L'acqua pubblica di Parigi ritorna ... pubblica

ImageMentre in Italia il Governo ha nuovamente decretato l'inserimento della gestione dei nostri acquedotti tra i servizi pubblici da mettere sul mercato per consentire una “autentica libera concorrenza” (cosa che, di fatto, equivale a voler considerare il diritto all'acqua come al semplice bisogno di una merce/servizio “qualunque” ...), nella Francia del liberista Sarkozy accade l'impensabile: il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë, ha annunciato che la municipalità non rinnoverà i suoi contratti con Suez e Veolia, le due aziende private che attualmente gestiscono i servizi idrici della capitale dopo venticinque anni di gestione privata ...

 «Vogliamo offrire un servizio migliore a un prezzo migliore», ha dichiarato Delanoë illustrando la scelta di Parigi che, peraltro, appare in perfetta sintonia con la tendenza in atto nel resto della Francia (oltre 40 città hanno già deliberato di tornare al servizio pubblico) e in parecchie città grandi e piccole del mondo (in Africa, Asia, America latina) che hanno deciso, negli ultimi anni, di fare ritorno alla gestione pubblica dell’acqua e dei servizi correlati (fognature).

La notizia fa ancora più scalpore se pensiamo che gli attuali gestori privati delle acque parigine si chiamano Suez e Veolia e sono probabilmente le due più grandi multinazionali del settore attualmente presenti al mondo. Suez è l'evoluzione della Compagnie Lyonnaise des Eaux, mentre Veolia scaturisce dalla Compagnie Générale des Eaux.

Nel 1985 le due multinazionali si erano accaparrate la gestione delle acque parigine con la complicità di Chirac e in un clima politico in cui si riteneva che la gestione privata fosse - sempre - la soluzione migliore, indipendentemente dalle caratteristiche del bene e del mercato di riferimento.

L’osservatorio sulla «ri-municipalizzazione» fa notare che le due multinazionali francesi dell’acqua hanno goduto di almeno un secolo di protezionismo sui mercati sia nazionali e sia internazionali. Il risultato prodotto è stato quello di prezzi “gonfiati”, di scarsa efficienza, di servizi obsoleti (in quanto modernizzarli avrebbe richiesto investimenti e, dunque, minori profitti) e non di rado anche di gestione fraudolenta.

Per restare in Francia, il caso di Grenoble può essere considerato estremamente istruttivo: nel 1999 alcuni dirigenti di Suez finirono in galera per corruzione e l’azienda fu condannata a restituire alla cittadinanza le bollette pagate tra il 1990 e il 1998.

Ripristinata la gestione municipale, il prezzo dell’acqua si è subito sgonfiato.

Secondo Anne Le Strat, assessore alla municipalità di Parigi, il passaggio da un sistema privato ad uno pubblico (che avverrà il 1° Gennaio del 2010) sarà una vera panacea per le casse comunali, dato che consentirà un risparmio di circa 30 milioni di euro l'anno. E aggiunge che, secondo lei, «tecnicamente, non è molto intelligente separare la produzione dell'acqua dalla sua distribuzione».

Ci torna alla mente un'affermazione del professor Gregorio Arena, Ordinario di diritto amministrativo presso l’Università di Trento ed ex presidente di Cittadinanzattiva:

ciò che è nostro non è pubblico, è comune; e come tale non è privatizzabile, perché lo Stato può decidere di privatizzare ciò che è “pubblico”, cioè dello Stato, non ciò che è “comune”, di tutti.

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