
A cura di Castagnole Attiva ODV..
Abbiamo finalmente in mano la verità nera su bianco. Mentre l'Amministrazione continua a parlare di dialogo, trasparenza e tutela della salute, negli uffici tecnici è stata preparata la Determina n. 102 del 05/03/2026 che definisce – a distanza di oltre un anno dal provvedimento di permesso di costruire emesso dal Comune – le proprie motivazioni per un atto amministrativo che non tiene conto dei pareri delle proprie Commissioni tecniche e della tutela dell’area Unesco.
Ecco cosa emerge in questo atto...
IL TAR È UN OSTACOLO, NON UNA GARANZIA.
Nonostante l'ordinanza di sospensione del TAR Piemonte n. 2406/2025 per difetto di motivazione, il Comune non si ferma. Usa questa nuova determina per tentare di giustificare e convalidare il permesso rilasciato (n. 4736/2025) mentre il giudizio di merito è ancora pendente al TAR (fissato al 21 maggio 2026).
Si gioca col fuoco mentre i cittadini chiedevano cautela.
L’INTERVENTO SUL PAESAGGIO È NON MITIGABILE, MA IL COMUNE PROCEDE UGUALMENTE.
Nella determina si prende atto del parere della Commissione Locale del Paesaggio (CLP) che definiva l'impatto NON MITIGABILE. Si legge chiaramente: le dimensioni straordinarie creano un impatto che non trova soluzioni proposte adeguate alla mitigazione.
E la risposta del Comune? Il parere è obbligatorio ma non vincolante. Anzi, non si condivide e si supera il parere della CLP competente dicendo che: “dovrebbe puntualmente ed esplicitamente (..) tenere conto da un lato delle caratteristiche concrete del luogo di intervento e del suo contesto sotto il profilo paesaggistico”. Ma le motivazioni della Commissione sono chiare e mirate!
Quindi: sanno che distruggono il paesaggio, sanno che è contro le regole UNESCO (buffer zone), ma procedono comunque.
LA DEROGA DIVENTA REGOLA.
Avevamo chiesto conto dell'altezza di 39 metri dove il Piano Regolatore ne prevede al massimo 10,50. Nella determina si legge che l'ufficio ha accolto le ragioni tecniche dell'impresa obiettivamente e tecnicamente giustificate.
Traduzione: se l'impresa insiste, le regole urbanistiche si piegano. La deroga eccezionale diventa la prassi.
LA ZONA PRODUTTIVA COME SCUSA.
Per giustificare l'ingiustificabile, il Comune scrive che Valle Tanaro è zona di fondovalle a vocazione produttiva e non di particolare pregio paesaggistico, minimizzando i vincoli UNESCO.
Come può un'Amministrazione definire senza pregio un territorio sotto tutela internazionale? E’ davvero accettabile che il Comune consideri: “Il riconoscimento Unesco, pur rivestendo importanza mondiale, in base alla legislazione nazionale italiana non costituisce di per sé vincolo paesaggistico”? E non solo: motiva dicendo che “assai presumibilmente (e quindi non è ancora cosa certa) , in sede di recepimento della c.d. Variante Unesco, questa zona verrà stralciata da quelle inserite in vincolo paesaggistico”. Dov’è finito l’orgoglio di essere in zona UNESCO, tanto sbandierato?
IL DIALOGO È ASSENTE.
Nel documento si cita la nuova istruttoria, che è stata fatta tra tecnici e legali di fiducia, ma senza mai un confronto con i cittadini che subiranno l'impatto del progetto. Le nostre richieste di Consiglio Comunale aperto e di un confronto (giugno e dicembre 2025) sono state ignorate.
Promettevano 70 posti di lavoro in un settore automatizzato? Nessuna verifica indipendente. Dicevano di rispettare le regole? Hanno scavalcato la Commissione Paesaggio. Parlavano di trasparenza? Hanno mostrato solo all'ultimo le vere intenzioni. Le nostre domande restano senza una vera risposta.
La determina è la prova che non c'è stata neutralità, ma una scelta precisa per accogliere il progetto privato. Hanno usato la burocrazia per blindare un progetto che la comunità rifiuta e che i tecnici del paesaggio hanno bocciato.
Non ci sono più dubbi sulle intenzioni dell’Amministrazione. Hanno mostrato chiaramente la propria posizione...

