L'inquinamento atmosferico miete più vittime del previsto

Un nuovo studio condotto dalle Università di Harvard, Birmingham, Leicester e l’University College di Londra, pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Research, mette in luce un dato che fino ad oggi risultava minimizzato: nel 2018 i decessi causati dall'inquinamento raggiungono l'agghiacciante cifra di 8,7 milioni a livello mondiale, ovvero quasi il 20% dei decessi nella popolazione adulta globale: 1 morte prematura su 5. Il doppio di quanto calcolato dagli analisti in precedenza...

Cina, India, Stati Uniti, il Sud Est Asiatico e parte dell’Europa sono le aree più colpite. L’Asia Centrale e Meridionale raggiunge globalmente livelli del 30.7% di morti per inquinamento, l’Asia orientale il 16.8% e l’Europa il 13.1%. In molte nazioni asiatiche va ricordata l'abituale pratica dell'accensione di roghi per smaltire rifiuti e plastiche, che rendono ancora più grave il danno provocato dai combustibili fossili che alimentano i mezzi di trasporto e gli impianti di riscaldamento.
Metà delle morti premature per inquinamento nel 2018 è avvenuta in due soli paesi: India e Cina.

Ma il dato europeo non è affatto da trascurare, in quanto corrisponde a una riduzione dell’aspettativa di vita di ben 8 mesi!

Rispetto ad altre cause di morte prematura, l’inquinamento atmosferico uccide ogni anno 19 volte più persone della malaria, nove volte più dell’Aids e tre volte più dell’alcol.

I ricercatori evidenziano che se gli Stati rispettassero gli obiettivi previsti dagli Accordi di Parigi, sarebbe possibile salvare 6.4 milioni di vite ogni anno migliorando l’alimentazione, 1.6 milioni riducendo gli inquinanti ambientali e 2.1 milioni attraverso stili di vita più sani.

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