Gli abitanti di Bra: ovvero due più due non fa sempre quattro

a cura della sezione braidese d’Italia Nostra.

Alla nostra sindaco (nonché assessore all’urbanistica) piace “vincere facile” sui numeri, secondo lei palesemente sbagliati, d’Italia Nostra: bene analizziamo questi dati visto che da tempo c’è molta confusione e i numeri sono essenziali per comprendere com’è costruito il nostro Piano Regolatore, ossia il testo che detta legge sulla costruzione di nuovi edifici in città...

L’8 ottobre 2011, giorno prima del censimento, i braidesi vanno a dormire sapendo che la popolazione “anagrafica” è di 29.917 abitanti. Il 9 ottobre si svegliano e scoprono dai dati del censimento 2011 che nella notte sono “sparite” 982 persone e che la popolazione “censita” risulta in realtà di 28.935 individui (quindi il 3,28% in meno!). Solo 960 in più dei 27.975 del censimento 2001!

Chi ha dato i numeri, il Comune o il censimento? Visto che i dati del censimento sono i soli legali e quelli che determinano, fra l’altro, il numero dei consiglieri comunali, qualche dubbio ci rimane ogni volta che l’anagrafe dà delle cifre. Per questo quando sentiamo la nostra sindaco parlare di aumento della popolazione se permettete, visti i precedenti, dubitiamo Nel 2013 infatti gli abitanti ritornano rapidamente (e miracolosamente) a 29.750 e adesso, nel 2017, sarebbero 29.673 nonostante da anni i nati siano molto minori dei morti (circa 300 in meno dal 2010 !) ed il numero di emigrati ed immigrati ormai di fatto si equivalga.

La sindaco sostiene che la città è cresciuta di ben 65 abitanti dall’anno scorso. Ma il Piano Regolatore che lei ha voluto prevedeva dal 2008 al 2018 una crescita di 8.000 abitanti, giustificando così la costruzione di ben 6.000 nuovi vani. Peccato che nel 2008 eravamo (dato anagrafe) 29.608, praticamente come ora, per cui si può dire che la popolazione è stabile da quasi 10 anni.

Aspettiamo quindi fiduciosi il prossimo censimento per sapere effettivamente le cose come stanno sapendo che abitanti “gonfiati” servono sovente agli amministratori locali anche per giustificare (come è stato fatto a Bra) piani regolatori gonfiati da cubature di cemento. Infatti nel frattempo in città il numero dei vani vuoti è arrivato a sfiorare le 3.000 unità.

Allora qualsiasi cittadino di buon senso potrebbe chiedersi: perché inventare una crescita , di fatto fasulla, di 8000 abitanti ? E perché costruire nuovi palazzoni come quello di via Carando (e diversi altri in arrivo prossimamente) quando ci sono così tanti alloggi vuoti e Bra, con circa il 18% del suo territorio cementificato, è seconda nel cuneese dopo Alba per consumo di suolo e mancanza di verde pubblico (molto più di Cuneo e il doppio di Saluzzo Savigliano)?

Secondo noi d’Italia Nostra per tenere in piedi in modo drogato un settore, politicamente importante, come l’edilizia preferendo cementificazione e consumo di suolo inutili e dannosi ai cittadini ed al territorio alla strada più saggia ma più difficile del restauro e/o recupero, conservazione e valorizzazione dell’esistente.

Sui piani del futuro edificio di v. Carando

È vero i piani dell’edificio non sono 6, ma nemmeno 5: sono 7 per un'altezza di circa 20 metri fuori terra com’è evidente dai disegni pubblicati sul sito internet comunale (il cartaceo misteriosamente non è ancora pubblico). Infatti oltre ai cinque piani “abitabili” ce n’è un altro sopra “per attrezzatura tecniche” con un bellissimo giardino alberato pensile (per la gioia degli uccellini della zona?) ed uno sotterraneo con oltre 20 garage da raggiungere in auto- così sembra dal progetto - con un solo montacarichi (ve lo immaginate al mattino quando tutti devono uscire di corsa per andare a lavorare ?). Tutto questo grazie ancora una volta al compiacente nuovo Piano Regolatore che ha “ridefinito” il centro storico, permettendo in zona chiamata di “salvaguardia del centro storico” (!) la costruzione di palazzi completamente nuovi di grandezza abnorme che sostituiscono basse preesistenti abitazioni storiche “degradate”.

Insomma la solita tecnica del “vincere facile” già utilizzata per piazza Carlo Alberto: si lasciano volutamente andare “a ramengo” le vecchie case per poi giustificarne (d’accordo l’Amministrazione) la demolizione e ricostruzione come migliorativo “recupero edilizio” (così viene umoristicamente definito il nuovo palazzone). Da notare che l’altezza del nuovo edificio è fortemente criticata – per noi giustamente - dai competenti uffici urbanistici della Provincia di Cuneo che, a proposito, scrivono: “…la tipologia costruttiva adottata e il numero dei piani fuori terra del nuovo fabbricato sembrano contrastare con gli elementi costruttivi e altimetrici tipici dell'ambito edilizio del nucleo antico formato in prevalenza da edifici di due o tre piani con caratteristiche tipologiche omogenee …Pertanto, in riferimento alle considerazioni effettuate, si suggerisce di ricondurre il progetto edilizio a una tipologia più consona al contesto storico tradizionale, con particolare riguardo alle caratteristiche costruttive, alle altezze ed ai prospetti visibili dal fronte strada, quali elementi e testimonianze ancora riconducibili al nucleo antico”.

Peraltro anche l’Arpa (Azienda regionale per la protezione ambientale) Piemonte esprime forte riserve, sottolineando che “…Dovrà essere garantita una buona integrazione degli interventi con gli elementi del contesto paesaggistico in cui si collocano, in particolare data la vicinanza al centro storico si suggerisce di valutare con attenzione l’altezza dell’edificio proposto”. Tutte significative considerazioni “omesse” dalla nostra sindaco che si dice preoccupata di togliere lavoro ad un settore già in crisi. Peccato non si rifletta sul fatto che qui, come in altre parti di Bra, un recupero vero di tanti edifici più o meno volutamente “degradati” farebbe lavorare altrettanto proficuamente tante persone e imprese migliorando, non snaturando, l’aspetto della città . E’ chiaro che questo richiede una progettualità meno succube alla speculazione e più attenta alla città intesa come Bene Comune. Una progettualità intelligente che potrebbe attingere anche a risorse nazionali ed europee (come è accaduto a Cuneo per la riqualificazione di via Roma). Naturalmente queste cose le abbiamo già scritte e dette un sacco di volte senza trovare ascolto, purtroppo, da parte delle amministrazioni che si sono succedute finora.

 

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