Dopo i monaci buddisti birmani è la volta dei loro compagni di fede del Tibet. Per la prima volta, a distanza di dieci anni dalle repressioni cinesi dell'88 e '89, l'esercito in amaranto dei grandi monasteri di Lhasa è sceso in strada in occasione del 49esimo anniversario della fallita rivolta contro l'occupazione delle truppe di Pechino. Tra i 3 e i 400 religiosi, usciti da due dei più grandi complessi di studio e preghiera attorno alla capitale tibetana, hanno sfilato in corteo chiedendo il rilascio di un gruppo di religiosi e laici arrestati a ottobre con l'accusa di aver inneggiato alla consegna della medaglia d'oro del Congresso americano al Dalai Lama, e per chiedere il ritorno in Tibet del loro leader spirituale esule nella città di Dharamsala, in India.


Negli ultimi anni, la giornata astigiana di festa per la liberazione (e di ricordo per chi ha lottato contro il fascismo e il nazismo per raggiungerla), ha assunto connotati di “sfida”. Ai piedi della grande scalinata che porta in piazza del Palio, a pochi metri dall’abituale raduno del grande corteo antifascista, uno sparuto gruppo di persone ha iniziato a contrapporvi la commemorazione di alcuni fascisti, lì giustiziati il 26 Aprile 1945.
Se c’è qualcosa di cui tutti abbiamo timore è l’irrompere improvviso, nella nostra esistenza e in quella di coloro che amiamo, della violenza.