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L'impianto a biomasse di Canale preoccupa anche l'astigiano Stampa
23-01-2010 09:22

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Pubblicato in : , Ambiente e Territori


di Gino Scarsi.
ImageCanale festeggerà nel 2010 il 750° anniversario della fondazione. Ma non sarà questo l’avvenimento clou dell’anno, quanto la prevista costruzione della centrale a biomasse nell’area artigianale industriale. Questo cambierà la nostra vita di canalesi (così come quella dei residenti di San Damiano, Cisterna e dintorni): in meglio o in peggio ? Dovremmo avere le possibilità di capirlo con un dibattito trasparente sulla questione e sulle sue reali implicanze. La maggior parte dei cittadini è all’oscuro della cosa o non sa associare al termine "centrale a biomasse" un significato ...

Dovremmo, invece, preoccuparci, stando all’accoglienza che l’ipotesi di impianti di questo tipo ha generato nei vari paesi dove è stata proposta. Si sono espressi negativamente la maggioranza dei Comuni del Piemonte interessati: Castagnole Lanze (no di cittadini e amministratori), Poirino (no di cittadini e amministratori), Bastia (no di cittadini e amministratori), Briaglia (no della popolazione e ritiro del progetto), San Michele di Mondovì (no da un referendum consultivo).
I motivi di questi dinieghi sono da ricercare nella paura del peggioramento complessivo della qualità dell’aria.

Vogliamo rilevare che le emissioni in atmosfera dei due camini alti 30 metri previsti a Canale, anche in relazione alla presenza di vento, possono interessare sino a otto km di territorio, coinvolgendo così i Comuni di San Damiano, Castellinaldo, Castagnito, Cisterna, Vezza, Montà, Santo Stefano e Monteu Roero.
Che i fumi emessi dai due camini possano peggiorare la qualità dell’aria, pur nel rispetto delle attuali norme, è un rischio più che reale, a cui una larga parte di territorio e di popolazione sarà sottoposta.

A suffragio di questa tesi citiamo le conclusioni di una relazione sulle centrali a biomasse del dottor Federico Valerio dell’Istituto nazionale ricerca sul cancro di Genova, invitando a leggere l’intera relazione (basta cercare il nome su http://www.google.it):
«Nostra conclusione è che l’inquinamento ambientale indotto dagli impianti a biomasse, pur nel pieno rispetto delle norme vigenti, peggiora l’attuale qualità dell’aria dei territori che dovrebbero ospitarli, con le emissioni da camino e con quelle del traffico veicolare indotto (ossidi di azoto, polveri fini o Pm 10 e ultra fini o Pm 2,5) e peggiora anche la qualità del suolo e dei suoi prodotti agricoli, con le ricadute di composti organici persistenti (diossine, furani, idrocarburi policiclici) e probabilmente di metalli pesanti».

Continua Valerio: «I rischi sanitari, per quanto piccoli possano essere stimati, non sono giustificati dai benefìci collettivi indotti dalla realizzazione dell’impianto, il cui principale scopo è quello di massimizzare gli utili dei proponenti in base agli attuali incentivi alla produzione di elettricità da biomasse».

Questi incentivi si chiamano certificati verdi e per il 2009 sono stati di 119 euro per ogni MWh prodotto, a cui si aggiungono 67 euro di prezzo medio di acquisto dell’energia alla borsa elettrica sempre per ogni MWh: totale 186 euro incassati a ogni MWh prodotto.
Poiché il costo di produzione di un MWh per una centrale a biomasse, tenuto conto di tutte le spese, compreso gli ammortamenti degli impianti, si può ipotizzare intorno ai 120 euro, il conto è presto fatto: 6 MW (potenza prevista dell’impianto) per 8.000 (ore previste di funzionamento in un anno) per 46 euro (introito per MWh al netto delle spese) significano 2.208.000 euro di ricavo netto in un anno di produzione. Che moltiplicati per 12 anni di funzionamento previsti significano 26.496.000 euro, circa 50 miliardi di lire, che non sembra un cattivo margine di guadagno per chi si accinge all’impresa.

Che senso ha per una comunità accollarsi solo costi ambientali? Questi calcoli sono ricavati da relazioni di esperti sulle centrali a biomassa e non sono riferiti direttamente a quella proposta per Canale; ma servono, insieme ai pochi dati prodotti, a stimolare un doveroso dibattito.

Riteniamo che la nostra Amministrazione comunale di concerto a tutti i Comuni interessati, del Roero e no, debba promuovere un serio studio di impatto ambientale sull’intero progetto.
In questo intervento non affrontiamo l’aspetto paesaggistico - anche se riteniamo che la centrale costituisca un forte elemento intrusivo - per dare più forza agli altri aspetti di salvaguardia ambientale e di salute pubblica.
Un invito ai giovani a farsi carico di questi problemi perché sono e saranno soprattutto i loro problemi ...


   
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6 MW? No, 50 MW!

