Sanità astigiana: problemi odierni e prospettive future

Prosegue il dibattito tra i tre Comitati astigiani Art. 32 e il direttore dell'ASL AT sui temi che toccano cittadini e pazienti in una fase in cui emergono problematiche e disagi - necessariamente risolvibili - accompagnati dall'esigenza di riflettere sul futuro della sanità della nostra provincia...

Dopo la lettera aperta inviata dai Comitati e la replica del dottor Gorgoni ecco le precisazioni e puntualizzazioni ulteriori dei rappresentanti dei cittadini per garantire il mantenimento di una sanità pubblica adeguata ai bisogni dell’intero territorio provinciale.

Gentile Direttore Dott. Giovanni Gorgoni, non era nelle nostre intenzioni avviare una conversazione epistolare sui problemi della sanità astigiana ma la sua risposta ci costringe a tornare sugli argomenti che avevamo sollevato.
Innanzitutto siamo rammaricati che, per un disguido non voluto, la nostra lettera precedente a Lei diretta e che doveva essere inviata agli organi di informazione per conoscenza, non le sia giunta. Purtroppo, non siamo dotati di una segreteria e, basandoci unicamente su una attività volontaria al servizio della popolazione, simili contrattempi sono inevitabili quanto spiacevoli.
Lei conosce i motivi per cui si sono costituiti i Comitati di difesa dell’art. 32. I nostri referenti principali sono i cittadini (e i pazienti) del territorio astigiano e gli operatori sanitari, perciò riteniamo che, a seguito delle segnalazioni che ci pervengono, sia nostro dovere portare all’attenzione Sua e della politica locale non solo i problemi e i disagi ma anche le preoccupazioni che sorgono circa il funzionamento attuale e futuro della nostra sanità.

Ci dispiace che Lei abbia inteso la nostra lettera come un attacco alla Sua persona: ci rendiamo perfettamente conto che “fare le nozze con i fichi secchi” risulta difficile anche per un manager di riconosciuta esperienza quale Lei è.
Questo non significa che i problemi non esistano e vogliamo qui di seguito provare a rielencarli, nella speranza che, anche attraverso la Sua interlocuzione con la Regione, si riesca a prospettare un futuro diverso da quello che, al contrario, preoccupa la cittadinanza.

Nuovo presidio della Valle Belbo.
Nel corso del sopralluogo, svolto il 31 marzo scorso, abbiamo potuto constatare che il lavoro sta procedendo e ci auguriamo francamente che la struttura sia pronta ad accogliere i pazienti con l’inizio del prossimo anno, come da Lei prospettato.
La giornata era effettivamente ventosa, ma non è “volata via” la notizia che l’Hospice dal Santo Spirito di Nizza Monferrato sarà trasferito in un “petalo” del nuovo Presidio.
A tale proposito, suggeriamo di chiederne l’inserimento nella DCR del 6.12.2022 n. 253-24273 inerente la “nuova organizzazione distributiva del Presidio Ospedaliero" che al momento, almeno a nostra conoscenza, non lo prevede.
Sempre in riferimento alla citata DCR, relativamente all’area medica, prendiamo atto con soddisfazione di quanto dichiarato al giornale “La Stampa” in data 4.5.2026 dall’assessore regionale Marco Gabusi, circa l’attivazione di un “reparto di medicina per le acuzie”.
Si ribadisce la richiesta del potenziamento della radiodiagnostica, attraverso il prolungamento del servizio sulle 12 ore di attività del PPI, finesettimana e festivi compresi. Si rammenta che da oltre un anno il servizio termina alle 16,00 e non è operativo nel finesettimana e festivi.
Desidereremmo infine conoscere quali siano i tempi previsti per l’annunciata realizzazione e attivazione della “chirurgia ambulatoriale complessa” e se e quali atti amministrativi siano stati compiuti a supporto.

