Il caso del Bistrot e del bigottismo albese

di Maurizio Bongioanni.

Furio Colombo ricordava come fosse sufficiente sfogliare le pagine del Corriere della Sera durante gli anni intercorsi tra la prima e la seconda guerra mondiale, per vedere il fascismo venir fuori. Egli sosteneva - e lo sostengo anch'io - che i media riflettono bene la società in cui viviamo. E allora che conclusioni dovremmo trarre leggendo l'articolo della Gazzetta d'Alba intitolato "Marijuana al Bistrot dei sognatori: denunciati cuoco e i tre titolari"? ...

Purtroppo non mi è possibile linkare all'articolo, comparso online sul sito della Gazzetta. Questo perché, in seguito alla richiesta di rettifica da parte di alcuni lavoratori del locale in questione, l'articolo è stato semplicemente cancellato.

Ma andiamo con ordine.  

Durante il fine settimana, al Bistrot si presentano una squadra di carabinieri - guidati dal capitano dei carabinieri albese -, una squadra di cinofili di Asti, una squadra dell'Asl e una dell'ispettorato del lavoro. Uno schieramento piuttosto importante che non passa inosservato, né si vede tutti i giorni intervenire ad Alba. 

Il risultato della retata è il rinvenimento di 50 grammi di marijuana in uno zainetto appartenente al cuoco del locale. Viene anche contestato l'uso di una cantina dov'erano appesi dei salami, che l'Asl giudica non a norma, e un lavoratore in nero, per il quale viene fatta una sanzione di 6000 euro.

La notizia finisce qui. Punto. Eppure siamo ad Alba, dove si fa sensazionalismo con poco. E allora tutte le testate riportano fedelmente il comunicato stampa diramato dai carabinieri, senza alcuna indagine (si sa, la cronaca nera sui giornali segue questo collaudato modello) ma la Gazzetta d'Alba, nella persona misteriosa di v.p., dona al suo articolo tutta una serie di gustosi dettagli.

Dettagli che non posso riportare fedelmente perché l'articolo in questione - ripeto - è stato cancellato dopo una richiesta di rettifica da parte dei lavoratori del locale.

In ogni caso, ricordo di aver letto che il pezzo iniziava con una frase del tipo "Le forze dell'ordine sospettavano che il locale offrisse ben di più che normali cocktail, e ne hanno avuto conferma". Cioè, il locale somministrava stupefacenti ai suoi clienti? Non credo. E se invece così fosse, dove sono le prove? Ovviamente non è vero, era solo una frase a effetto…con l'intento di produrre degli effetti mirati sulla nomea del locale. Dai, lo sappiamo, il locale è frequentato dagli "alternativi" albesi, non i soliti "fighetti" insomma…

Come se non bastasse, la Gazzetta riporta che l'80% dei frequentatori del locale ha precedenti penali. Come si è arrivati a una conclusione tale, nessuno lo sa. Vero è che i carabinieri hanno proceduto con il controllo dei documenti della clientela (mai vista prima tanta abbondanza di controlli in un locale albese) ma arrivare a dare una percentuale mi sembra oggettivamente una "bufala", né più né meno. E poi per precedenti penali cosa si intende? Un processo concluso? Una segnalazione? Chi lo sa, v.p. non ce lo dice.

Ancora: nella cantina sono state ritrovate delle "masserizie", termine arcaico che in questo caso sta a indicare il ritrovamento di una vecchia bandiera del PCI. Non capisco ma posso immaginare perché non è stata citata dalla forze dell'ordine. Che invece preferiscono mettere in risalto il ritrovamento di un volantino anarchico che inneggiava a protestare contro la polizia (che tempismo!). Non sapevo che essere anarchici fosse un reato, o presunto tale, almeno oggigiorno, e infatti la frase mi ha lasciato addosso una certa sensazione di nostalgia del maccartismo (che va beh, ce l'aveva con i comunisti ma che importa, tanti tutti dalla stessa parte stanno, no?).

E allora, riallacciandomi con ciò che diceva Furio Colombo, da un articolo del genere non può che trasparire tutto il bigottismo di una città conformista dove le canne fanno paura come se fossimo rimasti intrappolati nell'epoca del proibizionismo dell'America anni '50.

Ora, senza giustificare la superficialità con la quale il Bistrot ha mancato di monitorare ciò che stavano facendo alcuni suoi dipendenti all'interno del locale, mi auguro che questo locale continui a rimanere aperto così con i suoi pregi e i suoi difetti (sempre che i suoi gestori lo vogliano, ci mancherebbe). Questo perché la biodiversità mi piace, l'omologazione no.

