Si riaccende il dibattito attorno alla tangenziale sud-ovest di Asti

di Alessandro Mortarino.

Nelle ultime settimane l'opera infrastrutturale da decenni in discussione è tornata al centro dell'attenzione del dibattito politico e pubblico, alla luce di due novità di notevole rilevanza. Dapprima l'assessore regionale Marco Gabusi ci ha informati dell'esistenza di una seconda possibilità progettuale che affianca il Contratto di programma con Anas e riguarda lo sviluppo di opere del concessionario autostradale dell’A21, cioè Itp-Ivrea Torino Piacenza. Parallelamente, ecco arrivare un esposto alla Corte dei Conti da parte dell'architetto, ingegnere e urbanista Carlo Ratti che segnala uno "spreco di denaro pubblico" per un'arteria il cui traffico è paragonabile a quello di una semplice strada di campagna, non di una a scorrimento veloce...

Per la nuova ipotesi progettuale l'assessore si è immediatamente impegnato a sottolineare che i due progetti non sarebbero "concorrenti", in quanto entrambi basati sul tracciato già indicato dal Comune e dalle autorità locali. Quindi due progetti diversi ma simili, tra i quali poi verrà esercitata una scelta puramente legata al "portafoglio pubblico": quello dei due che otterrà il finanziamento ministeriale, verrà portato avanti.

Ma la domanda sotterranea continua a rimanere quella legata all'effettiva utilità della nuova tangenziale, lo stesso quesito e dubbio che da decenni anima il dibattito (civico e politico) in città. E che rientra nel cuore delle criticità evidenziate da Carlo Ratti nel suo esposto in cui indica «l'inadeguatezza e obsolescenza del progetto» e la necessità di valutare dati corretti e una seria analisi dei costi-benefici che decenni or sono - alla "nascita" dell'ipotesi progettuale - vedeva previsioni riferite a volumi di traffico pari a circa 2/3.000 veicoli l’ora per senso di marcia. Secondo Ratti, sarebbe oggi sufficiente utilizzare i dati del Mit di Boston e del Mic–Mobility in Chain relativi alle reti telefoniche per comprendere come i flussi di traffico, nella realtà, risultino notevolmente inferiori (attorno a 300/400 veicoli l'ora) e dunque tali da non giustificare una strada di quel tipo.

Una strada extraurbana secondaria (di campagna, appunto...) con una sola corsia per senso di marcia, un viadotto sul Tanaro, la doppia galleria sotto la collina di Valle San Pietro e l’attraversamento del SIC Stagni di Belangero.
5,8 chilometri di strada (dei quali 1,5 Km in galleria) per un costo stimato attorno a circa 190 milioni, di cui al momento si dispone solo di uno stanziamento parziale: circa 144 milioni di euro provenienti da 40 milioni di euro del CIPESS + 104 milioni di euro da CdP Governo–ANAS 2024.

OTI Piemonte (l'Osservatorio Territoriale Infrastrutture), nel suo ultimo aggiornamento del 23 febbraio scorso, sottolinea come la mancanza di copertura finanziaria per l’intero progetto rappresenti un ostacolo significativo. E procede nell'elencare le permanenti principali criticità dell'opera viaria che incidono sugli aspetti progettuali (necessità di chiudere il confronto sul tracciato e sugli impatti ambientali, inclusi i passaggi sul Tanaro e sull’area SIC; aggiornamento prezzi e adeguamento normativo che incidono sul costo; tempistiche autorizzative e di gara legate al perfezionamento del progetto di fattibilità tecnico economica; coordinamento con l’apertura completa dell’A33 e con i cantieri su viabilità connessa) e sui vincoli paesaggistici (l'opera attraversa aree di pregio ambientale, generando dibattiti sulle possibili conseguenze per il paesaggio).

Sotto il profilo squisitamente ambientale, insomma, un mix devastante di consumo di suolo, danno paesaggistico, eliminazione di risorse verdi. In assoluto contrasto con la logica europea moderna delineata dal Green Deal, che indica la necessità di tutelare la natura e, addirittura, di ripristinare le aree/superfici degradate attraverso gli obiettivi vincolanti per tutti gli Stati membri del Regolamento NRL (Nature Restoration Law), che obbliga al ripristino delle aree terrestri e marine nella misura del 30% entro il 2030, del 60% entro il 2040 e al ripristino della totalità degli ecosistemi degradati entro il 2050.

Ratti indica nell'esposto anche un'altra criticità grave, che riguarda l'incarico per la redazione del progetto di fattibilità che la Regione Piemonte ha affidato nel 2023 all'ANAS «tramite convenzione e senza alcuna gara pubblica, in violazione delle norme del Codice dei Contratti che richiede che tutti i contratti di servizi al di sopra della soglia di rilevanza debbano essere affidati con una procedura comparativa ad evidenza pubblica».
Una questione che, secondo Ratti, «comporta un serio rischio di danno erariale, non potendo garantire che il servizio offerto sia effettivamente il migliore sul mercato e che potrebbe, quindi, concretizzare un danno per l'erario».
Va ricordato che l'incarico ad ANAS prevedeva un ammontare pari a 400 mila euro, effettivamente superiore alla soglia prevista per i contratti non tenuti all'applicazione del codice appalti.

Ancora una volta sarà il tempo a chiarire le situazioni e il divenire della tangenziale, prevista come strada esterna alla città dal Piano Regolatore del 1974, tornata in auge anni dopo l'alluvione come collegamento tra l’Asti-Cuneo e la Torino-Piacenza e ancora nel pieno delle ipotesi progettuali.
E bello sarebbe se progettisti e amministratori pubblici avessero la compiacenza di fare ciò che - da sempre - comitati e associazioni locali continuano a richiedere: una vera e concreta analisi dei flussi di traffico, dai cui dati avviare una consultazione "leale" e costruttiva...

Giusto per tenere la memoria allenata, ricordiamo che Carlo Ratti non è un "semplice cittadino astigiano", ma un professionista di grande rilievo internazionale: insegnante al Massachusetts Institute of Technology di Boston, dove dirige il MIT Senseable City Lab, Professore Ordinario al Politecnico di Milano, grande esperto di "Smart cities". La rivista Esquire lo ha inserito tra i “Best & Brightest”, Forbes tra i “Names You Need to Know”, Wired nella lista delle “50 persone che cambieranno il mondo”, Fast Company lo ha nominato tra i “50 designer più influenti in America” e Thames & Hudson tra i “60 innovators shaping our creative future”. Lo scorso anno è stato anche il curatore della diciannovesima Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia.

A noi piace ricordare che Carlo è anche il figlio dell' "ingegnere-contadino di Variglie" Giuseppe Ratti, pioniere dell'agricoltura biologica italiana e autorevole figura che per anni ha minuziosamente analizzato e "osservato" l'iter sofferto della TSO (Tangenziale Sud Ovest di Asti, ora CASO-Collegamento Asti Sud Ovest).

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