L'impianto a biomasse di Canale preoccupa anche l'astigiano

di Gino Scarsi.
ImageCanale festeggerà nel 2010 il 750° anniversario della fondazione. Ma non sarà questo l’avvenimento clou dell’anno, quanto la prevista costruzione della centrale a biomasse nell’area artigianale industriale. Questo cambierà la nostra vita di canalesi (così come quella dei residenti di San Damiano, Cisterna e dintorni): in meglio o in peggio ? Dovremmo avere le possibilità di capirlo con un dibattito trasparente sulla questione e sulle sue reali implicanze. La maggior parte dei cittadini è all’oscuro della cosa o non sa associare al termine "centrale a biomasse" un significato ...

Dovremmo, invece, preoccuparci, stando all’accoglienza che l’ipotesi di impianti di questo tipo ha generato nei vari paesi dove è stata proposta. Si sono espressi negativamente la maggioranza dei Comuni del Piemonte interessati: Castagnole Lanze (no di cittadini e amministratori), Poirino (no di cittadini e amministratori), Bastia (no di cittadini e amministratori), Briaglia (no della popolazione e ritiro del progetto), San Michele di Mondovì (no da un referendum consultivo).
I motivi di questi dinieghi sono da ricercare nella paura del peggioramento complessivo della qualità dell’aria.

Vogliamo rilevare che le emissioni in atmosfera dei due camini alti 30 metri previsti a Canale, anche in relazione alla presenza di vento, possono interessare sino a otto km di territorio, coinvolgendo così i Comuni di San Damiano, Castellinaldo, Castagnito, Cisterna, Vezza, Montà, Santo Stefano e Monteu Roero.
Che i fumi emessi dai due camini possano peggiorare la qualità dell’aria, pur nel rispetto delle attuali norme, è un rischio più che reale, a cui una larga parte di territorio e di popolazione sarà sottoposta.

A suffragio di questa tesi citiamo le conclusioni di una relazione sulle centrali a biomasse del dottor Federico Valerio dell’Istituto nazionale ricerca sul cancro di Genova, invitando a leggere l’intera relazione (basta cercare il nome su http://www.google.it):
«Nostra conclusione è che l’inquinamento ambientale indotto dagli impianti a biomasse, pur nel pieno rispetto delle norme vigenti, peggiora l’attuale qualità dell’aria dei territori che dovrebbero ospitarli, con le emissioni da camino e con quelle del traffico veicolare indotto (ossidi di azoto, polveri fini o Pm 10 e ultra fini o Pm 2,5) e peggiora anche la qualità del suolo e dei suoi prodotti agricoli, con le ricadute di composti organici persistenti (diossine, furani, idrocarburi policiclici) e probabilmente di metalli pesanti».

Continua Valerio: «I rischi sanitari, per quanto piccoli possano essere stimati, non sono giustificati dai benefìci collettivi indotti dalla realizzazione dell’impianto, il cui principale scopo è quello di massimizzare gli utili dei proponenti in base agli attuali incentivi alla produzione di elettricità da biomasse».

Questi incentivi si chiamano certificati verdi e per il 2009 sono stati di 119 euro per ogni MWh prodotto, a cui si aggiungono 67 euro di prezzo medio di acquisto dell’energia alla borsa elettrica sempre per ogni MWh: totale 186 euro incassati a ogni MWh prodotto.
Poiché il costo di produzione di un MWh per una centrale a biomasse, tenuto conto di tutte le spese, compreso gli ammortamenti degli impianti, si può ipotizzare intorno ai 120 euro, il conto è presto fatto: 6 MW (potenza prevista dell’impianto) per 8.000 (ore previste di funzionamento in un anno) per 46 euro (introito per MWh al netto delle spese) significano 2.208.000 euro di ricavo netto in un anno di produzione. Che moltiplicati per 12 anni di funzionamento previsti significano 26.496.000 euro, circa 50 miliardi di lire, che non sembra un cattivo margine di guadagno per chi si accinge all’impresa.

Che senso ha per una comunità accollarsi solo costi ambientali? Questi calcoli sono ricavati da relazioni di esperti sulle centrali a biomassa e non sono riferiti direttamente a quella proposta per Canale; ma servono, insieme ai pochi dati prodotti, a stimolare un doveroso dibattito.

Riteniamo che la nostra Amministrazione comunale di concerto a tutti i Comuni interessati, del Roero e no, debba promuovere un serio studio di impatto ambientale sull’intero progetto.
In questo intervento non affrontiamo l’aspetto paesaggistico - anche se riteniamo che la centrale costituisca un forte elemento intrusivo - per dare più forza agli altri aspetti di salvaguardia ambientale e di salute pubblica.
Un invito ai giovani a farsi carico di questi problemi perché sono e saranno soprattutto i loro problemi ...

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