
di Marisa Pessione.
Da un piccolo giardino, spazio collettivo di un quartiere popolare, affiora il ricordo di un’infanzia e adolescenza ormai da tempo trascorsa. Un ricordo che ha il sapore dolce-amaro di una perdita ma anche di una sbiadita dimenticanza. Alti palazzi tutti uguali che fanno da contorno a quello spazio dove il verde cerca di prendere luce e colorare un grigio predominante. Un pezzo di mondo da condividere e da far vivere in ogni attimo della giornata con grida, sorrisi, pianti, passi lenti e corse incontenibili e anche con il silenzio, non solo quello delle ore notturne ma anche il silenzio di chi si è concesso un attimo di pausa...
Una miscellanea di gioventù e vecchiaia che fa proprio quello spazio condividendolo e rendendolo vivo, mentre improvvisati guardiani osservano dalle finestre quel mondo fatto di giochi infantili e spontanei, di palle che rotolano, di panchine che offrono una sosta e di richiami tutti diversi a cui rispondono bambini poco ubbidienti o cani scodinzolanti nelle loro cadenzate e quotidiane uscite.
Un piccolo giardino che cambia colore non solo con l’avvicendarsi delle stagioni ma anche grazie a chi lo ha dipinto ogni giorno con la sua presenza.
Un piccolo giardino che è stato una spontanea comunità senza confini, ma che oggi ha perso la sua funzione sociale diventando un piccolo giardino dimenticato.
Ma quanti di questi spazi liberi e collettivi hanno avuto la stessa sorte? Forse abbiamo perso o dimenticato il senso e l’importanza di un bene che non può essere comprato eppure è a disposizione di tutti?
Questa inesorabile perdita e dimenticanza della funzione sociale di un bene collettivo è il campanello di allarme di una deriva della nostra attenzione e del nostro rinchiuderci sempre di più nel privato e nell’individualismo.
Far rivivere questi spazi collettivi dovrebbe essere la nostra priorità per riassaporare quel gusto libero dello stare insieme che supera le differenze e che è agente propulsore di arricchimento, di dialogo, di confronto, di scambio di saperi e di crescita collettiva.
Perchè anche un piccolo giardino ha un’anima. E' anche da qui che può iniziare una piccola rivoluzione.

