100 mila ‘nuove’ case popolari. Anzi 60 mila. Anzi...

A cura del Coordinamento Asti Est.

Il 30 aprile il Governo Meloni ha presentato il Piano Casa nazionale, già annunciato a gran voce ad agosto 2024 e che arriva con tutto comodo, quasi due anni dopo.
L’unica cosa buona è che il tema della casa torni a far parte del discorso pubblico, dopo decenni di assoluta indifferenza rispetto ad un tema che impatta moltissimo sulla vita delle persone. Dagli anni ‘60 del secolo scorso, quando il Piano Fanfani varò le prime case popolari, ben poco è stato fatto per chi non può permettersi di comprare o di accedere agli alti affitti del mercato libero...

L’Italia è drammaticamente sotto la media europea: le case popolari coprono dal 3% al 6% del patrimonio abitativo globale contro una media Ocse del 10 %. I nuclei familiari in lista d’attesa sono centinaia di migliaia: incredibilmente, le stime variano tra 250.000 e 650.000 nuclei familiari, a dimostrazione del caos in cui versa il settore, perfino nella rilevazione dei dati! Ad Asti, l’ultimo bando ATC dovrebbe aver raccolto almeno 750 domande, usiamo il condizionale perché non esiste ancora una graduatoria anche se il bando si è chiuso ad agosto 2025. E sappiamo già che la disponibilità di alloggi popolari in città è scarsissima, quindi la maggior parte di quelle domande rimarrà drammaticamente senza risposta.

Torniamo al livello nazionale. Gli alloggi Erp (Edilizia residenziale pubblica) in Italia sono 750.000 ma, di questi, almeno 100.000 non sono assegnati, sono vuoti e inutilizzati per mancanza di manutenzione (la maggior parte) o perché occupati senza titolo.

Come ci si propone di porre rimedio? Il Governo spara la cifra di 100.000 ‘nuove’ case popolari, nei titoli e negli slogan, ma non è affatto vero. Quando si entra nei dettagli, vengono fuori 60.000 alloggi (non 100.000) da ristrutturare ed assegnare. E non sono affatto ‘nuove’, ci sono già ma sono vuote. Non è un segno più, è ridurre un pochino il segno meno.

Ma facciamo due conti: nuclei in lista d’attesa 250.000 (la stima più bassa, quindi ragionevolmente saranno di più), meno i 60.000 alloggi promessi fanno 190.000 persone/famiglie che non avranno nessuna risposta. Si parla anche di nuovi alloggi ma non si fanno numeri.

A fronte di questa carenza di alloggi popolari, incredibilmente si impone di mettere a punto entro 60 giorni un piano per la vendita degli alloggi Erp che hanno mercato. Gli inquilini avranno la prelazione per l’acquisto, se non possono permetterselo saranno dirottati altrove... ma dove, se di alloggi non ce ne sono??? Follia.

Nel Piano Casa governativo si continua poi a blaterare di ‘social housing’  o ‘housing sociale’ o anche ‘affordable housing’, inglesismi alla moda, di cui tutti si riempiono la bocca ma che vogliono dire ben poco. Sostanzialmente si tratta di abitazioni private a canone leggermente ridotto rispetto agli affitti di mercato, possono servire ad una fascia media peraltro ormai quasi scomparsa. Il buon vecchio equo canone - eliminato nel 1998 - serviva molto di più. Comunque, a questo scopo si parla di recupero di immobili pubblici (bene) e dovrebbe pensarci Invimit, la società immobiliare del Ministero dell’Economia.

