Figli di Dio orgogliosamente De-Generi: risposta al comunicato stampa della Diocesi di Alba

di Mario Bonfanti, reverendo della Metropolitan Community Churches. 

Sabato 8 luglio si è svolto per la prima volta il Pride ad Alba. E la Diocesi ha sentito il bisogno di emanare un comunicato stampa dai contenuti a dir poco irrispettosi oltre che falsi e devianti.
In qualità di prete queer genderfluid, appartenente alla Metropolitan Community Churches, voglio rispondere a questo comunicato, innanzitutto smontandolo nei suoi assunti (pars destruens) e quindi condividendo la nostra proposta totalmente inclusiva basata sul messaggio accogliente dei Vangeli (pars construens) ...

PARS DESTRUENS

Inizio riprendendo il Comunicato della Diocesi di Alba (qui trovate il testo integrale) e smontandolo passo passo.
Chiedo scusa ai lettori per la lunghezza. Ma un comunicato di questo genere va smontato fin nei suoi minimi dettagli e messo a nudo nella sua falsità cristiana e infondatezza biblica.

Chiarimento terminologico: orientamento, non tendenza!
Nel primo passaggio del Comunicato si legge che la Diocesi di Alba “ribadisce il pieno rispetto per le persone con tendenza omosessuale, verso le quali la Chiesa è chiamata a un atteggiamento di accoglienza nelle proprie Comunità”.
Innanzitutto voglio sottolineare che la nostra non è una tendenza omosessuale, ma un orientamento! Potrebbe sembrare una quisquilia lessicale, ma questo termine che la chiesa cattolica continua a utilizzare è deviante e molto pericoloso.
Il lemma “tendenza” infatti presuppone un modello teorico secondo il quale l’omosessualità è una scelta, un modo (o una moda) di sentire e agire; e quindi può essere modificata. Bene: questo è assolutamente falso! Il nostro è un orientamento sessuale: l’attrazione emozionale, romantica e/o sessuale di una persona verso individui dello stesso sesso, di sesso opposto o entrambi.

Non solo omosessuali!
E ricordo alla Diocesi che nell’universo variopinto dell’umanità LGBT+ creata da “dio” non ci sono solo persone con orientamento omosessuale.
Tra di noi ci sono anche bisessuali, transgender etero (non solo omo). E anche – ebbene sì – persone queer e dall’orientamento sessuale fluido.
Siamo un pochino più multiformi e complessi rispetto ai vostri rigidi stereotipi ormai vecchi e superati. Vi chiedo almeno il piacere, prima di scrivere su di noi, di aggiornarvi e studiare un po’ di ricerche sugli studi di genere (che tanto vi allarmano). Vi farebbero bene.

E dove eravate?
Subito dopo la Diocesi aggiunge: “si auspica inoltre, per le persone con tendenza omosessuale, integrazione e accompagnamento personalizzato del cammino di fede”. Bene. Se volete davvero integrare le nostre esistenze nel cammino di fede e accompagnarci, perché non c’eravate con noi in piazza?
Oltre al sottoscritto, non c’era nessun prete al nostro fianco per accompagnarci.
Perché non mobilitate le vostre comunità cristiane e scendete in piazza con noi? Sarebbe un bel segno concreto di integrazione. Siamo stufi di parole altisonanti e vuote!

Un coacervo di falsità devianti
Il secondo punto del comunicato, poi, è terribile: in pochissime righe si concentra un’accozzaglia di pericolose menzogne.
Intanto si ritira fuori questa benedetta “cultura gay” che non si capisce cosa sia.
Poi si va contro il diritto alla nostra esistenza e autodeterminazione, basandosi sul fatto che noi siamo diversi e quindi non possiamo avere uguali diritti. Affermazione gravissima degna di denuncia presso la Corte dei Diritti dell’Uomo.
Certo che siamo diversi! E insieme siamo eguali a voi, titolari degli vostri stessi diritti e doveri dichiarati sia dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dalle Carte Costituzionali europea e italiana. E per questo ancora manifestiamo e chiediamo giustizia: perché davanti alla legge noi e voi (proprio grazie a voi) siamo inferiori.

