Il paesaggio armonico va difeso, anche con la piena mobilitazione dei cittadini

Lo scorso sabato 15 novembre a Castagnole delle Lanze, presso la ex Chiesa dei Battuti Bianchi, si e' svolta la cerimonia di consegna del Premio Nazionale “Terre, lavoro e paesaggio”, promosso dall’Istituto Italiano per la Salvaguardia del Paesaggio Culturale Vitivinicolo, in collaborazione con il Centro Studi sul Paesaggio di Langhe Roero Monferrato, e giunto alla sua quarta edizione.
Tra i premiati di quest'anno anche Laurana Lajolo, di cui riportiamo le importanti parole espresse durante la cerimonia. Parole che ci ricordano che il paesaggio è un patrimonio comune, un prodotto economico e un valore simbolico. Un bene cioè durevole, non da mercificare, per conservarne la complessità culturale, storica e naturalistica...

Ecco il testo del suo intervento:

Il paesaggio armonico

Il nostro paesaggio è un patrimonio comune, un prodotto economico e un valore simbolico.
Nel paesaggio collinare la vigna è il luogo mitico, che Cesare Pavese descrive così: “Una vigna che sale sul dorso di un colle fino a incidersi nel cielo, è una vista familiare, eppure le cortine dei filari semplici e profonde appaiono una porta magica. Sotto le viti è terra rossa dissodata, le foglie nascondono tesori e al di là delle foglie sta il cielo”.
La vigna è stata fatta a mano dai contadini. Il nostro paesaggio è intriso del lavoro di uomini e donne che nel corso di millenni, stagione dopo stagione, hanno costruito con lavoro, fatica e sacrificio quello che oggi è riconosciuto come patrimonio dell’umanità UNESCO.

Il nostro territorio agricolo ha subito una profonda trasformazione con evidenti ripercussioni economiche e sociali. Lo spopolamento e la perdita di servizi dei piccoli paesi di collina hanno modificato la struttura sociale e antropologica della comunità, che non può essere compensata dal turismo enogastronomico e dalle seconde case di qualche straniero, mentre scompare la trasmissione di memoria tra generazioni e con essa le tracce dell’antica sapienza dell’interdipendenza tra uomo e natura.
L’inverno demografico ha già influito sull’abbandono di terreni prima agricoli, ora diventati boschi o gerbidi, campi per fotovoltaico o sede di impattanti insediamenti produttivi. Molto importante è la mobilitazione in corso della comunità di Castagnole per evitare lo sfregio al paesaggio UNESCO. Faccio gli auguri che la vertenza si concluda come per la Val Sarmassa, riconosciuta Riserva naturale per l’impegno delle comunità di Vinchio, Vaglio Serra e della Cantina sociale che, negli anni Ottanta del secolo scorso, l’hanno protetta da un tentativo di speculazione edilizia e di discarica industriale.
Si dovrebbe piuttosto prevedere l’ampliamento di aree protette per “accudire” il territorio, anziché sfruttarlo e deturparlo.
Le trasformazioni strutturali possono avere ricadute negative anche sullo stesso riconoscimento di patrimonio dell’Umanità UNESCO, che è una leva essenziale per la valorizzazione dei prodotti tipici e per lo sviluppo del turismo sostenibile.

Rileggo la motivazione del riconoscimento: “Le colline ben coltivate offrono un panorama in cui sono riconoscibili le antiche divisioni di proprietà con costruzioni che caratterizzano la visuale spaziale: villaggi sulla cima delle colline, castelli, chiese romaniche, cascinali, ciabot, cantine, stabilimenti vinicoli e luoghi di distribuzione commerciale dei vini nei paesi ai margini delle vigne. Le diverse caratteristiche architettoniche e storiche di elementi legati alla produzione vinicola, che rievocano l’arte più autentica e antica del fare vino, si congiungono armonicamente con le qualità estetiche dei paesaggi, che rappresentano un archetipo delle vigne europee”.
Ci abbiamo messo molti anni per avere nel 2014 il riconoscimento, stiamo attenti a non perderlo nel giro di  pochi anni.

Ora che il turismo è un fattore economico concreto anche per l’Astigiano, interessato al  nostro paesaggio, occorre che sia salvaguardata l’identità territoriale diversa da altri luoghi a vocazione turistica. Non vanno “copiate” soluzioni da villaggi turistici omologati e omologanti, ma va, invece, caratterizzata l’offerta di un paesaggio fatto di vigne, e quindi produttivo e enogastronomico, di aree protette che offrano esperienze di benessere ai visitatori, di itinerari, di proposte culturali.

E’ positivo l’acquisto di case, essendocene tante vuote nei piccoli centri a prezzi convenienti, bene che siano stranieri ad apprezzare i nostri panorami, ma le amministrazioni devono evitare la cementificazione e favorire piuttosto la riqualificazione degli edifici esistenti, altrimenti si rischia di costellare i punti panoramici di nuove costruzioni in aperta contraddizione con l’enunciato del riconoscimento UNESCO. Sarebbe una visione di corto respiro.

Favoriamo l’incontro tra i turisti e noi nel rispetto del nostro paesaggio, che è bene durevole, non da mercificare, conservando la sua complessità culturale, storica e naturalistica.

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