Scritto da: Michele A. Fino () 08-02-2010 10:44

6 MW? No, 50 MW!

Scritto da: Michele A. Fino 08-02-2010 10:44

La sintesi di Gino Scarsi e la sua pacatezza non necessitano di chiose da parte mia. Ma solo vorrei invitarvi a riflettere su alcuni dati forniti dalla Vigolungo Compensati. Innanzitutto, come per tutte le centrali a biomasse, non si deve guardare ai MW elettrici, ma a quelli termici, che sono l'esito della combustione: e qui siamo a 50 MW termici, da cui in parte derivano i 6 elettrici, un'altra parte dovrebbero essere usati come energia termica e un'ultima parte infine (pari, nel progetto presentato, al 56%) dovrebbe andare disperso in atmosfera, perché eccedente. In secondo luogo, la centrale di Canale dovrebbe bruciare 230 tonnellate al giorno di pioppo, ovvero 85mila tonnellate all'anno, ovvero il 70% dell'accrescimento annuo di pioppi in Piemonte (dati IPLA). IN che senso tutto ciò sia commisurato al fabbisogno di una fabbrica di compensati e non sia invece una diversificazione produttiva a tutti gli effetti, è la domanda principale cui per ora Vigolungo non ha dato risposta. 
Cordiali saluti.

 

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Ricadute su territorio e comunità

Scritto da: Luca Anibaldi () 30-01-2010 18:04

Ricadute su territorio e comunità

Scritto da: Luca Anibaldi 30-01-2010 18:04

Le ricadute sul territorio previste dai sostenitori del progetto per la centrale sono riassunte dallo slogan "riscalderemo e daremo occupazione": un utilizzo termico a favore del teleriscaldamente di Canale e un aumento del core business, ossia della produzione del compensato. Questa prospera previsione si baserebbe sul profitto ricavato dalla generazione di energia in loco, incentivata dalla comunità europea. 
Il punto, su cui ci vorrebbe maggiore chiarezza, è che l'ingente prezzo per un impianto da 6 Mw sarebbe pagato dal territorio e dalla relativa comunità in termini di risorse quali acqua, aria, alberi, le stesse colture e gli stessi vini del Roero. Tali risorse sono limitate, quindi preziose, ed inoltre lentamente rinnovabili in una regione già ampiamente sfruttata in un recente passato ed ora in procinto di entrare parzialmente sotto la tutela dell’Unesco.  
Varrebbe la pena chiedersi se, per salvaguardare l’interesse individuale, sia necessario ricorrere alla costruzione di un impianto di tale potenza. Oppure se, per rispondere agli effettivi consumi di una azienda, e soprattutto per salvaguardare l'interesse collettivo, si debba rivedere la progettazione della centrale per una eventuale riduzione della potenza. A quest’ultimo auspicio si aggiunga l’esplicito impegno a mantenere le intenzioni di ridurre i costi dell’energia elettrica e termica utilizzando gli scarti di lavorazione del compansato e niente di diverso.

 

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Produttori di vino completamente ignari.

Scritto da: Giovanni Scaglione () 28-01-2010 11:26

Produttori di vino completamente ignari.

Scritto da: Giovanni Scaglione 28-01-2010 11:26

Anche a Bistagno nel 2008 la popolazione si è opposta e l'amministrazione ha poi perso le elezioni l'anno successivo.Il problema va risolto alla fonte cambiando il sitema dei certificati verdi (che è una stortura del mercato)e delle fonti rinnovabili "assimilabili" come vengono definite le biomasse e i rifiuti anche contro il parere dell'unione europea (info su www.dirittoalfuturo.it).I produttori di vino su questi argomenti sono del tutto ignari e questo posso dirlo in quanto faccio parte della categoria...

 

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confermo

Scritto da: GIANCARLO () 27-01-2010 09:26

confermo

Scritto da: GIANCARLO 27-01-2010 09:26

Il fatto che l'impatto sia di soli 8 km non solo è plausibile ma molto superiore, dipende dai venti e dalle condizioni atmosferiche locali, gli 8 km sono quelli quotidiani ma certamente per diversi giorni alla settimana le micropolveri e le nano polveri raggiungono e superano i 15/20 km. Un impianto del tipo proposto a Canale non è compatibile con un territorio come il Roero o il Monferrato. La ditta ha dichiarato che ha scarti della lavorazione del legno per circa 45 mila tonnellate anno: perchè non propone un impianto adeguato da 2/2,5 Mw elettrici ma propone un sistema da 6 Mw E ? La risposta: prendono gli anomali incentivi per la sola produzione elettrica. La soluzione sta nel togliere gli incentivi a quegli impianti non compatibili con il territorio. Saluti Giancarlo Dapavo Legambiente

 

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Produtori di vino ribellatevi

Scritto da: Monica Martini () 27-01-2010 09:18

Produtori di vino ribellatevi

Scritto da: Monica Martini 27-01-2010 09:18

Che impatto avrà questo inceneritore sulla qualità degli splendidi vini del roero. Saranno inquinati pure quelli? Lo sanno i produttori e i bevitori. Forse è il caso di informarli. Grazie per il lavoro che fate.

 

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