A volte ritornano: il Teleriscaldamento ad Asti

di Alessandro Mortarino.

Ha destato una certa sorpresa (e fiumi di reazioni) il ritrovamento, all'interno del "Next Generation Piemonte", di un innovativo e "green" progetto proposto da Iren per dotare la città di Asti di una rete di teleriscaldamento; un progetto per altro non previsto e non suggerito dal Comune o dalla Provincia, ma proveniente - par di capire - direttamente da una autocandidatura inviata alla Regione e da essa puntualmente recepita e indicata al Governo tra le 1273 progettualità in cerca di fondi statali nell'ambito del Recovery Plan o PNRR...

Già, proprio quel teleriscaldamento bocciato anni fa dai cittadini e poi anche dal Comune e ancora oggi oggetto di strascichi giudiziari. Non sappiamo ancora se il progetto è il medesimo già bocciato, perché i 1273 progetti che la nostra Regione sta promuovendo risultano inaccessibili; di sicuro sappiamo che il Sindaco di Asti, Maurizio Rasero, si è detto sorpreso tanto quanto i cittadini e ha comunicato che: «si tratta d’una proposta che non è stata concordata con noi e che anche noi abbiamo scoperto a Recovery presentato. Io avevo respinto definitivamente l’ipotesi che riguardava la localizzazione nel cortile dell’ospedale. Sapevo però che stavano, non specificatamente per Asti, vagliando ipotesi di impianti di nuova generazione. Dev’essere chiaro che sarà sempre l’amministrazione comunale a decidere se quel progetto va bene o no per la città, e in questo momento va altrettanto chiarito che di progetti non ce ne sono e che non è detto che venga finanziato».

Paolo Montrucchio, che guidò i cittadini nella lunga ed estenuante battaglia contro il vecchio progetto, ha commentato amaramente che «la Regione sponsorizza IREN, società quotata in borsa, per riproporre il grande ed inquinante impianto di produzione di energia elettrica e di acqua calda per teleriscaldamento dentro l’ospedale Cardinal Massaia di Asti. Incredibile: la Regione sponsorizza una società quotata per utilizzare fondi pubblici per costruire, dentro un ospedale, un impianto a conbustibili fossili inquinanti. Lo stesso progetto già bocciato cinque anni fa dagli astigiani».

I due consiglieri comunali di minoranza di "Uniti Si Può", Anselmo e Bosia, ricordano che «se il Teleriscaldamento era miseramente naufragato, il progetto sulla gestione dell’Illuminazione pubblica è andato in porto, ma successivamente un pronunciamento dell’Autorità nazionale Anticorruzione ha giudicato illegittimo quel duplice affidamento diretto da parte del Comune: ora in ballo c’è un corretto affidamento del servizio e soprattutto il rimborso economico per un socio privato che ha fatto un importante investimento nell’illuminazione pubblica. Il Socio privato di cui sopra è Iren, e a noi non sembra un caso che sia ancora Iren che oggi propone di nuovo il teleriscaldamento. Negli ultimi anni, nonostante il teleriscaldamento non sia andato in porto, questa azienda ha messo le mani sulla città diventando socio di maggioranza di Gaia e Aec e principale socio di minoranza di Asp, posizioni attraverso cui - di fatto - Iren controlla il ciclo dei rifiuti, l’acqua, l’illuminazione pubblica e i trasporti pubblici. La novità è un’altra: è che Iren ha le braccia talmente lunghe da spingere i bottoni direttamente nelle sale di comando, in questo caso la Regione, e se vuole fare un impianto di teleriscaldamento ad Asti non si cura nemmeno più di intavolare un discorso con l’Amministrazione Comunale ma fa saltare fuori una proposta direttamente nel fascicolo delle opere che la Regione Piemonte chiede di finanziare attraverso il Recovery Fund. Questo la dice lunga sul modo di fare di una società teoricamente di emanazione pubblica, che fa utili con soldi che provengono da utenze pubbliche per servizi essenziali quali quello idrico o la raccolta dei rifiuti, ma che ha una governance spregiudicata, del tutto fuori controllo da parte dei governi locali e soprattutto “resiliente” , non nel senso virtuoso del termine che va tanto di moda adesso, ma perché disposta a far affari con amministrazioni di qualsiasi orientamento politico a prescindere dal merito dei progetti. In ogni caso, c’è qualcuno che è ancora illuso che, nella gestione di Asp, Comune e Iren siano due attori con eguale potere decisionale? Ribadiamo con forza, come abbiamo detto già molte volte, che l’unica possibilità per mantenere il controllo su Asp sia quella di fare dei nuovi patti parasociali in cui venga limitato il ruolo del socio privato e si rafforzi quello del Comune».

E se Europa Verde Asti valuta l'intero "Next Generation Piemonte" come un insieme di «progetti tutti scollegati in gran parte tra di loro, senza una visione del reale cambiamento che avrebbero dovuto dare allo sviluppo economico della Regione, un percorso davvero di resilienza alla lotta contro i cambiamenti climatici, l’inquinamento atmosferico e la riconversione della mobilità, tra le principali cause di inquinamento che oggi provoca in Italia oltre 50.000 decessi prematuri per problemi alle vie respiratorie», tra le associazioni ambientaliste e del volontariato piemontese è partito un tam tam che ripercuote una domanda: «ma qualche ente pubblico ci ha invitati a proporre idee, progetti, suggestioni per strutturare la visione del nostro PNRR?».

La risposta, all'unisono è «nessuno ci ha invitati». E questa conferma ci pare valga molto più di qualunque altra considerazione: avevamo una occasione d'oro per investire sul futuro. Ancora una volta la Politica ha sprecato l'opportunità.

Più unica che rara...

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