La giustizia (e la politica) dopo il referendum

di Gian Giacomo Migone.

Il successo del No non si estende facilmente alle prossime elezioni politiche. Il No ha superato di poco il 30% degli aventi diritto al voto, e il voto dei giovani e del Sud non è scontato. Serve una proposta di riforma della giustizia e un programma di cambiamento...

E’ giusto rallegrarsi della partecipazione e dell’esito favorevole al No del recente referendum, ma non possiamo considerarlo foriero di una vittoria assicurata nelle ormai incombenti elezioni politiche. Il numero di elettori che ha scelto il No supera di poco il 30% degli aventi diritto al voto; il ruolo preponderante del voto giovanile non è un esito estendibile alle elezioni politiche; la debolezza del No nei piccoli centri in Piemonte come nel Meridione, per non parlare dell’intero Lombardo-Veneto, segnala una perdurante vulnerabilità politica dell’opposizione al governo Meloni. E possiamo aspettarci che alle elezioni politiche gli elettori della maggioranza di governo saranno più uniti nella difesa dei propri interessi vitali. 

Ancora una volta, in Italia come negli Stati Uniti, in regime d’incertezza sulla partecipazione al voto, la partita si gioca non sulla capacità di aggrapparsi alle forze già incamerate – alla Enrico Letta e alla Kamala Harris, per intenderci – e nemmeno sulla conquista di incerti e moderati centristi, bensì sul motivare i tendenziali non votanti, tuttora maggioranza relativa, con argomenti forti che superino la pregiudiziale astensionista del “tanto sono tutti uguali”. A questo riguardo, di fronte alle imminenti elezioni politiche, i voti giovanili restano da conquistare sia alla partecipazione al voto, sia alla causa dell’opposizione al governo attuale.

Le prime mosse dei partiti politici di opposizione richiedono sostanziose correzioni di rotta. Le dimissioni di Delmastro, Bartolozzi e Santanché, anziché essere accolte con squilli di tromba, andrebbero denunciate per quello che sono: dei doverosi quanto tardivi ravvedimenti, irrilevanti ai fini della vicenda referendaria, che surrogano le mancate dimissioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio, il principale responsabile politico (dopo la presidente del consiglio) di un gravissimo tentativo di stravolgimento costituzionale.

In secondo luogo  l’esito referendario richiederebbe una proposta di autentica riforma della giustizia, riconosciuta come assente da quella appena bocciata, sia dal governo sia dall’opposizione. Voci indipendenti e qualificate come quelle del magistrato Gratteri e dell’avvocato Coppi chiedono con urgenza assunzioni di magistrati e funzionari di cancelleria, senza le quali non si pone rimedio alla piaga più grave del sistema giudiziario, la sua lentezza. Nel sistema penale in tal modo si sacrificano i diritti di garanzia degli imputati economicamente più deboli, mentre i più forti continuano a puntare sulle prescrizioni per farla franca. Analogamente avviene per i processi civili, che introducono elementi di instabilità ed incertezza  dell’economia – come ha sostenuto anche Tito Boeri. Per non parlare della degenerazione del sistema carcerario e dei centri di detenzione di immigrati in attesa di rimpatrio che, in mancanza di mezzi e strutture adeguate, si trasformano in sedi di sviluppo e diffusione della criminalità, sia dei detenuti che dei loro custodi. Santa Maria Capua Vetere è un caso eclatante a questo proposito.

L’esito referendario ha posto termine a una lunga serie di tentativi di stabilire un controllo dell’esecutivo sulla magistratura, a cominciare dalla Commissione Bicamerale di D’Alema e Berlusconi. Ora sarebbe preciso dovere del Parlamento attuale affrontare queste gravissime carenze, che la riforma archiviata non toccava. Invece, la maggioranza cerca di salvarsi l’anima con pur doverosi atti di pulizia e regolamenti di conti interni, mentre l’opposizione si limita a compiacersene, senza neanche chiedere le dimissioni di Nordio e senza presentare un’adeguata riforma a sostegno del sistema giudiziario.

A ulteriore prova di non avere inteso il messaggio forte della vittoria del No, sul piano strettamente politico, Giuseppe Conte e Elly Schlein, di fronte alle incombenti elezioni e ai problemi irrisolti della coalizione, concordano nel puntare alle elezioni primarie, precedute da percorsi di definizione, peraltro separati, del programma elettorale. Insomma, prevalgono le ambizioni personali e di bandiera nella scelta dell’itinerario più lento e più divisivo che si possa immaginare. Non a caso Paolo Mieli, con malcelata soddisfazione, indica questo come il modo migliore per perdere le elezioni.   

C’è un alternativa? L’opposizione al governo Meloni potrebbe presentare un’adeguata proposta di riforma della giustizia e formulare rapidamente un programma di governo rispondente ai bisogni dei cittadini, a cominciare dal ripristino della sanità pubblica. Un punto essenziale è la redistribuzione della ricchezza, da un’infima minoranza sempre più facoltosa a favore della crescente maggioranza di italiani sempre più poveri, a cominciare dal Mezzogiorno: servono imposte progressive, patrimoniale, di successione, sul modello di Sanders e Mamdani negli Usa, come ci ricorda Riccardo Staglianò nel suo libro “Tassare i milionari” (Einaudi, 2026).

Ed è essenziale una politica di pace per l’Italia, coerente con l’articolo 11 della Costituzione, e con i principi di legalità internazionale. In Europa il modello da seguire è Pedro Sanchez, non Ursula von der Leyen, per intenderci. 

Dobbiamo riportare a casa i tanti giovani emigrati italiani e integrare gli immigrati, necessari alla nostra economia: in questo caso il modello è Riace. In definitiva, come ha scritto Tomaso Montanari, non solo il rispetto, ma la piena attuazione del dettato costituzionale. E la guida politica? Serve l’accordo tra Pd, Movimento Cinque Stelle e Avs e, se necessario, la scelta di una personalità esterna. Prima si fa, meglio è, per non disperdere la spinta del No referendario e delle manifestazioni di questi giorni, ma anche per evitare le risse tra partiti che scoraggerebbero i nuovi protagonisti del voto.

Tratto da: https://sbilanciamoci.info/la-giustizia-e-la-politica-dopo-il-referendum/

 

Aggiungi commento

Invia
Altritasti Periodico on line dell'Associazione di Promozione Sociale Altritasti - via Carducci 22 - 14100 Asti - C.F. 92060280051
Registrazione: Tribunale di Asti n. 7/2011 del 28.10.2011 - Direttore Responsabile: Alessandro Mortarino