di Gianfranco Miroglio.
E’ finito il letargo.
E’ vero, le mattine sono ancora gracili corazze di brina;… sono specchi di ghiaccio e piccole nicchie di neve raccolta in gomitoli cocciuti ai piedi di qualche riva e nei solchi più riparati di un rio: tutto ciò che resta di una speranza di autentico inverno, durata troppo poco.
Basta niente però - …qualche ora incerta, qualche attimo sospeso sulla razionalità - e le brevi magie dell’alba si squagliano in fretta.
Le giornate sono già sole e tepore; sono ombre rapide di passeri in volo; sono il richiamo anacronistico delle cornacchie infastidite d’azzurro.
Nelle ore più calde, in pozzanghere di terra, si affacciano addirittura dei fiori.


Il dibattito sollevato dalla proposta del Sindaco di Asti di “ragionare” attorno alla possibilità di ospitare un impianto di incenerimento dei rifiuti, si fa sempre più serrato.
L’ex presidente del Consiglio Prodi ha firmato il decreto per sbloccare i contributi alla costruzione degli inceneritori. Avevamo tanto lottato durante il lungo dibattito parlamentare sulla Finanziaria di quest’anno contro questi contributi, i cosiddetti Cip6, ed avevamo ottenuto che non fossero più dati ai nuovi inceneritori. I Cip6 sono i contributi che i cittadini italiani pagano per le energie rinnovabili (l’anno scorso lo Stato ha avuto circa 3 miliardi di euro da questi proventi). Purtroppo, per un’errata interpretazione della direttiva europea, questi soldi sono stati usati anche per gli inceneritori, perché, bruciando i rifiuti, producono energia che è “assimilata” alle energie rinnovabili.
L’industria nucleare e i suoi fautori in genere sostengono che quella nucleare è una fonte di energia sostenibile e che produce quantità trascurabili di CO2. Bisognerebbe, però, dire che nessuna fonte di energia ricavata dalla crosta terrestre può essere considerata sostenibile, nel senso di “durevole”. E che se un gran numero di centrali fosse costruito per soddisfare la crescente domanda di elettricità, le riserve conosciute di minerale con alte concentrazioni di uranio (High-grade ores, con contenuto di uranio maggiore dello 0,1%) si esaurirebbero rapidamente, lasciando enormi riserve di minerale a bassa concentrazione (Low-grade ores con meno dello 0,1% di uranio), per la maggior parte delle quali occorrerebbe più energia per utilizzarle di quanto se ne ricaverebbe dai reattori.