ALBA: Manifestazione per chiedere alle istituzioni nazionali ed europee di rompere il silenzio e ogni complicità. Fermate Israele!

Calendario
Altritasti
Data
Sab 2 Ago 2025 16:00 - 17:00

Descrizione

Donne in nero contro la guerra – gruppo di Alba propone una ennesima iniziativa in via Maestra, sabato 2 agosto, dalle 16 alle 17, per manifestare ancora una volta dolore e sdegno per il genocidio in corso in Palestina e per chiedere ai responsabili politici di Italia ed Europa “Fermate Israele!”.

Va fermata l’azione criminale del governo israeliano, la pulizia etnica, la punizione collettiva nei confronti della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania!
Va impedito il piano di annessione della Striscia di Gaza ad Israele e va impedita l’espulsione dei/delle Palestinesi dalla loro terra.
Chiediamo che siano prese immediate iniziative concrete:

- il riconoscimento da parte dell’Italia dello Stato di Palestina

- la convocazione dell’Ambasciatore israeliano alla Farnesina per chiedere l’immediata cessazione dei bombardamenti a Gaza e delle uccisioni e violenze in Cisgiordania

- un impegno diretto per porre termine al blocco dei rifornimenti alimentari, che sta causando la morte per fame di tanti bambini

- la sospensione della cooperazione militare, e dell’acquisto e vendita di armamenti con Israele

- il rispetto e l’applicazione delle sentenze della Corte Internazionale di Giustizia per violazione della Convenzione contro il genocidio e quelle della Corte Penale Internazionale verso i responsabili di crimini di guerra e crimini contro l’umanità̀

- l’opposizione ad ogni piano di deportazione dei/delle Palestinesi fuori dalla loro terra

- la richiesta del ritiro dell’esercito israeliano da tutti i territori palestinesi di Gaza e Cisgiordania.

Liberiamoci del ripetuto e pericoloso pensiero “Se vuoi la pace prepara la guerra”.
NO!
Se vogliamo la pace, prepariamo la pace!

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Gaza: anche noi siamo responsabili
Il ministro Tajani firma una lettera con i ministri degli Esteri di altri 25 Paesi con un avviso perentorio diretto a Israele: “La guerra a Gaza deve finire ora”.
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, lancia un messaggio infuocato sui social: “I civili non possono essere bersagli. Mai”. E conclude: “Bisogna finirla ora. Israele deve mantenere le promesse fatte”.
Parole chiare, importanti. Ma che, purtroppo, restano solo parole.
Il Consiglio degli affari esteri dell’Ue dello scorso 15 luglio non ha approvato la proposta dell’Alta rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, di adottare dieci misure nei confronti di Israele. Tra queste la sospensione parziale all’Accordo di Associazione Ue-Israele, il divieto di commercio con gli insediamenti israeliani e l’embargo sulle armi. Tra i contrari alla proposta spiccano Germania e Italia.
L’embargo di armi a Israele sarebbe un atto non solo auspicabile, ma doveroso, un segnale, forte e inequivocabile, che gli Stati dell’Ue non intendono in alcun modo fornire a Israele strumenti per continuare la carneficina che sta compiendo a Gaza.
Una misura improrogabile anche alla luce dei trattati che i Paesi europei hanno sottoscritto, tra cui quello sul commercio di armi che vieta espressamente l’esportazione di armi e materiali militari “che possano essere utilizzati per la commissione di atti di genocidio, crimini contro l’umanità, gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra o altri crimini di guerra definiti dagli accordi internazionali”.
Gli Stati dell’Ue, invece, non solo continuano a inviare armi a Israele (solo la Spagna ha revocato un rilevante contratto), ma persistono nell’acquistare sistemi militari da aziende israeliane. Ne sono il maggiore acquirente. Lo riporta il ministero della Difesa di Tel Aviv: lo scorso anno Israele ha rilasciato autorizzazioni all’export di materiali militari per un valore record di oltre 14,7 miliardi di dollari di cui più della metà destinati a Paesi europei.
Negli anni scorsi l’Italia ha acquisito da un’azienda israeliana la licenza per produrre per l’Europa le munizioni circuitanti Hero 30, i “droni kamikaze” che le forze armate israeliane hanno usato per sterminare la popolazione di Gaza. Le armi impiegate nei bombardamenti condotti da Israele vengono così adottate dai decisori politici europei. Spacciandole come mezzi per la difesa. Arricchendo le aziende israeliane.
di GIORGIO BERETTA - 24 lug 2025
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