Asti-Cuneo: dell’opera tanto attesa sono chiari solo i quattrini destinati al Concessionario

di Guido Chiesa dell’Osservatorio delle Langhe e del Roero.

La telenovela dell’Asti-Cuneo (qui la puntata precedente) ha registrato negli ultimi mesi alcune interessanti novità: l’11 dicembre 2019 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la delibera CIPE 56/2019 intitolata “Presa d'atto sulla revisione del rapporto concessorio e revisione del Piano economico finanziario della Società autostradale A33 Asti- Cuneo S.p.a.”, cui è seguita, in data 14 maggio 2020, l’approvazione da parte del CIPE del Piano Economico Finanziario (PEF) riportato in delibera...

L’approvazione ha fatto immediatamente dichiarare all’Assessore regionale ai Trasporti Marco Gabusi: “I lavori inizieranno a breve e finalmente i nostri territori avranno un’opera tanto attesa" il cui ottimismo pare scontrarsi con la dura realtà di un PEF ancora giacente presso la Corte dei Conti in attesa di via libera. Il PEF approvato è stato oggetto di dure contestazioni da parte del sen. Malan, compagno di partito del presidente Cirio, che ha rivolto al Ministero dell’Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) una approfondita interrogazione (https://www.luciomalan.it/asti-cuneo-forti-anomalie-riscontrate-sul-completamentodellautostrada- interrogazione-al-ministro-delle-infrastrutture-e-dei-trasporti/)

Ma, al di là delle contestazioni del sen. Malan e di molti altri nel merito della delibera- che richiedono una conoscenza approfondita della materia e significative competenze – ciò che stupisce è la totale mancanza di trasparenza su quale soluzione sia stata considerata per il famoso lotto mancante. Al momento nessuno, né amministratori locali, né studi tecnici, né associazioni di cittadini hanno potuto accedere agli elaborati di progetto alla base dei conteggi effettuati per definire le cifre riportate in delibera. Tutto è stato trattato nelle segrete stanze degli uffici tecnici dell’Anas, della Società Autostradale A33 e del Ministero, e lì i documenti sono rimasti.

Ne consegue un dato di fatto inequivocabile, ossia che tutto il complesso processo decisionale è stato indirizzato unicamente a risolvere questioni di carattere finanziario, in modo da garantire al Concessionario un “adeguato” margine di profitto sulle attività di costruzione e di gestione. Per il lotto mancante è probabile si sia cercata una soluzione con l’unico scopo di ridurre i costi, senza tenere in alcun conto i reali bisogni del territorio e della gente che vive e lavora in questo pezzo di mondo.

Quali sono i reali bisogni della gente di queste terre? Sono presto detti:
1) Che l’A33 sia terminata nel più breve spazio di tempo possibile;
2) Che l’A33 porti un reale miglioramento della viabilità di tutte le esistenti vie di comunicazione, raccogliendo quanto più traffico possibile;
3) Che la presenza delle opere non compromettano le attività economiche della zona e rispondano ai requisiti del piano Unesco in termini di tutela del territorio;
4) Che siano completate tutte le opere aggiuntive previste dai precedenti accordi.

La soluzione di cui si hanno le prime notizie non soddisfa nessuno dei bisogni elencati. Comporta tempi lunghi di realizzazione in quanto non dotata di tutte le autorizzazioni necessarie. L’autostrada è sino ad ora utilizzata da una minoranza di utenti e complicherà loro l’utilizzo della tangenziale di Alba: anche se completata, non raccoglierà neppure la metà del volume di traffico previsto. Le opere avranno un impatto non trascurabile sul paesaggio in una zona naturalisticamente interessante e, infine, sono scomparse dall’orizzonte le opere complementari che il Concessionario si era impegnato a realizzare con precedenti accordi .

(continua)


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