Itinerari molto interessanti in provincia di Asti ...

Imagedi Lucio Zotti (geologo).

Domenica scorsa, decido di andare con la mia compagna a fare una passeggiata lungo un percorso descritto da Camminatori tedeschi, che la provincia di Asti pubblicò nel 1996 in un fascicoletto, come un itinerario “molto interessante dal punto di vista naturalistico e geologico” e segnalato lungo il percorso da  un triangolo giallo”. Il percorso interessa i boschi compresi tra la frazione Gallareto di Piovà Massaia e il comune di Viale. Partiamo entusiasti dalla chiesa di San Tonco ma dopo appena 100 metri ci imbattiamo già in un mucchio di pneumatici …

Seguiamo un sentiero che si inoltra nel bosco via via  sempre più intricato. Ad un certo punto il sentiero si trasforma in un'orrenda strada pseudo carrabile, resa impraticabile da enormi buche, quasi trincee,  scavate da pneumatici di giganteschi (immagino) trattori. Quello che nel 1996 era stato descritto dai camminatori tedeschi come “un bellissimo sentiero lungo una valle che mostrava a destra e a sinistra  boschi e falesie di arenaria con evidenti livelli fossiliferi” è diventato uno scenario apocalittico di distruzione: al sentiero originario se ne è aggiunto un altro parallelo per poter meglio percorrerlo coi pesanti mezzi di trasporto, alberi travolti, rami spezzati ed i boschi dei versanti, molti boschi, completamente “rasati”a zero, da boscaioli privi di ogni cultura,  mostranti la terra nuda, spogliata, soggetta a frane e smottamenti.

Dopo circa un'ora arriviamo alla cava di Gallareto che anni or sono doveva essere una cava di sabbia. Lì trovo tantissimi fossili in livelli quasi cementati; dal punto di vista geologico è la zona più interessante.

Si vedono chiaramente i livelli di sabbia fossile, sabbia fine alternata a sabbia più grossolana che mostra l'abbassamento e l'innalzamento del livello del mare che decine di milioni di anni fa era lì presente. Il mare era basso e ricco di bivalvi, gasteropodi, cefalopodi, spugne, tipici di climi caldi (un esempio di “ospite caldo” è lo Strombus bubonius).

Peccato che proprio in cima alla collinetta detta “Monte Croci” sia stato installato un gigantesco ripetitore telefonico ... proprio lì !

Proseguiamo mesti mesti e ci imbattiamo in un apiario che ci sembra godere di ottima salute (meno male, qui le api ci sono ancora). Pensate: l'apiario è protetto da antifurto ... satellitare. Poco più in là un bellissimo “pilone votivo” dedicato a San Grato ci solleva un po' l'animo.

Subito dopo ci perdiamo !

Il famoso triangolo giallo che avrebbe dovuto guidarci lungo il percorso sparisce. Così dopo 5 ore di cammino al posto delle 2 ore e mezza impiegate dai camminatori tedeschi, ritorniamo zuppi fradici (subito dopo il pilone votivo si è messo anche a piovere !!!) alla chiesetta di San Tonco.

Incredibile ! Lungo il percorso di circa 12 km non abbiamo incontrato un uomo ma neanche una donna, un animale, un topo, una moto, una macchina!

In conclusione, una giornata piena di speranze e di entusiasmo si è trasformata in una grossa delusione e forse in una mancata tragedia se all'ultimo incrocio non segnalato la sorte e solo quella non ci avesse fatto imbroccare la strada giusta !

La cosa più sconvolgente però è questa: come si può violentare il territorio che tutti in campagna elettorale dichiarano di impegnarsi a difendere, in quel modo ? Possibile che nessuno si preoccupi di porre dei limiti ai disboscamenti “ selvaggi” ?

Disboscare in maniera così radicale procura danni enormi all'equilibrio idrogeologico dei versanti, i quali non più sostenuti dagli alberi si appesantiscono (si imbibiscono di acqua) quando il peso di terreno e acqua supera il valore della soglia di resistenza del terreno si creano delle fratture che sono lubrificate dall'acqua stessa ed il tutto “frana”.

Le frane occludono i corsi d'acqua formando dighe che prima o poi tracimano provocando piccole o grandi alluvioni. In questo modo si innescano fenomeni di “feedback positivo” difficilmente controllabili perchè non vi sono più  elementi “regolatori” come gli alberi e la vegetazione che impediscono che ciò accada.

Possibile che le guardie forestali  non si accorgano di nulla? Purtroppo, quando  la protezione civile è costretta ad  intervenire è ormai troppo tardi, si contano i morti e ... si intervistano i geologi.

Dulcis in fundo: mi risulta che i Comuni di Piovà Massaia e di Cerreto d'Asti si siano contesi per decenni un territorio, proprio quello della frazione di Gallareto, fino  ad arrivare addirittura al Consiglio di Stato. Non so chi abbia vinto la causa, di certo, mi sono chiesto: che senso ha avuto  mettere in piedi una causa del genere per contendersi un terreno che, di fatto, non si è in grado di governare  ?

 

Tutte le foto realizzate nell’occasione dall’Autore sono a disposizione di chiunque interessato ( sufficiente richiederle a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ).

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