Quando l'ignoranza e la paura sono più pericolose degli alberi

di Riccardo Frontini, Dottore Agronomo e Docente, esperto di Progettazione del Verde Pubblico e Privato e della Valutazione di Stabilità delle Alberature.

Spesso la paura che gli alberi diventino pericolosi è ben peggiore del reale pericolo che un albero possa avere. In questi momenti l'ignoranza da il colpo di grazia alla sicurezza che un albero può dare.
Per ben 400 milioni di anni gli alberi hanno imparato a resistere, si sono evoluti e hanno trovato strategie di sopravvivenza e resistenza, in modo autonomo, in condizioni ben peggiori delle attuali (tempeste e venti ben più forti).
Perché ora creano problemi all'incolumità delle persone?
La risposta è molto semplice, le stesse persone che hanno paura degli alberi, intervengono, per via di un'ignoranza ingiustificata, compromettendo in modo irreparabile la resistenza degli stessi, creando emergenze ripetute alla pianta, in molti casi non recuperabili.
400 milioni di anni fa, le condizioni erano critiche, i temporali erano 100 volte peggiori dei nostri, però mancava l'uomo...

Soprassedendo sul fatto che l'uomo interviene spesso sotto terra, devastando gli apparati radicali, di cui si è parlato in abbondanza, lo stesso uomo, con tecniche di potatura scellerata, interviene provocando danni irreparabili agli alberi. Danni che poi si ripercuotono sulla sicurezza delle persone e delle cose.
Danni che se reiterati non permettono più all'albero di recuperare la sua stabilità.
La CAPITOZZATURA reiterata non è più recuperabile!!! Una volta indebolite le inserzioni, con il propagarsi delle carie e la riduzione del legno resistente, l'albero dovrà continuare ad essere capitozzato, altrimenti cederebbe. Quindi attenzione anche a non comprendere che spesso le capitozzature sono obbligatorie se si vuol mantenere alberi ormai compromessi, perchè l'errore risale ormai a 30 anni fa.

In ogni modo lo sviluppo di rami detti SOSTITUTI, parte da gemme avventizie che rimarranno per sempre legate all'asse da cui partono con un'inserzione debole e precaria, quindi il danno arriva già dalla PRIMA CAPITOZZATURA.
Purtroppo ultimamente vedo privati e PA che, per via della loro ignorante fobia dei pini, intervengono con potature assolutamente inadeguate per questa specie.
Il pino è una specie rustica che vive in condizioni dove altri alberi non potrebbero mai vivere (inclinazioni esasperate, venti forti, substrati sciolti e rocciosi, etc) la sua capacità di resistenza e adattamento è enorme, viene per questo definita specie "ruderale" ossia che si adatta a condizioni estreme. Ma possiede la sua fisionomia e fisiologia. Chi non la conosce, opera delle potature che incidono negativamente in entrambi gli aspetti fisiologici.

La chioma del pino nasce per penetrare l'area, come il corpo compatto di un proiettile, per questo la sua chioma deve risultare ben coesa, chiome troppo "vaporose" comportano forti torsioni sia del fusto che delle branche aumentando la possibilità di cedimenti.
La chioma dei pini è strettamente collegata con la radice, l'asportazione di una branca di grosse dimensioni potrebbe indurre il disseccamento e la perdita dell'apparato radicale collegato direttamente a quella branca, provocando una riduzione anche significativa della resistenza allo scalzamento.
Tutto questo vuol dire che la nostra paura, unita all'ignoranza di chi interviene, spesso è il focolaio più probabile di instabilità degli alberi...

Ragionando statisticamente (di nuovo) credo che in Italia, potremmo superare serenamente la decina di milioni di pini presenti sul territorio, in una stagione invernale ne saranno caduti, ad esagerare un migliaio....di cui in una decina di casi hanno provocato danni gravi (rapporto 1/1.000.000 - il rapporto popolazione e feriti gravi/decessi in auto è di 1/10.000). Naturalmente, nonostante siano stati periodicamente maltrattati dall'uomo.

SIAMO PROPRIO SICURI CHE IL PINO SIA PIU' PERICOLOSO DELL'UOMO?

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