Perché escludere gli ambientalisti dai protocolli di salvaguardia del Tanaro?

a cura di Italia Nostra, sezione albese.

Il giorno 28 Febbraio vari rappresentanti dei Comuni, territorialmente competenti lungo il tratto fluviale fra Cherasco (CN) ed Isola d’Asti (AT), hanno firmato un protocollo d’intesa che tende a salvaguardare le aree naturali del fiume Tanaro. Tale documento è consecutivo ed applicativo dello schema predisposto dal “Masterplan”, iniziato nel 2016 su incarico dell’Amministrazione comunale di Alba (capofila per tale progetto). Pertanto, in base a quel protocollo d’intesa, i Comuni, nell’ambito delle rispettive competenze in materia di pianificazione territoriale,dovrebbero discrezionalmente favorire l’adozionedi locali strumenti atti a salvaguardare le aree naturali nella fascia fluviale, a predisporre l’attuazione di interventi di “valorizzazione” ambientale rigenerando le fasce spondali tramite servizi e strutture prefigurate nel suddetto “Masterplan”. Ciò avverrebbe impiegando le compensazioni ecologiche che provengono da considerevoli interventi trasformativi nell’estensione territoriale del Tanaro (progetti per l’autostrada Asti-Cuneo, per il terzo ponte presso Alba, per centraline idrauliche) ...

Seppur nelle varie fasi della progettazione per il fiume dal 2016 al 2019 (“Masterplan”, documento di protocollo) non ci risulta che siano state direttamente coinvolte o consultate le associazioni ambientaliste, né che finora sia pervenuto alcun riscontro oggettivo alla petizione per la messa in sicurezza idro-geologica del corso del Tanaro, promossa nel 2017-2018 dai sodalizi cebani “Amici della Tanaria” ed “Amici del fiume” con la collaborazione di questa Sezione di “Italia Nostra”, intendiamo ugualmente prospettare osservazioni propositive per questa tematica. Facendo riferimento a quanto “Italia Nostra” ha elaborato fin dai trascorsi anni ’70, notifichiamo le seguenti proposizioni:

-nel 1978 s’è configurata la proposta per l’istituzione di un’”Oasi fluviale delle rocche di Barbaresco”, con estensione nei territori dei Comuni di Alba, Barbaresco, Guarene e Castagnito, considerando valori ambientali e naturalistici;

- nella pubblicazione di “Italia Nostra” del 1983 “Progetto Tanaro un fiume per tutti”  vengono individuate e schedate quattro aree fluviali delle quali viene richiesta la tutela specifica (“Rii di S. Giovanni” nel territorio di Cherasco, “Zona di Cherasco” nei territori di Cherasco e La Morra, “Stagni presso il ponte di Alba” nel territorio albese, “Rocche di Barbaresco” nei territori di Alba e Barbaresco);

- oltre ad una prevista area di salvaguardia nell’ambito fluviale di Cherasco ed a quanto è afferente al fiume nella tenuta ex sabauda di Pollenzo, l’unica istituita definitivamente quale “Zona di protezione speciale” nel 2002-2003 è l’“Oasi del lago Canapali” nel territorio di Magliano Alfieri (una zona umida in gestione alla L.I.P.U., conseguente anche a precedenti proposte del Gruppo spontaneo moglianese e di “Italia Nostra”). 

Riteniamo che queste ed eventuali altre aree meritevoli di salvaguardia speciale debbano essere prese in considerazione, ovviamente aggiornando gli studi e verificando le condizioni attuali. Sollecitiamo pure gli Enti locali a prendere in esame quanto è previsto dal bando della Regione Piemonte, rinnovato recentemente, per accedere a fondi mirati alla riqualificazione dei fiumi e dei laghi (in scadenza il 17 Maggio p. v.).

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