
A cura di Assemblea in Movimento.
Vogliamo lanciarci in una profezia: anche nel 2026 l'amministrazione comunale di Alba non modificherà l'inerzia delle sue politiche abitative. Profezia facile, stile mago di Segrate, perché non si muove foglia e non si colgono segnali di cambiamento: e intanto il Comune analizza la situazione abitativa, analizza, analizza, continua ad analizzare...
Abbiamo chiesto un piano di investimento pluriennale per aumentare la dotazione del patrimonio immobiliare pubblico: l'amministrazione non ne ha alcuna intenzione. Facciamo gli auguri a tutti gli aspiranti assegnatari che, come al solito, attenderanno invano; a quelli che spendono il 40% del loro reddito per il canone di locazione; a quelli che pagano mutui usurari; a quelli che cercano una casa da affittare per mesi e non la troveranno mai.
Per quanto riguarda i senza fissa dimora temiamo che l'amministrazione non voglia assumersi direttamente l'onere dell'accoglienza per i mesi invernali, scaricando il fardello sulla Caritas e gli attori del privato-sociale. Noi chiediamo che vengano aperti i locali della Croce Rossa: l’esperienza dello scorso anno può essere la base per risolvere le criticità riscontrate e migliorare il servizio.
Sulle docce per i senza dimora non abbiamo più parole. Le docce pubbliche di piazza Prunotto sono state aperte inizialmente dalle 18 alle 20, nello stesso momento in cui le persone interessate sono in via Pola per la cena. Naturale quindi che continuassero a usufruire delle docce del dormitorio a 50 metri, non di quelle distanti 1 chilometro: l’esito di quella misura era già segnato dal suo avvio… Potremmo continuare a esemplificare lo scarto tra le necessità e le mancate risposte, ma è tutto molto chiaro: la questione abitativa non è una priorità di questa amministrazione, in piena continuità con quella precedente.
Che fare? Di prassi, il piccolo collettivo locale compensa la propria debolezza alzando il tono della voce, cercando nella postura il surrogato di uno scarso insediamento sociale, invocando retoricamente l’irruzione dei diseredati sulla scena pubblica. Irruzione fondamentale, ma, appunto, non basta evocarla come corredo ideologico…
Invece noi crediamo sia arrivato il momento di unire le forze, e lanciamo l'ennesimo appello a superare recinti autoreferenziali per provare a dispiegare non chissà quale potenza, ma a mettere in campo un peso decente per mutare il corso degli eventi.