Famiglie diverse
E poi – immancabilmente – si tira fuori deus ex machina il “disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”. Qui siamo proprio scaduti ad una totale deviazione e travisamento del messaggio biblico ed evangelico.
Faccio brevemente chiarezza: innanzitutto nella Bibbia vi sono una caterva di modi di essere in relazione e non un solo modello di famiglia (si passa dalla poligamia di diversi personaggi, alla schiavitù sessuale, al permesso di far sesso con il cognato pur di avere una discendenza, alle relazioni omoaffettive, al matrimonio con una prostituta sacra, ecc); e non credo che nessuna di queste forme di famiglia sia vicina al modello propugnato dalla chiesa cattolica, che lo spaccia per “volontà di dio” mentre non è altro che un suo costrutto culturale.

Un movimento anti-famiglia
In secondo luogo – se stiamo anche solo ai Vangeli – vorrei ricordare alla Diocesi di Alba che gli studi esegetici (vi basterebbe leggere il libro di Augias-Pesce, Inchiesta su Gesù) hanno evidenziato senza ombra di dubbio che Gesù e il suo movimento erano fortemente contrari all’istituto familiare! E che la “sacra famiglia” non era affatto quella bella modesta umile famigliola “mulino bianco” che voi continuate a elevare a modello.
Ciò che voi proponete è un modello di istituto familiare medio-borghese apparso nella nostra cultura occidentale molto recentemente. E totalmente assente da qualsiasi pagina biblica!

Sproloquio biblico
Ed ecco che, al terzo punto del Comunicato, si cita il fatidico passo biblico che dovrebbe mettere definitivamente a tacere ogni oppositore.
Intanto trovo davvero interessante che in un Comunicato ufficiale di una Diocesi cattolica su 5 citazioni una sola sia biblica. E neppure presa dal Vangelo, ma dalle prime pagine della Bibbia, che anche i muri sanno essere una rilettura e un riaggiustamento (ad opera di alcuni pensatori ebrei) di miti appartenenti ad altre religioni della Mezzaluna Fertile.
Inoltre il passo biblico “salva tutti”, se stiamo alle indicazioni emanate da Ratzinger per una corretta interpretazione della Bibbia (L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa – Pontificia Commissione Biblica 1993) innanzitutto non è storico; in secondo luogo la parola “uomo” significa “umanità”; in terzo luogo esso non sta parlando di identità di genere ma affermando l’affinità tra il divino e l’umano. Se poi applichiamo – come consiglia Ratzinger – anche il metodo psicologico-psicoanalitico, il testo potrebbe dire anche che in ciascuno di noi è compresente maschile e femminile.

I Tumtum: una interessante integrazione ebraica
Ma ciò che appare molto interessante (e che la chiesa cattolica volutamente omette) è che la tradizione ebraica nella Halakhah (la tradizione “normativa” religiosa dell’Ebraismo, codificata in un corpo di Scritture e include la legge biblica e successive leggi) oltre a “maschio” e “femmina” integra il testo della Genesi, aggiungendo anche i tumtum, cioè che è incerto se sia maschio o femmina.
Perché allora la chiesa cattolica continua falsamente a ribadire che “la famiglia è il luogo inconfondibile e non alienabile per crescere ed essere educati nell’ambito della complementarietà maschio-femmina”?
Mi sa tanto di ideologia costruita ad hoc per portare avanti un modello oppressivo patriarcale e garantire il potere gerarchico solo ai (veri!?) maschi.

Libertà incivili
E per chiudere in bellezza il Comunicato si scrive: “ognuno ha diritto di manifestare liberamente il suo pensiero; è però segno di maturità democratica manifestarlo nelle forme più confacenti di una civile convivenza, fermando la propria libertà là dove comincia quella degli altri”.
Del tipo: dovete starvene zitti e visto che i vostri diritti turbano le nostre menti, dovete rinunciarvi. Ma siamo impazziti?

Invece proprio perché vi turbano grideremo sempre di più e vi scandalizzeremo con i nostri corpo de-generi. E non ce ne facciamo nulla della sobrietà (e castità) che voi ci imponete: noi siamo e continueremo ad essere sfacciatamente noi stessi.

PARS CONSTRUENS

E vengo sinteticamente a ricostruire sulle macerie di quanto sopra distrutto, in quanto costruzione fatiscente e in frantumi ormai da decenni.
E lo faccio indicando 4 pilastri base della nuova costruzione di un cammino cristiano totalmente inclusivo, quale quello di cui io “prete queer genderfluid” faccio parte.

