti, ma sembrerebbe che questi siano dati sensibili e non si sa se potranno mai risponderci. Problemi di comunicazione seri, dunque, che però non crediamo si possano risolvere nemmeno trasformando la nostra bella città in una schiena di porcospino: irta di orrende antenne nere.
I problemi di comunicazione si risolvono con la volontà di comunicare: non servono troppe tecnologie avanzate quando manca l’umanità. La voglia di farsi capire. Avremmo voluto parlare e capire molte cose e lo faremo. Forse.

Avremmo voluto capirne proprio l’urgenza. Dopo due anni di lavori fermi. Per poter spazzare così il campo dall’ipotesi di un cantiere, fatto in stile blitzkrieg, per approfittare dei decreti che impediscono alla gente di scendere in strada a manifestare o di riunirsi per concordare una linea comune di lotta. E, oltre a non capirne la necessità e l’urgenza, non si riescono a capirne i criteri estetici: è orrendo, se non spaventoso. Si staglia nero come la morte ad un’altezza incredibile. Le foto pubblicate non rendono. Bisogna andare a vederlo dal vivo per capire quant’è brutto e quanto stona nel contesto urbano.

E quanto farà male ai residenti dei palazzi vicini, agli studenti del vicino Itis “Artom” o agli abitanti di Asti?

Secondo le poche parole pronunciate da Iliad, per niente. Secondo recenti studi sulle emissioni, tanto. La nostra attuale legge sull’elettrosmog fissa chiari limiti alle emissioni, stabilendoli fra i più bassi d’Europa. Ma, leggendo, informandoci, cercando di capire, non ci abbiamo capito nulla. Sembrerebbe che ci siano sostenitori del fatto che facciano male e sostenitori del fatto che siano innocue. La comunità scientifica, anche questa volta, come troppe volte, si trincera dietro la mancanza di evidenze scientifiche. Come è successo, ad esempio, per l’eternit. Materiale da costruzione praticamente eterno, come dice il nome, e prodotto da un’azienda di Casale Monferrato. Purtroppo dopo averlo venduto per costruire qualunque cosa ci si è resi conto che era terribilmente cancerogeno. Oppure l’amianto, altro materiale terribilmente cancerogeno, che era usato per le sue proprietà ignifughe in controsoffittature o tute. Non ci sono state evidenze scientifiche fino a che non è iniziata la strage: allora, purtroppo, di dati ce ne sono stati fin troppi.
Come per l’attuale covid19 quando, all’inizio, si consigliava di non indossare mascherine per non scatenare il panico e ora, invece, occorre indossarle.
Come la povera Madame Curie che, scoprendo il Radio, ne scoprì anche la pericolosità e ne fu la prima vittima.

Scavando nella Natura non sempre si scopre che è benigna verso gli uomini: come per il coronavirus. Lei è, punto.  
Purtroppo le evidenze scientifiche, i dati comprovati, sulle questioni di salute arrivano solo quando ci sono i malati: sono loro le evidenze e i dati scientifici su cui vengono elaborati protocolli. Vien da dire triste a chi tocca per primo. Vien da dire: ma non è meglio, nel dubbio, non avere dubbi? A nessuno  verrebbe in mente di accarezzare quel grande, invitante  e sinuoso gattone che è una tigre addormentata. Eppure, come bambini sciocchi ed arroganti, continuiamo a voler accarezzare la tigre che dorme invece di agire con la massima prudenza e trovare un altro metodo, che non siano i morti, per trovare dati scientifici.

Dubbi sull’elettrosmog ce ne sono e parecchi. Poche certezze.
Ripeto, come all’epoca per l’eternit, l’amianto, il radio e ora per il covid19. Lezioni che evidentemente non sono bastate. Ora, il nostro inquietante obelisco nero si staglia nel centro della nostra, un tempo, bella città. Sarà un 4G, un 5G? Poco importa, perché, a realtà di fatto, non sappiamo, ancora scientificamente, se nuoce alla salute o no e in che misura. Lo sapremo quando avremo i dati scientifici. Le evidenze. I malati. I morti.

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