A Valleandona si costruisce nel verde

Venerdì 25 giugno i componenti della Commissione Urbanistica del Comune di Asti saranno chiamati ad esprimersi sulla richiesta di autorizzazione di una Variante che riguarda le verdi aree collinari di Valleandona. La richiesta viene dalla società Nenè SS, nella persona del suo socio amministratore Livio Negro; il Movimento Stop al Consumo di Territorio Astigiano/Forum Salviamo il Paesaggio ritiene tale iniziativa privata come un autentico “frutto avvelenato” e invita tutti i consiglieri comunali a non rendersi colpevoli di un episodio che vorremmo definire davvero grave, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti della salvaguardia e della valorizzazione del paesaggio...

La società proponente, infatti, aveva purtroppo già ottenuto l'autorizzazione a demolire un fabbricato nel fondovalle e trasferire le volumetrie – e il 35% di relativo “premio” edificativo - in una panoramica area collinare circondata dal verde e da boschi; diciamo “purtroppo”, perché la medesima operazione sarebbe stata possibile anche in un altro sito con minore impatto, ad esempio nelle vicinanze del sito originario...

In corso d'opera, ha ora deciso di non volersi accontentare di una “semplice” abitazione bifamigliare, ma di trasformare la gentile concessione dell'Ente pubblico in un business, richiedendo di poter ulteriormente ampliare la superficie dell'edificio, modificare nuovamente la destinazione d'uso (questa volta da residenziale a turistico-ricettiva) e dar vita ad una sorta di Resort tra le colline nella quiete della contigua Riserva Naturale della Valle Andona, Valle Botto e Val Grande.

Non vogliamo essere sospettosi, ma è difficile credere che questa “decisione in corso d'opera” non fosse già stata prevista dal proponente, così come sorprende che nessuna criticità sia stata sollevata dal Parco Paleontologico Astigiano, la cui sede dista poche decine di metri dall'insediamento in dibattito; annotiamo che l'amministratore di Nenè SS è anche il presidente dello stesso Ente, una situazione che ci pare decisamente imbarazzante perché considera contemporaneamente ruolo pubblico di tutela delle aree verdi e ruolo privato di “consumatore di suolo naturale”...

In attesa di poter analizzare nei dettagli la corposa documentazione tecnica che correda la nuova richiesta di autorizzazione e in attesa di conoscere l'iter procedurale iniziale, vogliamo ricordare ai consiglieri comunali che la nuova Strategia dell'Unione Europea afferma l'esatto opposto di quanto sta avvenendo a Valleandona, indicando l'urgente necessità di trasformare almeno il 30 % della superficie terrestre in zone protette gestite in modo efficace, non certamente di aggiungere nuovo cemento e traffico veicolare anche nel cuore di verdi colline. Dovremmo innanzitutto preoccuparci di salvaguardare la biodiversità, come anche Papa Francesco suggerisce nella Laudato Si', e recuperare l'esistente inutilizzato anziché intaccare aree naturali: ricordiamo che per formare 1 cm di suolo occorrono dai 3 ai 4 secoli e addirittura 3 mila anni per raggiungere uno spessore utile ai fini agricoli!

Ci auguriamo che i componenti della Commissione Urbanistica vogliano utilizzare il metro dell'etica e della morale nelle loro decisioni, evitando così di autorizzare un pericolosissimo precedente che certamente indurrebbe tanti altri privati a tentare di replicare in altre aree amene il medesimo scopo.

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