La verità è nell'ombra. Omaggio a Berto Ravotti 1924-2014.
Inaugurazione: sabato 6 giugno, ore 17,30 - Palazzo Samone – Via Amedeo Rossi 4, Cuneo.
Testo critico di Enrico Perotto. A cura di Enrico Perotto e Silvio Rosso.
La mostra sarà visitabile dal 6 giugno al 19 luglio sabato e domenica dalle ore 15 alle ore 18 e su appuntamento (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).
Ingresso libero.
La mostra “La verità è nell'ombra - Omaggio a Berto Ravotti 1924-2014” si presenta al pubblico come il diciottesimo evento organizzato da grandArte nell’ambito della rassegna “OMG - grandArte 2025-2026 - I confini del sacro” che proporrà una serie rappresentativa di altre esposizioni d’arte in numerose località dell’intera provincia nel corso degli anni 2025-2026.
La mostra intende presentarsi ai visitatori come un’occasione favorevole per dedicare un ricordo affettuoso alla figura di Berto Ravotti, un artista particolarmente attento a perseguire i valori umani di libertà, giustizia e rispetto per l’ambiente che ci circonda. Da “giovane pittore di provincia”, ha scritto Ezio Briatore nel 1978, Ravotti è giunto ad ottenere dalla critica ufficiale un riconoscimento nazionale, grazie alla sua instancabile dedizione alla ricerca di “temi e sperimentazioni diversi”, che lo hanno portato a scoprire “vie inusitate alla pittura”. Nelle sale espositive di Palazzo Samone, sarà presentata una selezione di circa sessanta opere, ordinate cronologicamente e provenienti da collezioni private cuneesi, che intendono documentare i tre momenti più indicativi della sua originale creatività artistica, compresi tra gli anni Sessanta e Settanta: il primo coincide con un modo brutale di plasmare il colore in senso materico; il secondo è incentrato sulle raffigurazioni di muri abrasi di città o di interni domestici su cui si profilano sagome umane in forma di ombre anonime, chiamate “proiezioni umbratili” da Gillo Dorfles, che si stagliano al di sopra di oggetti comuni posti in evidenza all’interno dei dipinti, come quadri, calendari e fotografie appese alle pareti, e che lo hanno reso famoso e riconosciuto dalla critica nazionale e internazionale; e il terzo comprende le successive realizzazioni in cui compaiono sequenze di riquadri con soggetti di giovani donne, le cui “silhouettes slittate”, così definite da Udo Kultermann nel 1969, si dissolvono e al tempo stesso si moltiplicano, ottenendo un effetto visivo pressoché fotografico, unito a un gioco pittorico seriale e sovrapposto di pattern geometrici, già di ispirazione optical.
Bartolomeo (Berto) Ravotti è nato a Montaldo Mondovì (Cn) nel 1924 ed è deceduto a Cuneo nel 2014. Partigiano nelle valli dell’Ellero e del Casotto durante il periodo della Resistenza, si è diplomato nel 1945 presso il Liceo Artistico dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. In seguito, ha frequentato per tre anni la Facoltà di Architettura del Politecnico torinese. Ha abitato all’inizio a Mondovì, “in una casa”, ha precisato Ezio Briatore nel 1978, “tra giardini e cortili che si affaccia su Piazza d’Armi. Là cominciò a dipingere ancora molto giovane. Diplomatosi insegnante di disegno, si trasferì a Dronero e poi a Cuneo”, città nella quale ha risieduto fino al momento della sua scomparsa. Nel 1957, dopo aver svolto varie attività, dedicandosi soprattutto all’insegnamento come professore di educazione artistica alle scuole medie di Borgo San Dalmazzo e Dronero, ha iniziato a dipingere e a esporre ritratti, paesaggi, nature morte e soggetti sacri, espressioni in genere di una figuratività essenziale, definita con colori tonali e robusti segni neri di contorno. La prima personale si è svolta alla Galleria La Soffitta di Roma nel dicembre 1959, a cui sono seguite molteplici mostre collettive nazionali ed internazionali, ottenendo una trentina di premi dei quali cinque primi. A partire dal 1961, la produzione pittorica di Ravotti ha assunto nuovi aspetti sia tematici che stilistici, accogliendo il colore materico improntato alla pittura informale e quindi a definire quei suoi particolari profili di ombre, che hanno caratterizzato specificamente il suo tipico modo di fare arte. Nel 1964, è intervenuto nella realizzazione del Sacrario delle deportate italiane a Ravensbrück (Germania), in collaborazione con Piero Bolla e Araldo Cavallera, su esplicita richiesta di Lidia Rolfi Beccaria. Nel 1966, compaiono quindi le configurazioni di ombre slittate e in dissolvenza sulla superficie dei supporti utilizzati, testimoniate, in particolare, da Ombra di Lucio, con taglio - opera a quattro mani n. 2 del 1966, realizzata in collaborazione con Lucio Fontana. La produzione pittorica di Ravotti viene accolta favorevolmente dalla critica nazionale e internazionale più avvertita del suo tempo. Negli anni Settanta, la sua ricerca si è evoluta in direzione di un linguaggio più vicino ai valori concettuali, espresso con superfici e cromie uniformi, unite ad elementi di scrittura realizzati spesso con il mezzo serigrafico. Dagli anni Ottanta in poi, ha compiuto un profondo ripensamento della sua attività di pittore, sulla spinta di una forte esigenza spirituale, avvicinandosi al messaggio cristiano e indirizzando i propri interessi verso il linguaggio multimediale. Ha esposto in mostre personali tenutesi a Verona, Cuneo, Milano, Roma, Trento e, più di recente, a collettive a Cuneo e a Torre Pellice (To).