Negli ospedali c’è carenza di medici. E l’urgenza riguarda anche Alba e Bra

di Maurizio Bongioanni.

Lo stato di salute del sistema sanitario è decisamente in sofferenza. C’è carenza di medici specialisti negli ospedali pubblici, tanto che nei prossimi 5 anni ne mancheranno 11.800 all’appello, secondo i calcoli di FIASO (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere). Un’emorragia che interessa l’intero Paese così come gli ospedali di Alba e Bra ...

I motivi sono molteplici. Una prima causa va ricercata nella mancanza di turnover: i pensionamenti sono più numerosi dei nuovi ingressi che non riusciranno a coprire i circa 35 mila medici che andranno in pensione. Eppure i medici che lasciano il Sistema Sanitario Nazionale per raggiunti limiti di età non sono l’unico fattore a causare la carenza di specialisti negli ospedali italiani. Ci sono altri fattori rilevanti e finora poco considerati.

«Il primo è la scelta del privato, in continua espansione, sia accreditato, sia puro, soprattutto considerando che varie tipologie di società di medici, per lo più cooperative, concludono sempre più spesso contratti vantaggiosissimi con il SSN» spiega Simone Agostini, segretario aziendale dell’Anaao. Secondo il sindacato medico, questi contratti, oltre a offrire compensi orari anche molto elevati (fino a 100-110 euro l'ora), garantiscono una maggiore flessibilità di orario, impensabile per un dipendente nel pubblico.

Ciò comporta che l’ospedale, trovandosi a corto di medici, debba indire gare di appalto per coprire mansioni che internamente non riesce a soddisfare. E a vincere gli affidamenti sono quasi sempre cooperative di medici con partita iva. Il fenomeno, detto dei “medici a chiamata”, riguarda anche le strutture sanitarie di Alba e Bra. Il San Lazzaro, per esempio, ha da poco indetto un bando di gara per l’affidamento del servizio anestesiologico nelle sale operatorie, per un periodo di 12 mesi. Non è la prima volta che accade e le gare indette sono diverse. Per esempio, l’ospedale di Bra, già nel dicembre 2016, aveva indetto una gara, sempre alla ricerca di anestesisti, questa volta con estrema urgenza, tanto che la gara fu affidata per trattativa diretta a uno studio medico di Torino (successivamente non confermato) per la copertura di 28 notti nel reparto di guardia notturna. «Una mancanza di pianificazione che arriva da lontano e dall’alto, a cui non si è cercato di rimediare quando si era ancora in tempo e che oggi interessa soprattutto anestesisti, pediatri e medici urgentisti ma che presto toccherà a cardiologi e ortopedici» aggiunge Agostini.

Oltre il privato “puro” (quello dei medici freelance) c’è poi quello “accreditato”, cioè quelle strutture private riconosciute dal SSN, che rappresenta un'ulteriore buona alternativa: «con l'allungamento delle liste di attesa nel pubblico, la crescente sfiducia dell'utenza nei confronti del SSN e la carenza di medici sempre più rilevante, il privato accreditato cresce e può permettersi di offrire condizioni lavorative sempre più vantaggiose e attrattive» puntualizza il segretario Anaao. Secondo le stime del sindacato, tra i 4.000 e i 5.000 medici nei prossimi 5 anni passeranno dal pubblico al privato mentre già ora uno specializzando su quattro non opta, una volta ottenuta la specializzazione, per il servizio pubblico.

Altri casi che vanno ad alimentare lo “svuotamento” di medici specialisti negli ospedali pubblici sono rappresentati da quei dottori che optano per il territorio, passando alla medicina di famiglia o all’emergenza territoriale 118: le due motivazioni insieme riguardano circa il 2% del totale dei medici dipendenti. Infine, due cause apparentemente minori ma non trascurabili sono il numero di decessi (considerando che attualmente l'età media della popolazione dei medici dipendenti del SSN sfiora i 54 anni, abbiamo una perdita netta di 2500 medici dal SSN) e la fuga all’estero, fenomeno che diventa rilevante dal punto di vista del mancato ingresso di specialisti formati.         

Tirando le somme, le stime del segretario aziendale sono più pessimiste ancora rispetto a quelle di FIASO citate in apertura. A fronte di un anno accademico, come quello 2017-2018 in cui il Ministero dell’Istruzione ha bandito quasi 2000 posti in meno rispetto al fabbisogno nazionale (e nonostante sia stato l’anno dove sono state bandite più borse), quello che si viene spesso a creare è un imbuto formativo: troppi laureati rispetto alle posizioni disponibili. Un paradosso, data la carenza di specialisti. «Se poi ci aggiungiamo che nel prossimo quinquennio un numero compreso tra i 5.000 e gli 8.000 medici iscritti alle scuole di specialità o non termineranno il corso di studi o decideranno di non entrare nel SSN anche in presenza di concorsi disponibili, optando per alternative lavorative che reputano migliori» conclude Agostini «tra il 2018 ed il 2022 contro un'uscita di medici ospedalieri dal SSN che verosimilmente supererà le 45.000 unità, ne entreranno non più di 25.000». Un deficit complessivo di 20.000 medici, ovvero oltre 4.000 medici all'anno negli ospedali d’Italia, Alba e Bra compresi.

 

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