Proprio così, l’Italia detiene il record mondiale dei consumi di acqua in bottiglia. Risultato: oltre a danneggiare il portafoglio, si trasformano 6 milioni di bottiglie di plastica in rifiuto da riciclare e smaltire. Bottiglie che per essere prodotte hanno determinato il consumo di 480 mila tonnellate di petrolio e l’emissione di 624 mila tonnellate di anidride carbonica.


Prendiamo in prestito il claim – rivisitato - di un vecchio spot pubblicitario per tornare sul tema della sicurezza per quanto riguarda l'acqua erogata dai rubinetti astigiani. Ovvero di quella che proviene dai pozzi di cascina Giarrea, sul territorio di Saluggia, dove l'Acquedotto del Monferrato pesca le proprie risorse idriche per alimentare la propria rete ed integrare quella (sempre meno copiosa) dell'acquedotto di Asti gestito dall'Asp e dell'acquedotto della Valtiglione.
Si è appena aperta una nuova “vertenza” tra Società Civile e Governo. Proprio mentre il 21 Giugno, in ognuna delle province italiane, si celebrava una sorta di giornata nazionale della “memoria” per ricordare alle nostre Istituzioni che giacciono tutt'ora in qualche oscuro cassetto delle commissioni Ambiente di Camera e Senato le oltre 406mila firme raccolte dalla proposta di legge di iniziativa popolare per la ri-pubblicizzazione di tutti gli acquedotti italiani, il Governo emanava un Disegno Legge a favore della privatizzazione di tutti i Servizi Pubblici Locali.
E’ almeno dal 1977, quando la comunità internazionale lanciò il «Decennio dell’acqua 1981-1990» delle Nazioni Unite, che è cominciata su scala mondiale la battaglia per il riconoscimento del diritto umano e sociale all’acqua nella quantità e qualità sufficienti per una vita umana decente.