Incarnazione: Dio si è fatto carne (non spirito!)
Il Vangelo di Giovanni si apre declamando: “E il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua tenda tra di noi. Il cristianesimo nasce da questa affermazione di base: Dio non è puro spirito, ma è intrinsecamente immischiato nella nostra materia.
Che, in fondo, è in linea con la scienza e con le moderne scoperte sia della fisica quantistica sia dell’astrofisica: la materia è tenuta insieme da una forza a noi ancora ignota ma che ne permette l’esistenza. Questa energia è perciò presente in ciascuno di noi, anche in noi persone LGBT+ che quindi possiamo definirci “figli di dio” anche se voi, eminenze cattoliche, ci considerate “de-generi”.
La Metropolitan Community Churches di cui faccio parte professa questa verità discendo che “ogni persona è inclusa nella famiglia di Dio e tutte le parti del nostro essere sono accolte e benvenute alla mensa di Dio” (estratto dai valori fondamentali della MCC).
E lo fa in concreto accogliendo chiunque e ordinando pastor* persone sia etero sia LGBTIQA+.

Profezia: criticare i sistemi oppressivi (anche ecclesiali)
Dio nella Bibbia si rivela a Mosè come “colui che vuole liberare gli israeliti dalla oppressione dell’Egitto”. Su questa scia i Profeti si sono sempre battuti per criticare le istituzioni politiche e religiose quando opprimevano il popolo e creavano ingiustizie sociali. Lo stesso Gesù si è scagliato più e più volte in particolare contro le gerarchie religiose del suo tempo che abusavano del loro ruolo e potere per i propri interessi economici.
In questa linea dovrebbe muoversi sempre il cristianesimo. Invece storicamente, dall’Editto di Milano (313 d.C.) ha iniziato a colludere col potere, perdendo, così, il suo ruolo profetico e deviando dal messaggio biblico-evangelico.
La MCC si impegna concretamente dalla sua nascita (1968) “a resistere alle strutture che opprimono le persone e stare al fianco di coloro che soffrono sotto il peso di sistemi oppressivi, sempre guidati dal nostro impegno per i diritti umani nel mondo.”
Siamo la prima chiesa al mondo che ha celebrato il matrimonio tra persone dello stesso sesso, che è scesa a sfilare dal primo Pride della storia, che si schiera dalla parte degli afroamericani, dei nativi e di tutti coloro che nel mondo subiscono ingiustizie.

Benedizione originaria (e non peccato)
La Bibbia si apre con una lunga benedizione e celebrazione della bellezza del creato (Gen 1)
Il mondo e l’umanità non sono per noi segnati da nessun peccato originale. Questa non è una dottrina biblica, ma è stata inventata e inserita a posteriori nel cristianesimo.
Noi professiamo la bontà originale e originaria dell’umanità e la sua bellezza e benedizione. Quindi anche noi persone LGBT+ non siamo un errore, uno sbaglio, un difetto della natura; ma una meravigliosa “biodiversità” che dona ricchezza al genere umano.

Eroticità (non dio) ci salva
Sempre nei documenti della Metropolitan Community Churches si legge: “Nella MCC, noi crediamo che ciascun* di noi è santo, proprio nella sua umanità. Siamo fatti sia di corpo che di spirito. Noi professiamo che le nostre sessualità sono un dono benedetto di Dio. E per questo noi non separiamo i nostri corpi dalla nostra esperienze di Dio”.
Anche nella Bibbia il primo comandamento che Dio affida all’umanità recita: “Andate e moltiplicatevi” (Gen 1, 28). Dio fin dall’origine ci invita a fare sesso e divertirci coi nostri corpi.
E non a caso tutta la tradizione ebraico-cristiana ha sempre ritenuto essere il libro più sacro di tutti i libri della Bibbia il Cantico dei Cantici: un insieme di poesie erotiche (molto spinte e per niente sobrie o caste) dove non si parla mai di Dio. E per questo è stato considerato il più sacro: perché Dio si manifesta nella nostra energia erotica!
Che non è immediatamente o solo la sessualità; ma è anche il sesso.

Conclusione
Per cui, con buona pace della Diocesi di Alba, il Pride si è fatto e si rifarà ancora.
E al Pride di sabato scorso ha partecipato anche un prete queer genderfluid, come presenza profetica contro lo strapotere oppressivo di una chiesa che schiaccia sotto false ideologie e come testimonianza concreta della possibilità reale di essere insieme persona LGBT+ e cristian*.

E quindi concludo il mio “contro-comunicato” dichiarando alla Diocesi di Alba e alla chiesa cattolica tutta che anche noi persone LGBT+ siamo “figl* di dio” anche se voi ci considerate “degeneri”. E noi ne andiamo fieri e continueremo a sfilare con orgoglio.

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