
di Alessandro Mortarino.
Un nuovo Piano Regolatore, l'identificazione di un Gestore Unico completamente pubblico per l'intero settore idrico, una concreta garanzia che la Banca di Asti e la Fondazione CRAsti possano aprirsi a nuovi soci extraterritoriali - in particolare i grandi gruppi finanziari nazionali - senza perdere l'autonomia decisionale, tornare a preoccuparsi per ridurre ed eliminare l'inquinamento atmosferico e i rischi per la salute che da tempo paiono dimenticati e accantonati, ridare slancio alla raccolta differenziata dei rifiuti che vede oggi la città con il suo 66,6 per cento, al terzultimo posto in Piemonte. Sono queste le principali sfide (ma non le uniche) che si annunciano all'orizzonte delle azioni politiche del prossimo anno...
Tutti temi piuttosto complessi che richiedono e richiederanno lavoro e lungimiranza da parte degli amministratori comunali e che dovrebbero godere dell'apporto della cittadinanza tutta, se solo venisse data loro la possibilità di esprimersi attraverso tavoli progettuali e confronti aperti e trasparenti. Un esercizio di democrazia che, al momento, non pare essere favorito nè ipotizzato.
Per il nuovo Piano Regolatore sappiamo che il Consiglio comunale ha approvato la proposta tecnica della variante generale che punta su alcuni elementi: rigenerazione urbana, riduzione del consumo di suolo, qualità della vita. Restringe la previsione degli abitanti teorici da 129.000 a 90.000, obiettivo che viene sbandierato come una grande scelta nella direzione della sostenibilità. Ma Asti ha oggi una popolazione di poco superiore a 74 mila residenti, dunque si scommette ancora su una crescita nettamente in contrasto con l'andamento demografico effettivamente registrato fino ad oggi e senza tenere conto dello stock abitativo esistente e inutilizzato. Riduzione resta il termine che accompagna le prospettive del prossimo consumo di suolo, anzichè lavorare sulla vera necessità di un arresto che ovunque (in Italia e in Europa) viene indicato come priorità piena.
Per la gestione del servizio idrico integrato si affaccia - finalmente - l'ipotesi di un'azione che consenta l'uscita del socio Iren e la creazione di un Gestore Unico per l'intero bacino dell'astigiano-monferrato rigorosamente pubblico. Ma il percorso è appena avviato e si dovrà valutare se e come creare delle sotto utility in seno all'Asp, cioè "spacchettare" i rami di attività della ex municipalizzata in modo da riportare quello idrico nell'alveo della proprietà diretta di un azionariato esclusivamente pubblico, come sta già avvenendo per l'area cuneese.
Per la Banca di Asti il dibattito è in pieno corso e verte sulla valutazione dell'utilità effettiva della cessione di quote della Fondazione CR Asti a favore di altre Fondazioni piemontesi: importante vantaggio a breve o rischio di progressivo smantellamento dell'istituto a danno dell’economia del territorio, delle imprese e delle famiglie?
Per i rifiuti, il dato negativo registrato deriva essenzialmente dal passaggio dal «porta a porta» alla raccolta «verticale». Una variazione che, secondo l'amministrazione comunale, i cittadini non hanno ancora "metabolizzato" ma che con il tempo darà i suoi frutti. Intanto la TARI ad Asti è già la più alta del Piemonte e la "cultura del rifiuto" non vede azioni pedagogiche all'orizzonte.
Per l'inquinamento atmosferico... ne abbiamo parlato tante, troppe volte: nessuna novità. Se non sperare che qualche refolo di vento spiri nella direzione giusta. Un po' poco!
Il dibattito è aperto e bello sarebbe fosse un dibattito a cui chiunque venga invitato (e ascoltato).