Per concludere, riporto qui due voci che non leggerete su altre testate giornalistiche regolarmente registrate in tribunale: la prima è la voce di un lavoratore del Bistrot (già, ci sono pure loro!) e l'altra di un'amica di De-Generi, Maddalena Marchetto, che ha pubblicato su Facebook. Buona lettura.

"Alla cortese attenzione del Direttore Responsabile Giusto Truglia,

Siamo alcuni lavoratori dipendenti del Bistrot dei Sognatori di Alba. Quando, lunedì mattina, avete diffuso online l'articolo inerente i controlli che il locale presso il quale lavoriamo ha subito venerdì scorso, i nostri cellulari hanno iniziato a squillare. Per tutti noi è una triste realtà ritrovarsi in una simile situazione, ma non per la gravità di quanto successo, bensì per la vostra infondata e fantasiosa ricostruzione. Improvvisamente abbiamo dovuto difenderci dall'accusa di elargire ai nostri clienti, cito testualmente, “oltre ai cocktail […] ben di più”. E cosa potrebbe essere questo valore aggiunto al menu e alle liste dei vini? Quanto rinvenuto nello zaino di un nostro collega, 50g di marijuana. Egli che, dichiaratosi unico responsabile di quanto sequestrato la notte stessa, viene dipinto come, cito di nuovo testualmente, “padre di questa iniziativa”. Dunque dubbi non ce ne sono. E in effetti la forma lessicale che avete scelto porta a questa unica interpretazione: cioè che tutti, dal primo all'ultimo lavoratore, sarebbero coinvolti nell'iniziativa”. Le forze dell'ordine avevano sospetti che hanno trovato conferma con il ritrovamento avvenuto nel “retrobottega”, che in realtà è un semplice cortile. In calce a questa lettera trovate i nostri nomi, cioè di coloro che questi fantomatici cocktail “speciali” preparano e servono ogni giorno. Ognuno di noi ha alle spalle vicissitudini umane e professionali legate a svariati bar, pub e ristoranti della zona lunga un paio di decenni e i nostri visi sono conosciuti (nel bene e nel male) da una buona fetta di popolazione albese. Ci fa sorridere dover specificare in questa sede che mai siamo stati implicati in simili vicende e men che meno abbiamo mai commesso, sul nostro attuale posto di lavoro, alcuna attività di spaccio. Tutto questo non solo è indimostrabile perché falso, ma è anche gravemente diffamante. Vedete, il vostro giornale ha aperto l'ultima edizione in prima pagina parlando di cyberbullismo e dei pericoli derivati anche da piccoli casi di fake news online. Niente di più vero. I nostri figli, i nostri padri e le nostre madri hanno il diritto di non sentire infangato il nostro umile lavoro a causa della Vostra colposa leggerezza. Chiediamo pertanto l'immediata rimozione della pagina web in cui veniamo dipinti per ciò che non siamo, e non siamo mai stati,  e possibilmente una rettifica quantomeno aderente alla realtà. Cogliamo l'occasione per esprimere il nostro affetto e la nostra riconoscenza nei confronti dei nostri titolari che si sono ritrovati loro malgrado in una vicenda a cui sono totalmente estranei". Farinetti Gianluca

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De-Generi: "La differenza tra la città e la cittadina di provincia non è la qualità della vita, ma la quantità della vita. La città è tanta: tante persone, tanti movimenti, tante rappresentazioni del mondo. I suoi abitanti, anche senza convinzione, devono imparare a convivere con l'Altro. E l'Altro, con più o meno fatica, ha uno spazio, qualche volta dignitoso, qualche volta meno. La cittadina di provincia subisce con più facilità la tendenza alla diffusione di un unico modello, che ingloba (o soffoca) i modelli diversi, o dissidenti. Adesso, dalla "grande" città, osservo con dolore ciò che sta accadendo nella piccola Alba. Il Bistrot e l'Osteria dei Sognatori rappresentano qualcosa che non rientra nel modello, una forma di resistenza non soltanto per le idee politiche che portano con sé, ma per l'atmosfera e il messaggio che trasmettono: non siamo tutti uguali, ma possiamo vivere fianco a fianco. Anche in una cittadina di provincia. Per questo, #iostoconisognatori You may say I'm a Dreamer. But I'm not the only one" .

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