E i costruttori privati, sono stati dimenticati? Certo che no, figuriamoci. Ci sarà una corsia preferenziale per i costruttori, a patto che il 70% dei nuovi alloggi sia venduto  o affittato ad un prezzo inferiore a quello di mercato, nella misura del 33% in meno. Ma saranno alloggi costruiti ex novo? Temiamo di sì, a dispetto di tutti gli alloggi privati vuoti...avanti con nuovo cemento! E in cosa consisterà questa corsia preferenziale? “Snellimenti burocratici” e questo, nella storia italiana, ha sempre voluto dire scempi edilizi. C’è stato un litigio tra Salvini, che voleva tacitare definitamente le Sovrintendenze sui vincoli urbanistici, e il Ministro della Cultura Giuli che si è opposto invocando – udite udite - l’art.9 della Costituzione, quello che tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico. E per i costruttori privati ci saranno anche soldi, un fondo apposito che vede un inquietante connubio tra Cassa Depositi e Prestiti (pubblica) e il fondo sovrano degli Emirati Arabi, oltre a Poste Italiane e Casse Previdenziali (le pensioni!). Questo strano fondo avrà sede in Lussemburgo (paradiso fiscale) e sarà gestito da una società privata di managers già attivi in grandi speculazioni immobiliari a Milano e Roma. Auguri..

I soldi: con la stessa falsità con cui si parla di 100.000 nuove case popolari, allo stesso modo si annunciano 10 miliardi di soldi pubblici a disposizione. Ma è un gioco delle tre carte, i soldi veri solo 1,7 miliardi, il resto sono artifici contabili: fondi prelevati dal Pnrr, residui delle ultime tre leggi di bilancio,fondi già destinati a programmi di rigenerazione urbana, soldi che dovrebbero arrivare dall’Europa ma non sono certi, e via continuando...

Infine, la parte peggiore: la stretta sugli sfratti, per alloggi privati e pubblici. Mentre si prevede poco o nulla per il sostegno agli affitti o per la morosità incolpevole, mentre l’edilizia popolare è sempre più residuale, si mostra la faccia feroce verso chi è in difficoltà economica, si calcolano 2,2 milioni di famiglie in povertà assoluta.

Addirittura si volevano introdurre queste misure repressive in decreto legge, con la massima urgenza, il Quirinale ha fatto trasparire la sua contrarietà e allora si è proceduto con un disegno di legge. Quanta fretta di buttare la gente per strada. Già, perché la comprensione è tutta verso i proprietari che, dice il Governo Meloni, hanno patito le conseguenze economiche del Covid, dei rincari energetici e dell’inflazione. Giusto, ma Covid/energia/inflazione non riguardano anche chi vive in affitto?

Se questo decreto legge sarà convertito in legge, uno sfratto potrà essere rinviato, solo per una volta e basta, unicamente se la persona sfrattata ha almeno 75 anni di età o ha una disabilità grave o è malata terminale. Oppure se, nella famiglia dello sfrattato, risiede da almeno un anno una persona con disabilità grave o malata terminale. Punto. La presenza di bambini è indifferente. Quindi, un 50enne con figli minori e un familiare gravemente disabile ma da meno di un anno...fuori! Una curiosità: sono gli stessi criteri che un assessore ai servizi sociali di una giunta astigiana di centrodestra (di qualche anno fa) aveva indicato come necessari per entrare nella graduatoria delle emergenze abitative. C’è continuità di pensiero a destra, non c’è che dire.

Gli sfratti potrebbero essere eseguiti non più solo dagli Ufficiali Giudiziari, come avviene oggi, ma anche da privati accreditati, sostanzialmente le agenzie autorizzate alla vendita dei mobili pignorati. Siamo alla privatizzazione degli sfratti, che sono situazioni delicatissime dal punto di vista sociale, e spesso riguardano soggetti fragili. Qui viene meno la tutela dei diritti fondamentali.

Nessuna data certa per il giorno dell’arrivo dell’Ufficiale Giudiziario o dell’operatore privato che lo sostituirà, ogni giorno può essere quello buono.

Infine, il fondo per la morosità incolpevole, che qualche anno fa era stato perfino cancellato: viene sì ripristinato, ma sottofinanziato e solo per gli inquilini di case popolari. Per chi è in affitto privato, niente.

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