Ospedale di comunità e Casa di Comunità nella ex Maternità di Asti.
Prendiamo atto che l’opera “conserva tutta la sua ratio e i relativi finanziamenti” e ci auguriamo che i Fondi UE sviluppo e coesione (FSC) assegnati siano disponibili in tempi brevi, in modo da riprendere i lavori interrotti all’ex Maternità per l’insufficienza dei fondi assegnati con il PNRR e pesantemente condizionati da fatti imprevisti.
Riteniamo, tuttavia, che considerare la presenza di amianto in un edificio degli anni ‘40 non possa essere considerato un “imprevisto” ma un qualcosa di quasi per certo di cui tener conto in fase di progettazione.
Vogliamo insistere sul fatto che i 20 posti letto assistenziali, dirottati in overbooking presso l’ex Ospedale di Nizza (al posto del CAVS), in attesa di tornare ad Asti nella sede dell’ex Maternità, dovrebbero essere considerati aggiuntivi e non sostitutivi, stante il numero degli abitanti della Provincia (200 mila), l’elevata età media della popolazione e la cronicità delle malattie che la colpiscono.
Ci auguriamo che, sempre negli spazi dell’ex Maternità, si realizzi finalmente l’Hospice a servizio della città di Asti e del territorio del nord della provincia.
Nella Sua risposta, afferma che l’intenzione è quella “di realizzare temporaneamente la struttura all’interno dell’ospedale Massaia, nelle stanze adiacenti agli attuali ambulatori delle cure palliative”. Abbiamo molti dubbi sul fatto che gli spazi che propone siano immediatamente liberi e adeguati anche perché, a quanto ci risulta, sono attualmente utilizzati da altri Servizi.
Afferma anche che la sua proposta è “agli atti della Regione Piemonte”, ma ci risulta che da molti mesi non sia pervenuta alcuna risposta positiva e che intanto le liste d’attesa per l’Hospice si siano allungate in modo inaccettabile. Ci viene segnalato che almeno 10-15 persone siano costantemente in lista e che non avranno la possibilità di accedere all’Hospice.

Desidereremmo essere rassicurati che i posti letto di Hospice previsti per la Provincia di Asti siano confermati. Le notizie che ci arrivano dalla Regione ci preoccupano in senso contrario, sia in assenza di tempistiche certe sia per quanto concerne le necessarie risorse per gli arredi e, soprattutto, per il personale (palliativisti, infermieri e OSS).

Apprendiamo con soddisfazione che i posti letto di Lungodegenza (seppure ridotti a 15 rispetto ai 30 del passato) saranno mantenuti, diversamente da quanto ci era stato da Lei comunicato nel nostro secondo incontro del 13/1/2026.
Ciò che invece non ci tranquillizza è l’utilizzo di posti letto nei reparti di Chirurgia: tutti i cittadini vorrebbero che il nostro ospedale mantenesse e migliorasse la sua attrattività, anche definendo con più precisione la sua “mission” principale, sia nell’interesse dei cittadini che dei professionisti che vi operano e che vi potranno operare.

Trasporti malati oncologici e non autosufficienti.
Abbiamo preso nota della sua risposta in merito che, però, non risponde alle nostre perplessità.
Innanzitutto, la normativa da Lei citata non è posta adeguatamente a conoscenza dei cittadini e, a quanto ci risulta, nemmeno dei medici di Medicina Generale che dovrebbero essere il tramite della richiesta alla ASL.
Senza conoscere la norma, non è nemmeno possibile proporre un ricorso verso il diniego.
Riteniamo inoltre che una risposta burocratica non sia sufficiente. Al momento gravano sui cittadini tariffe per il trasporto spesso incompatibili col proprio reddito. Si tratta di pazienti oncologici o non autosufficienti che necessitano di raggiungere i luoghi di diagnosi e terapia. Tale trasporto non può essere delegato solo ai congiunti o alle associazioni di volontariato. Obbligare al pagamento, spesso oneroso, può comportare la decisione, per i meno abbienti, di interrompere le cure.
In questo modo la salute resta un diritto che, non essendo riconosciuto, è di fatto negato.
Riteniamo che sia compito degli organi istituzionali e quindi non solo della Regione ma anche della ASL, che Lei rappresenta, trovare soluzioni diverse e più rispondenti ai bisogni dei cittadini, specie di quelli meno abbienti.

Prericoveri.
Prendiamo atto che l’87% dei pazienti esegue il prericovero in un solo giorno. Raccomandiamo che l’effettuazione del prericovero in un solo giorno sia garantito ai pazienti che arrivano da fuori città, per consentire loro di potersi organizzare al meglio.

In conclusione:
Ogni chiarimento è utile a rendere la nostra sanità sempre più rispondente ai bisogni dei cittadini.
In tal senso ci dispiace che il tempo dedicato allo scambio di opinioni con il Comitato art. 32 sia stato da Lei vissuto come una perdita di tempo “sottratto alla presenza nei luoghi di cura e al confronto diretto con gli operatori sul campo”.
Non è nelle nostre intenzioni sottrarre tempo prezioso al Suo lavoro, ma riteniamo che non sia sufficiente esaminare le classifiche che danno la nostra sanità in posizioni di rilievo: purtroppo il “giudizio percepito” è molto diverso da quello riportato dalle riviste specializzate e noi riteniamo che i migliori “difensori” e “pubblicitari” della nostra sanità non possano che essere i cittadini di cui ci sentiamo portavoce.

Con viva cordialità.

Comitato Art. 32 Asti: Roberto Gerbi
Comitato Art. 32 Valle Belbo: Maurizio Carcione
Comitato Art. 32 Nord Astigiano: Irene Novarese

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