Una questione privata ... delle Langhe

di Alessandro Mortarino.

Il cinema è l’arte della finzione per eccellenza, questo lo sappiamo. Fa però una certa impressione poter salutare l'ultimo film dei fratelli Taviani, tratto dal romanzo postumo di Beppe Fenoglio "Una questione privata", in cui lo scrittore racconta l'amore del partigiano Milton nell'estate del '43, nel pieno delle lotte partigiane, lungo le perigliose colline delle Langhe. Quelle Langhe che nel film non vedremo, perchè i registi hanno scelto di girare le loro immagini in val Maira ...

E il motivo di questa scelta di luoghi è molto semplice e sono proprio i due registi a raccontarla: «Nei primi sopralluoghi siamo andati naturalmente nelle Langhe, in cerca di location, ma su quelle colline abbiamo trovato solo filari e filari di vigneti, allineati come soldatini. Un disastro, per noi. Impossibile ambientare il film in uno scenario del genere. La scenografa Emita Frigato ci ha proposto la val Maira e ne siamo rimasti entusiasti».

Dato che il cinema è innnanzitutto finzione, non è il caso di farne un dramma. Ma è certamente l'occasione per ragionare di paesaggio, quel paesaggio - narrato da Fenoglio  - di una Langa che non c'è più.

O, almeno, non c'è più nelle zone di collina soggiogate dai vigneti. Perchè sarebbe stato sufficiente uscire di pochi chilometri da Alba per immergersi - ancora - nelle suggestioni di Fenoglio: tra San'Elena e San Bovo, ad esempio, lungo i pendii boscosi e umidi e tra i rittani di Tobia e Agostino del Pavaglione, luogo della Malora.

Oppure risalire verso l'Alta Langa tra Bergolo, Prunetto, Levice, Gottasecca (o San Benedetto, Mombarcaro, Murazzano ...). E incontrare boschi fitti, case di pietra abbandonate, interi borghi silenziosi, ciabot evocativi, luoghi sufficientemente intatti da cemento moderno e coltivazioni intensive.

Chi ama camminare in quelle zone, lungo sentieri che ora sono segnalati e a prova di errore, sa che quella Langa resiste al tempo e continua a offrirsi come terra di incontri e sorprese.
Non la vedremo nel film, molto meglio immaginarla e farsi venire la voglia di conoscerla direttamente e senza finzioni.

Ma una riflessione sul panorama monotematico della Langa "del vino", la dovremmo fare. Perchè "vergognarsene" è un po' come ammettere una colpa.

E dovremmo farla subito, ora, adesso, questa riflessione. Perchè il cambiamento climatico sta già iniziando a far risalire di quota i vigneti e a moltiplicare esponenzialmente i noccioleti, verso quel che resta delle autentiche Langhe di Fenoglio ...

Commenti  

0 #1 Anna 2017-11-09 22:00
Concordo in pieno. E avendo visto il film aggiungo che questa volta i fratelli Taviani hanno prodotto un risultato abbastanza mediocre, con molti luoghi comuni e scene prive di suggestione, anzi direi un film complessivamente stereotipato. Da TV commerciale e non da grande schermo. In cui dello spessore di Fenoglio resta ben poco.
Anna B.
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0 #2 Maurizia 2017-11-10 11:41
A me il film non è piaciuto credo che Fenoglio sarebbe inorridito a vedere le montagne al posto delle Langhe ed ho trovato insopportabile la pettinatura e la camicia bianca del partigiano Milton! Un film mal riuscito senza poesia .
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